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Messori: "Il debito è un tema da affrontare: troppi titoli di Stato nel bilancio Bce"

L'economista, docente alla Luiss, interviene anche sui ritardi del goveno per il Recovery: "Siamo ancora in tempo, ma un piano va presentato entro Natale"
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ROMA - Professore, l'Italia rischia di arrivare in ritardo con il Recovery Fund? "Non credo che sia troppo tardi - risponde Marcello Messori, economista, senior fellow alla Luiss-Sep - ma bisogna che l'Italia sia presto in grado di presentare un piano adeguato".

Perché, quali sono gli ostacoli?
"Nel caso italiano il piano è complicato perché deve rispondere sia alle Raccomandazioni specifiche della Commissione del 2019, che riguardano inefficienze di fondo della nostra economia, sia alle flagship europee relative all'innovazione digitale, all'impatto ambientale e alle tutele sociali. Questi passaggi imporranno trasformazioni tali nell'economia e nel mercato del lavoro da rendere necessaria la protezione dei lavoratori più colpiti".

Lei prevede una soluzione?
"La redazione del Piano italiano deve basarsi su una buona governance e su una cabina di regia politica. Inoltre c'è bisogno di una mobilitazion…
ROMA - Professore, l'Italia rischia di arrivare in ritardo con il Recovery Fund? "Non credo che sia troppo tardi - risponde Marcello Messori, economista, senior fellow alla Luiss-Sep - ma bisogna che l'Italia sia presto in grado di presentare un piano adeguato".

Perché, quali sono gli ostacoli?
"Nel caso italiano il piano è complicato perché deve rispondere sia alle Raccomandazioni specifiche della Commissione del 2019, che riguardano inefficienze di fondo della nostra economia, sia alle flagship europee relative all'innovazione digitale, all'impatto ambientale e alle tutele sociali. Questi passaggi imporranno trasformazioni tali nell'economia e nel mercato del lavoro da rendere necessaria la protezione dei lavoratori più colpiti".

Lei prevede una soluzione?
"La redazione del Piano italiano deve basarsi su una buona governance e su una cabina di regia politica. Inoltre c'è bisogno di una mobilitazione del Paese che coinvolga anche istituzioni intermedie, sindacati e Confindustria".

Tempistica?
"Dopo aver raccolto le istanze di questi soggetti, prima di Natale bisogna presentare una bozza del piano, incentrata su pochi progetti".

Passiamo al Mes. È veramente da accantonare?
"Ci sono molte più condizionalità nel Recovery che nella Linea precauzionale per la sanità del Mes. Basti pensare che, se i progetti del Recovery non saranno realizzati nei modi e nei tempi previsti, la Commissione bloccherà i fondi. Quanto ai vantaggi nell'uso del Mes, oggi per il governo italiano indebitarsi sul mercato invece che con il Mes comporta aggravi limitati (anche se non trascurabili); ma il Mes offre un finanziamento a lungo termine che non è esposto alle future oscillazioni di mercato. Nessuno può prevedere quale sarà il comportamento di mercato degli investitori privati fra cinque o nove anni".

Questi argomenti ci portano al debito. Quattro scostamenti di deficit nel solo 2020. Sono troppi?
"Data la doppia emergenza e la connessa polarizzazione di reddito e ricchezza, è inevitabile aumentare la spesa pubblica. Quest'ultima avrebbe però potuto essere e dovrà essere più selettiva: gli interventi, imposti dall'emergenza, non vanno accompagnati da trasferimenti che consolidano posizioni di rendita e che alimentano rivoli di spesa improduttiva. Avendo una bassa capacità fiscale e una fragilità strutturale, dovremmo proteggere le famiglie in povertà e a reddito basso e salvaguardare l'apparato produttivo efficiente, ma ridurre le spese inefficaci".

A proposito di debito, monta la questione della cancellazione dei debiti pubblici. Lei che ne pensa?
"Vi è un eccesso di titoli pubblici nei bilanci delle banche centrali, a cominciare dalla Bce. Tra uno strumento e l'altro, dallo scorso febbraio la Bce ha assorbito più del 70% delle emissioni di titoli pubblici ed è arrivata a possedere quasi il 30% dello stock di debito dei Paesi più fragili. Superata la pandemia, questa situazione andrà affrontata e superata: una banca centrale, che ha il suo bilancio così tanto appesantito dai titoli di Stato, non può mantenere l'indipendenza. Infatti, in futuro, una Bce indipendente dovrebbe vendere titoli di Stato per fronteggiare un surriscaldamento ciclico dell'economia; ma se facesse una mossa del genere a fronte di una detenzione abnorme di titoli accumulati, rischierebbe di scatenare un panico finanziario. Dunque, una soluzione si dovrà trovare; ma non si tratta di una scelta risolvibile con una cancellazione".