MILANO - Fa più traffico online di Amazon, Twitter e Facebook. Ha un consumo di banda larga giornaliero inferiore solo a quello di Google e Netflix. Eppure Mindgeek - il monopolista del porno mondiale online finito nella bufera con l'accusa di aver caricato su Pornhub video di stupri e sesso con minori - è sfuggito fino ad oggi ai riflettori riservati di solito alle stelle dell'hi-tech.
Macinando in silenzio utili (40 milioni nell'ultimo bilancio) e ricavi (480 milioni circa quelli registrati dalla cassaforte lussemburghese) e metabolizzando senza danni le inchieste per riciclaggio, insider trading ed evasione fiscale che hanno sfiorato nel tempo i soci del gruppo.
Il successo del modello di business, finanziariamente parlando, non si discute. Mindgeek ha raccolto sotto il suo ombrello a colpi d'acquisizioni molti dei siti più noti nella galassia del sesso online, da Pornhub a Youporn fino a Brazzers e RedTube. E con 115 milioni di utenti…
MILANO - Fa più traffico online di Amazon, Twitter e Facebook. Ha un consumo di banda larga giornaliero inferiore solo a quello di Google e Netflix. Eppure Mindgeek - il monopolista del porno mondiale online finito nella bufera con l'accusa di aver caricato su Pornhub video di stupri e sesso con minori - è sfuggito fino ad oggi ai riflettori riservati di solito alle stelle dell'hi-tech.
Macinando in silenzio utili (40 milioni nell'ultimo bilancio) e ricavi (480 milioni circa quelli registrati dalla cassaforte lussemburghese) e metabolizzando senza danni le inchieste per riciclaggio, insider trading ed evasione fiscale che hanno sfiorato nel tempo i soci del gruppo.
Il successo del modello di business, finanziariamente parlando, non si discute. Mindgeek ha raccolto sotto il suo ombrello a colpi d'acquisizioni molti dei siti più noti nella galassia del sesso online, da Pornhub a Youporn fino a Brazzers e RedTube. E con 115 milioni di utenti giornalieri e 13,5 milioni di video caricati (appena ridotti a 4,7 milioni con il repulisti deciso lunedì dopo lo scandalo) domina senza rivali il mondo della pornografia, che vale oggi circa il 4,5% del traffico giornaliero sul web.
I grandi nomi di Wall Street e della finanza Usa, per non sporcare la loro immagine, si sono tenuti lontani dal suo business. Ma pecunia non olet. E quando c'è stato bisogno di trovare capitali per crescere, il gruppo non ha avuto problemi, ricevendo 362 milioni di dollari di prestiti - anche se a tassi altissimi - da Colbeck Capital, società fondata da ex-dipendenti di Goldman Sachs e Deutsche Bank.
Un'altra costante nella storia di Mindgeek - oltre alla crescita esponenziale degli affari - sono i guai giudiziari degli azionisti. Sono iniziati nel 2009 con un sequestro giudiziario da 6,4 milioni di dollari ordinato dalla Fed a carico dei fondatori Stephane Manos e Ouissam Youssef, con l'accusa di riciclaggio di denaro. Il testimone è poi passato al tedesco Fabian Thylmann - l'architetto della strategia di espansione - finito sotto inchiesta per evasione fiscale e costretto a vendere la società nel 2013 agli attuali soci: Feras Antoon, 47enne canadese-siriano nato a Damasco e sfiorato da un'inchiesta per insider trading nel 2016, e David Marmorstein Tassillo, 43 anni e originario di Haifa in Israele.
Antoon, il socio di controllo, ha provato a rifare il look al gruppo che nelle presentazioni ufficiali si auto-attribuisce l'etichetta di "leader nello sviluppo, marketing e gestioni di siti ad alto traffico" senza citare con pudore l'ambito in cui opera. I ricavi, in realtà, arrivano tutti dal sesso online: una parte con gli spot di aziende del settore e con una royalty sulle iscrizioni dei siti a pagamento (quelli di Mindgeek sono gratuiti) che usano questa vetrina per cercare abbonati, ma il grosso con la profilazione degli utenti e la vendita a terzi dei dati raccolti.
Le polemiche sui contenuti dei video del gruppo fioriscono da mesi. A inizio 2020 erano state spedite due petizioni con quasi un milione di firme al dipartimento di giustizia Usa e alle autorità Gb per chiedere la chiusura dei siti per gli stessi video finiti al centro dell'inchiesta del New York Times e che hanno convinto Mastercard e Visa a tagliare i loro legami con Mindgeek.
La società ha reagito "ripulendo" la sua offerta, trincerandosi dietro il richiamo alla libertà di espressione e promettendo un libro bianco per spiegare come seleziona e controlla da sempre i video pubblicati. "Ogni contenuto di Pornhub proviene da utenti verificati, un requisito che piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, Snapchat e Twitter devono ancora istituire", scrive la nota polemica della società.