Economia

South Working, il miraggio possibile

I numeri della Svimez offrono per la prima volta uno spaccato su un fenomeno che può cambiare il volto del Sud. Un'occasione che Regioni e Comuni non devono farsi sfuggire
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La prima, vera rilevazione sul South Working, firmata da Svimez, regala numeri interessanti, che andrebbero letti bene dalle aziende del Nord e dagli amministratori locali meridionali. In mezzo ci sono lavoratori, quasi tutti molto qualificati, che in tempo di lockdown hanno scelto il remoto dal Sud, da casa, o dal luogo che si sono scelti per vivere. Sono 45 mila solo nelle grandi aziende.

Molti di loro non hanno nemmeno comunicato al loro Capo il trasferimento. Altri lo hanno fatto di nascosto; altri ancora continuano ad alternare giornate di Smart (e South) Working con riunioni giornaliere, settimanali o mensili sulle piattaforme tipo Teams. In molti non hanno ottenuto il permesso. Nel buio della pandemia, un fenomeno che può cambiare il volto di borghi e città spopolate del Sud, riportando conoscenza, indotto, servizi.

I giovani del South Working, come abbiamo raccontato in un servizio sul Venerdì, non scelgono di tornare solo per andare a vivere con i genitori o per un costo della vita più basso del 20-30%. Al contrario, promettono impegno e hanno voglia di cambiare una realtà che li ha condannati a partire. Sono ingegneri, project manager, programmatori, grafici: che magari hanno studiato nelle (ottime) Università del Sud e trovato lavoro subito dopo la laurea. Ma per tornare hanno bisogno di strutture e servizi: uffici di coworking, spazi condivisi, affitti agevolati e asili nido (a proposito di nidi, in Calabria 3 bimbi su 100 frequentano quelli pubblici; al Nord sono dieci volte di più).

Sulla carta non sembra difficile: le Regioni e i Comuni del Sud hanno una grande occasione per fermare il fenomeno drammatico dell’emigrazione (non solo) intellettuale e della fuga dei cervelli: comuni come Palermo e Brindisi si sono già mossi. Non devono nemmeno creare posti di lavoro, ma favorire questo rientro: anzi, il ritorno di migliaia di giovani produrrà sicuramente occupazione. Un miraggio possibile, in termini di qualità della vita e qualità del lavoro.