ROMA - Una distanza che si misura in poche decine di euro, 20, forse 30: quelli necessari per la “perequazione” del bonus Renzi e soprattutto quelli dell’indennità di vacanza contrattuale. È proprio qui il nodo della trattativa del pubblico impiego: il governo offre aumenti medi di circa 107 euro lordi mensili, per Cgil Cisl e Uil da quella cifra vanno tolti perlomeno i 20 euro dell’indennità di vacanza contrattuale, pagata in questi mesi a fronte del mancato rinnovo, e, per chi la percepisce, anche una indennità che serve a evitare che gli 80 euro del bonus Renzi vengano in parte assorbiti dall’aumento contrattuale. Ecco perché la ministra Fabiana Dadone ritiene di offrire un aumento anche superiore a quello del rinnovo precedente, mentre dai sindacati questo aumento viene percepito come inferiore.
Ma lo sciopero del 9 dicembre, scrivono in una lettera a Repubblica i segretari di Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica, è anche per «rivendicare più assunzioni, garantire maggiore sicurezza per i lavoratori dei servizi pubblici» e per il rinnovo della Pa. C’è la questione dei precari, che ormai rappresentano una quota superiore al 10%, destinata ad aumentare visto che con la pandemia nella sanità si sono aggiunti 36 mila contratti a termine con causale “Covid”, che non permette di maturare il diritto alla stabilizzazione.
C’è poi un altro scoglio, quello della classificazione dell’ordinamento professionale: si tratta di ridefinire i ruoli e le funzioni dei dipendenti alla luce delle nuove esigenze e delle funzioni effettivamente svolte. «Abbiamo costituito delle commissioni paritetiche per rivedere la classificazione - dice Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, l’agenzia che negozia i contratti della Pa -. I sindacati si aspettano un finanziamento ad hoc per queste commissioni, ma per ora bisogna rimanere sempre nell’ambito di quel 4% previsto dalla legge di Bilancio. Quanto all’indennità di vacanza contrattuale, precisa Naddeo, «si tratta di un anticipo degli aumenti contrattuali, in attesa del rinnovo. E quindi è compreso in quei 107 euro medi».
Agli occhi dei più però l’offerta del governo appare in linea con i recenti rinnovi di altre categorie, anche per questo la proclamazione dello sciopero sembra eccessiva, persino a giudizio di altre sigle sindacali. In una lettera scritta ieri a Repubblica, in risposta all’intervento di Tito Boeri e Roberto Perotti, Massimo Visconti, presidente di Confintesa, definisce lo sciopero del 9 dicembre «un’offesa alle categorie che in questi lunghi mesi della pandemia stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi». Prendono le distanze dallo sciopero (ma non dalle rivendicazioni) anche Confsal e Flp. Tra gli addetti ai lavori però non tutti condividono gli attacchi nei confronti dei dipendenti pubblici: è vero che non vanno in Cig, ma la legge ormai prevede la licenziabilità in caso di esubero, dopo due anni. E il precariato è una realtà consolidata anche nella Pa, mentre i concorsi sono bloccati dalla pandemia.
Ma lo sciopero del 9 dicembre, scrivono in una lettera a Repubblica i segretari di Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica, è anche per «rivendicare più assunzioni, garantire maggiore sicurezza per i lavoratori dei servizi pubblici» e per il rinnovo della Pa. C’è la questione dei precari, che ormai rappresentano una quota superiore al 10%, destinata ad aumentare visto che con la pandemia nella sanità si sono aggiunti 36 mila contratti a termine con causale “Covid”, che non permette di maturare il diritto alla stabilizzazione.
C’è poi un altro scoglio, quello della classificazione dell’ordinamento professionale: si tratta di ridefinire i ruoli e le funzioni dei dipendenti alla luce delle nuove esigenze e delle funzioni effettivamente svolte. «Abbiamo costituito delle commissioni paritetiche per rivedere la classificazione - dice Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, l’agenzia che negozia i contratti della Pa -. I sindacati si aspettano un finanziamento ad hoc per queste commissioni, ma per ora bisogna rimanere sempre nell’ambito di quel 4% previsto dalla legge di Bilancio. Quanto all’indennità di vacanza contrattuale, precisa Naddeo, «si tratta di un anticipo degli aumenti contrattuali, in attesa del rinnovo. E quindi è compreso in quei 107 euro medi».
Agli occhi dei più però l’offerta del governo appare in linea con i recenti rinnovi di altre categorie, anche per questo la proclamazione dello sciopero sembra eccessiva, persino a giudizio di altre sigle sindacali. In una lettera scritta ieri a Repubblica, in risposta all’intervento di Tito Boeri e Roberto Perotti, Massimo Visconti, presidente di Confintesa, definisce lo sciopero del 9 dicembre «un’offesa alle categorie che in questi lunghi mesi della pandemia stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi». Prendono le distanze dallo sciopero (ma non dalle rivendicazioni) anche Confsal e Flp. Tra gli addetti ai lavori però non tutti condividono gli attacchi nei confronti dei dipendenti pubblici: è vero che non vanno in Cig, ma la legge ormai prevede la licenziabilità in caso di esubero, dopo due anni. E il precariato è una realtà consolidata anche nella Pa, mentre i concorsi sono bloccati dalla pandemia.