Economia

L'industria del pomodoro spera nella svolta post-Covid: salgono i valori di passate & Co.

La corsa alle scorte della pandemia ha generato un anno positivo per il settore della trasformazione, che viaggia sopra i 4 miliardi di euro. Cresce più in valore che in volume, sintomo di un aumento della disponibilità alla spesa da parte dei consumatori
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MILANO - La corsa agli scaffali del supermercato della prima fase della pandemia e il reinventarsi cuochi a casa - tra paste e pizze consumate in smart working, e ristoranti chiusi - ha portato a una crescita dell'industria della trasformazione del pomodoro che si avvia, secondo i dati presentati da Anicav, a chiudere un 2020 in positivo. Segno che non ricorre spesso, quest'anno, tra le industrie.

L'Italia è una delle leader mondiali nell'industra di trasformazione del pomodoro, diretta al consumatore finale: la produzione del 2020, stimata in 5,2 milioni di tonnellate, è alle spalle solo di Stati Uniti e Cina. I tre quarti di questa produzione diventano passate, polpe, pomodorini, pelati e concentrato: per queste categorie di prodotti, che vanno direttamente al consumatore, siamo primi al mondo. Negli Usa e in Cina, infatti, gran parte della produzione è concentrata su semi-lavorati che saranno destinati al consumo finale solo dopo un secondo passaggio, come il ketchup o le zuppe. Altro primato, quello di esportazioni nel globo del prodotto destinato direttamente al consumo.

Giovanni De Angelis, direttore di Anicav, spiega che durante questi mesi "il consumatore ha privilegiato i prodotti che hanno una data di scadenza più lunga, come i nostri, mentre il consumo fuori casa sta soffrendo per colpa di mense scolastiche, università, ristoranti". Il primo fattore più che compensa il secondo, sia in casa che nell'export.

I dati dicono infatti di una crescita delle esportazioni del 9,44% in valore e del 2,64% in volume. Stessa dinamica per i consumi interni, che sul canale retail crescono del 16,4% in valore e del 9,7% in volume. "Il comparto fattura circa 3,5 miliardi per quel che riguarda la trasformazione del pomodoro, di cui 1,8 miliardi di export e 1,7 di consumi domestici. A questi, si aggiungono circa 700 milioni di legumi. Complessivamente immaginiamo che il dato del 2020 supererà i 4 miliardi di fatturato dello scorso anno, anche se aspettiamo di consolidare le stime con l'ultima parte dell'anno caratterizzata dalle nuove chisure, spiega De Angelis".

Tra gli effetti che l'industria auspica possano restare anche dopo la pandemia, la crescita dei prezzi che ha portato l'aumento in valore a superare quello in volumi venduti. "Negli ultimi anni, il prodotto-pomodoro è stato relegato nell'angolo delle commodity. I consumatori si sono orientati a sceglierlo in base al prezzo, svilendone il valore. E' stato un processo dettato anche dai meccanismi promozionali della Gdo, che spesso sono stati applicati ai prodotti legati alla trasformazione del pomodoro che campeggiano sempre sui volantini delle offerte. La pandemia ha generato un cambio delle modalità di consumo, un po' perché c'è stata la corsa a costituirsi delle scorte domestiche, un po' per i nuovi stili dei consumatori. Se riusciremo a comunicare in modo corretto, sono certo che anche dopo il Covid i consumatori sapranno riconoscere il giusto valore a questo prodotto. E sarebbe un beneficio per tutta la filiera".