ROMA - Nel business dei vaccini entrano dei nuovi concorrenti: le compagnie aeree. Un affare redditizio che ruota attorno ai produttori e a chi dovrà occuparsi del trasporto delle dosi in condizioni ottimali e in sicurezza. E cioè i vettori più grandi o pronti a gestire in tempi brevi e a temperature controllate la consegna di 10 o forse 15 miliardi di pezzi nel mondo. Il tutto rispettando le stringenti norme Ceiv Pharma della Iata, organizzazione che rappresenta le compagnie, una sorta di passaporto che permette il trasporto dei prodotti farmaceutici.
Tutto questo avverrà in un periodo di grandi cambiamenti sociali e di abitudini dei consumatori. Il movimento di merci secondo Boeing crescerà in maniera esponenziale nei prossimi 20 anni e per tenere il passo con lo sviluppo del settore serviranno 2.430 aerei cargo, di cui 930 nuovi e 1.500 convertiti da aerei passeggeri, sempre meno gettonati. Ecco perché le grandi compagnie tradizionali, ma anche quelle low cost - visti i debiti che crescono complessivamente a quota 220 miliardi di euro e il crollo dei ricavi che Moody’s stima per il 2020 nel 70% sul 2019 - hanno fiutato l’affare e si stanno organizzando per offrire questo prezioso servizio a Stati e case farmaceutiche.
D’altronde i numeri della vaccinazione globale lasciano a bocca aperta: secondo uno studio commissionato dal colosso della logistica Dhl a McKinsey & Company, per spostare tutte le dosi necessarie serviranno 200 mila movimenti di pallets che dovranno trovare posto su almeno 15 mila voli. E visto che dovranno essere trasportati circa 15 milioni di contenitori refrigerati, per garantire un minimo di 10 miliardi di dosi, molti vettori si stanno riconvertendo in fretta e furia al cargo.
A dare segnali di un forte interesse sono state proprio le linee aeree più note e capaci di trattare i vaccini come già avviene per altri farmaci.
Lufthansa, ad esempio, ha un hub dedicato da 12 mila metri quadri in prossimità dello scalo di Francoforte e altri due a Monaco e Chicago. Il gruppo tedesco, pesantemente provato dalla pandemia, nel 2019 aveva trattato oltre 120 mila tonnellate di prodotti farmaceutici grazie all’utilizzo di 20 contenitori termici presenti a Francoforte. Sul versante franco-olandese Air France-Klm Martinair Cargo è uno dei primi gruppi ad aver avviato il trasporto di prodotti farmaceutici a temperatura controllata: quattro mesi fa è stata istituita una task force che si occupa solo del vaccino.
Nel Pharma Hub di Amsterdam-Schiphol è stata aperta una Climate Controlled storage facility da 1.118 metri cubi ed è in costruzione una ulteriore zona refrigerata di 2.061 metri cubi. E a Parigi, nel Pharma Hub dello scalo Charles de Gaulle, sarà ultimata a breve una nuova area di stoccaggio climatizzata. In Italia, invece, Alitalia può contare al momento su due Boeing 777. La configurazione di questi aerei, visto il crollo del traffico, è stata trasformata da passeggeri in cargo poco prima dell’estate e quindi in piena pandemia. Dal governo però, ancora nessun incarico sembrerebbe essere stato assegnato alla compagnia in amministrazione straordinaria.
Ma il business dei vaccini sta attirando anche l’attenzione delle low cost europee: prima fra tutte Easyjet che poche ore fa, durante la presentazione del bilancio della società, in perdita per la prima volta in 25 anni, ha proposto al governo di Sua Maestà di poter partecipare al trasporto delle dosi nel Regno Unito. Nel Golfo Persico, invece, Emirates ha predisposto un hub a Dubai dedicato allo stoccaggio di 10 milioni di flaconi e a muovere i vaccini da una posizione strategica, posta tra Est e Ovest del mondo. Negli Stati Uniti, infine, scaldano i motori i big del settore. Delta ha acquistato alcuni DoKaSch Opticooler RAP, ovvero dei container specifici per il trasporto di medicinali e vaccini mentre United aspira a diventare uno dei protagonisti mondiali specializzati nel trasporto dei vaccini prodotti negli Usa.
Tutto questo avverrà in un periodo di grandi cambiamenti sociali e di abitudini dei consumatori. Il movimento di merci secondo Boeing crescerà in maniera esponenziale nei prossimi 20 anni e per tenere il passo con lo sviluppo del settore serviranno 2.430 aerei cargo, di cui 930 nuovi e 1.500 convertiti da aerei passeggeri, sempre meno gettonati. Ecco perché le grandi compagnie tradizionali, ma anche quelle low cost - visti i debiti che crescono complessivamente a quota 220 miliardi di euro e il crollo dei ricavi che Moody’s stima per il 2020 nel 70% sul 2019 - hanno fiutato l’affare e si stanno organizzando per offrire questo prezioso servizio a Stati e case farmaceutiche.
D’altronde i numeri della vaccinazione globale lasciano a bocca aperta: secondo uno studio commissionato dal colosso della logistica Dhl a McKinsey & Company, per spostare tutte le dosi necessarie serviranno 200 mila movimenti di pallets che dovranno trovare posto su almeno 15 mila voli. E visto che dovranno essere trasportati circa 15 milioni di contenitori refrigerati, per garantire un minimo di 10 miliardi di dosi, molti vettori si stanno riconvertendo in fretta e furia al cargo.
A dare segnali di un forte interesse sono state proprio le linee aeree più note e capaci di trattare i vaccini come già avviene per altri farmaci.
Lufthansa, ad esempio, ha un hub dedicato da 12 mila metri quadri in prossimità dello scalo di Francoforte e altri due a Monaco e Chicago. Il gruppo tedesco, pesantemente provato dalla pandemia, nel 2019 aveva trattato oltre 120 mila tonnellate di prodotti farmaceutici grazie all’utilizzo di 20 contenitori termici presenti a Francoforte. Sul versante franco-olandese Air France-Klm Martinair Cargo è uno dei primi gruppi ad aver avviato il trasporto di prodotti farmaceutici a temperatura controllata: quattro mesi fa è stata istituita una task force che si occupa solo del vaccino.
Nel Pharma Hub di Amsterdam-Schiphol è stata aperta una Climate Controlled storage facility da 1.118 metri cubi ed è in costruzione una ulteriore zona refrigerata di 2.061 metri cubi. E a Parigi, nel Pharma Hub dello scalo Charles de Gaulle, sarà ultimata a breve una nuova area di stoccaggio climatizzata. In Italia, invece, Alitalia può contare al momento su due Boeing 777. La configurazione di questi aerei, visto il crollo del traffico, è stata trasformata da passeggeri in cargo poco prima dell’estate e quindi in piena pandemia. Dal governo però, ancora nessun incarico sembrerebbe essere stato assegnato alla compagnia in amministrazione straordinaria.
Ma il business dei vaccini sta attirando anche l’attenzione delle low cost europee: prima fra tutte Easyjet che poche ore fa, durante la presentazione del bilancio della società, in perdita per la prima volta in 25 anni, ha proposto al governo di Sua Maestà di poter partecipare al trasporto delle dosi nel Regno Unito. Nel Golfo Persico, invece, Emirates ha predisposto un hub a Dubai dedicato allo stoccaggio di 10 milioni di flaconi e a muovere i vaccini da una posizione strategica, posta tra Est e Ovest del mondo. Negli Stati Uniti, infine, scaldano i motori i big del settore. Delta ha acquistato alcuni DoKaSch Opticooler RAP, ovvero dei container specifici per il trasporto di medicinali e vaccini mentre United aspira a diventare uno dei protagonisti mondiali specializzati nel trasporto dei vaccini prodotti negli Usa.