ROMA - Petrolio, Opec e Russia hanno trovato un nuovo accordo sui tagli alla produzione, nel tentativo di sostenere il prezzo del greggio. Una soluzione, stando alle prime reazioni, apprezzato dal mercato. La produzione verrà aumentata soltanto di 500 mila barili al giorno, invece dei due milioni previsti dall'accordo precedente sottoscritto nell'aprile scorso da Opec+, il cartello dei principali paesi produttori allargata alla Russia. Una notizia considerata positiva, visto che il prezzo al barile è subito cresciuto oltre i 45 dollari a Wall Street, guadagnando oltre un punto percentuale.
Nei fatti, si tratta di un compromesso che dovrebbe accontentare tutte le parti in causa. L'Arabia Saudita, appoggiata dalla maggior parte dei paesi Opec, voleva un prolungamento dei tagli alla produzione per altri tre mesi. Una richiesta motivata dalla scarsa visibilità sull'andamento della domanda a inizio 2021: anche se le campagne di vaccinazione sono ormai imminenti, non ci sono ancora valutazioni attendibili sulla ripresa economica. E di conseguenza sull'aumento della domanda di greggio.
D'altra parte, una serie di paesi produttori vorrebbe allentare i vincoli per aumentare le esportazioni e rifornire le casse pubbliche, a sostengono delle economie nazionali provate dalla pandemia. L'aumento minimo da 500 mila barili al giorno, va incontro alla richiesta di chi è in difficoltà, ma non dovrebbe spaventare il mercato che temeva un più consistente aumento dell'offerta.
Ora la palla passa alle "diplomazie" ministeriali che dovranno indicare chi potrà aumentare la sua produzione a partire dal prossimo primo gennaio. I tagli alla produzione totale dei Paesi dell'alleanza Opec+ ammonteranno quindi a 7,2 milioni di barili al giorno anziché l'attuale 7,7 milioni di barili al giorno. L'accordo pertanto ha modificato l'aumento graduale di 2,2 milioni di barili al giorno dell'intesa raggiunta lo scorso aprile. La Russia, secondo una dichiarazione del ministro dell'Energia Aleksandr Novak ha subito messo le meni avanti: a Mosca tocca un aumento di 125 mila barili. Confermando così di essere uno dei paesi che nei giorni scorsi si è opposto al congelamento dei tagli fino alla prossima primavera.
Nei fatti, si tratta di un compromesso che dovrebbe accontentare tutte le parti in causa. L'Arabia Saudita, appoggiata dalla maggior parte dei paesi Opec, voleva un prolungamento dei tagli alla produzione per altri tre mesi. Una richiesta motivata dalla scarsa visibilità sull'andamento della domanda a inizio 2021: anche se le campagne di vaccinazione sono ormai imminenti, non ci sono ancora valutazioni attendibili sulla ripresa economica. E di conseguenza sull'aumento della domanda di greggio.
D'altra parte, una serie di paesi produttori vorrebbe allentare i vincoli per aumentare le esportazioni e rifornire le casse pubbliche, a sostengono delle economie nazionali provate dalla pandemia. L'aumento minimo da 500 mila barili al giorno, va incontro alla richiesta di chi è in difficoltà, ma non dovrebbe spaventare il mercato che temeva un più consistente aumento dell'offerta.
Ora la palla passa alle "diplomazie" ministeriali che dovranno indicare chi potrà aumentare la sua produzione a partire dal prossimo primo gennaio. I tagli alla produzione totale dei Paesi dell'alleanza Opec+ ammonteranno quindi a 7,2 milioni di barili al giorno anziché l'attuale 7,7 milioni di barili al giorno. L'accordo pertanto ha modificato l'aumento graduale di 2,2 milioni di barili al giorno dell'intesa raggiunta lo scorso aprile. La Russia, secondo una dichiarazione del ministro dell'Energia Aleksandr Novak ha subito messo le meni avanti: a Mosca tocca un aumento di 125 mila barili. Confermando così di essere uno dei paesi che nei giorni scorsi si è opposto al congelamento dei tagli fino alla prossima primavera.