NEW YORK - La Silicon Valley è il luogo che ha stravinto la pandemia, per il boom di fatturato di Big Tech. Ma ospita anche un perdente designato: Airbnb, la app che per oltre un decennio ha cannibalizzato nel mondo intero il settore degli alberghi e il mestiere delle agenzie di affitto per seconde case. Con la paralisi del turismo, il crollo dei viaggi, Airbnb oggi potrebbe essere fallita. La storia di come sia riuscita a risollevarsi da un colpo tremendo, è ricca di lezioni per tutti. La Silicon Valley forse ha qualcosa da insegnare anche nella resilienza agli shock, nella rinascita degli sconfitti. La ricetta incorpora sempre una robusta dose d’innovazione. È la ragione per cui oggi e domani il collocamento in Borsa di Airbnb sarà al centro dell’attenzione dei mercati finanziari.
Per la prima volta sono in vendita al pubblico 50 milioni di nuove azioni. Il prezzo di partenza è in una forchetta da 44 a 50 dollari per azione, ma si prevede che la forte domanda consentirà di salire verso i 56-60 dollari. Il prezzo finale sarà reso noto oggi, la prima quotazione sul listino avviene domani. È lo sbarco in Borsa di un’avventura cominciata nel 2008 a San Francisco, quando il trio dei fondatori – Joe Gebbia, Brian Chesky e Nathan Blecharczyk – si lanciò nell’affitto di posti letto in una delle città più care del mondo, dove la forza lavoro di Big Tech è sempre afflitta dalla penuria di case. Oggi Airbnb ha quattro milioni di “ospiti” – cioè i proprietari che offrono sul mercato stanze o appartamenti o intere case in affitto per brevi durate – e un catalogo di oltre 7 milioni di immobili. Intere zone del mondo sono state investite e sconvolte, nel bene e nel male, dal ciclone Airbnb. Italia inclusa. Città d’arte come Roma Firenze Venezia, la costiera amalfitana o quella ligure, hanno visto moltiplicarsi le offerte che transitano su questa piattaforma digitale americana, versandole una commissione cospicua. Si è allargata fino a insidiare altri business turistici, con l’offerta di viaggi gastronomici, corsi di yoga, in parallelo al business principale. Poi è arrivato il Covid. Ha chiuso molte frontiere, ha svuotato gli aeroporti. Ha colto Airbnb vulnerabile come ogni albergatore o affittacamere. Lo shock iniziale è stato effettivamente tremendo.
Nel secondo trimestre dell’anno, aprile-giugno, il fatturato è precipitato del 72%, le perdite sono quasi raddoppiate. La valutazione di Airbnb, che aveva superato i 30 miliardi di dollari nel 2017, è scesa a 18 miliardi quando l’azienda ha dovuto chiedere aiuto alle banche. Ma già alla fine del trimestre successivo, il 30 settembre Airbnb chiudeva con 220 milioni di utile e la caduta del fatturato si era ridimensionata. La sua valutazione è risalita oltre i 40 miliardi. Com’è stato possibile?
Flessibilità, rapidità nell’adattare l’offerta al contesto stravolto dalla pandemia. La risposta decisiva è stata questa: Airbnb ha visto cambiare il mercato immobiliare in poche settimane, e si è riconvertita per inseguire i nuovi bisogni. Sono crollate le vacanze all’estero, e in generale gli spostamenti su lunghe distanze. In compenso molti abitanti delle metropoli hanno cominciato a cercare soluzioni adatte ad uno smart working di medio lungo periodo. È esploso un mercato degli affitti di vicinato, per esempio con l’esodo da Manhattan verso gli Hamptons, per i più ricchi, o verso le località sparpagliate lungo la valle dello Hudson fino all’Upstate New York: posti dove ritirarsi con la famiglia, continuare il lavoro a distanza per gli adulti e lo studio in remoto per i giovani, riducendo sia i costi sia i rischi di contagio. Airbnb ha saputo adattare velocemente algoritmo e configurazione del sito, per proporre al cliente affitti in un raggio di cento chilometri da casa propria anziché i Caraibi o la Costa Azzurra. A fianco a questo lavoro c’è stato anche il classico taglio dei costi: un quarto dell’organico licenziato, meno 54% gli investimenti di marketing.
L’azienda continua a perdere, però questo fa parte del “paradigma” delle start-up. Uber perde molto di più. Amazon ha ignorato il profitto per moltissimi anni, inseguendo invece la quota di mercato e il potere monopolistico. Airbnb avrà altre sfide da vincere: dalle regolamentazioni sempre più restrittive varate in molte città d’America e del mondo, agli ostacoli che il governo cinese potrebbe frapporre contro la sua espansione. Nell’immediato, gli investitori diranno quanto la resurrezione ha conquistato la loro fiducia
Per la prima volta sono in vendita al pubblico 50 milioni di nuove azioni. Il prezzo di partenza è in una forchetta da 44 a 50 dollari per azione, ma si prevede che la forte domanda consentirà di salire verso i 56-60 dollari. Il prezzo finale sarà reso noto oggi, la prima quotazione sul listino avviene domani. È lo sbarco in Borsa di un’avventura cominciata nel 2008 a San Francisco, quando il trio dei fondatori – Joe Gebbia, Brian Chesky e Nathan Blecharczyk – si lanciò nell’affitto di posti letto in una delle città più care del mondo, dove la forza lavoro di Big Tech è sempre afflitta dalla penuria di case. Oggi Airbnb ha quattro milioni di “ospiti” – cioè i proprietari che offrono sul mercato stanze o appartamenti o intere case in affitto per brevi durate – e un catalogo di oltre 7 milioni di immobili. Intere zone del mondo sono state investite e sconvolte, nel bene e nel male, dal ciclone Airbnb. Italia inclusa. Città d’arte come Roma Firenze Venezia, la costiera amalfitana o quella ligure, hanno visto moltiplicarsi le offerte che transitano su questa piattaforma digitale americana, versandole una commissione cospicua. Si è allargata fino a insidiare altri business turistici, con l’offerta di viaggi gastronomici, corsi di yoga, in parallelo al business principale. Poi è arrivato il Covid. Ha chiuso molte frontiere, ha svuotato gli aeroporti. Ha colto Airbnb vulnerabile come ogni albergatore o affittacamere. Lo shock iniziale è stato effettivamente tremendo.
Nel secondo trimestre dell’anno, aprile-giugno, il fatturato è precipitato del 72%, le perdite sono quasi raddoppiate. La valutazione di Airbnb, che aveva superato i 30 miliardi di dollari nel 2017, è scesa a 18 miliardi quando l’azienda ha dovuto chiedere aiuto alle banche. Ma già alla fine del trimestre successivo, il 30 settembre Airbnb chiudeva con 220 milioni di utile e la caduta del fatturato si era ridimensionata. La sua valutazione è risalita oltre i 40 miliardi. Com’è stato possibile?
Flessibilità, rapidità nell’adattare l’offerta al contesto stravolto dalla pandemia. La risposta decisiva è stata questa: Airbnb ha visto cambiare il mercato immobiliare in poche settimane, e si è riconvertita per inseguire i nuovi bisogni. Sono crollate le vacanze all’estero, e in generale gli spostamenti su lunghe distanze. In compenso molti abitanti delle metropoli hanno cominciato a cercare soluzioni adatte ad uno smart working di medio lungo periodo. È esploso un mercato degli affitti di vicinato, per esempio con l’esodo da Manhattan verso gli Hamptons, per i più ricchi, o verso le località sparpagliate lungo la valle dello Hudson fino all’Upstate New York: posti dove ritirarsi con la famiglia, continuare il lavoro a distanza per gli adulti e lo studio in remoto per i giovani, riducendo sia i costi sia i rischi di contagio. Airbnb ha saputo adattare velocemente algoritmo e configurazione del sito, per proporre al cliente affitti in un raggio di cento chilometri da casa propria anziché i Caraibi o la Costa Azzurra. A fianco a questo lavoro c’è stato anche il classico taglio dei costi: un quarto dell’organico licenziato, meno 54% gli investimenti di marketing.
L’azienda continua a perdere, però questo fa parte del “paradigma” delle start-up. Uber perde molto di più. Amazon ha ignorato il profitto per moltissimi anni, inseguendo invece la quota di mercato e il potere monopolistico. Airbnb avrà altre sfide da vincere: dalle regolamentazioni sempre più restrittive varate in molte città d’America e del mondo, agli ostacoli che il governo cinese potrebbe frapporre contro la sua espansione. Nell’immediato, gli investitori diranno quanto la resurrezione ha conquistato la loro fiducia