Economia

(reuters)

Mercato auto, un 2020 da dimenticare: mezzo milione di vendite in meno

Dicembre chiude con meno 14,95 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E il 2020 fa registrare un calo del 27,93%. Siamo a livelli del 2012. Lo Stato ha perso 9,97 miliardi di gettito Iva

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Il mercato dell'auto nel 2020 lascia mezzo di milione di auto sul tappeto: bisogna riportare indietro il calendario al quadriennio 2012-2015 per registrare dati così bassi, quando furono immatricolate rispettivamente 1,39-1,30-1,35-1,57 milioni di auto. Con un mese di dicembre che ha appena fatto segnare 119.454 auto vendute con un calo del 14,95% rispetto allo stesso mese del 2019, l'anno chiude infatti a quota 1.381.496 consegne, il 27,93% in meno rispetto al 2019.

In questo contesto il gruppo Fca  - che proprio oggi ha avuto il via libera sulla fusione Fca-Psa - ha immatricolato 331.120 auto in Italia nel 2020, il 26,76% in meno del 2019. La quota è pari al 23,97% a fronte del 23,58% (+0,38%). A dicembre la immatricolazioni del gruppo sono state 31.369, in crescita dell'1,11% rispetto allo stesso mese del 2019. La quota è cresciuta del 4,17% dal 22,09% al 26,26%.

E per il futuro? “Dopo il desolante risultato del 2020, con 565.000 automobili immatricolate in meno - spiega Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia – anche il 2021 si preannuncia come un’annata molto difficile e assolutamente incerta. L’unico, modestissimo, segnale positivo nel comparto automotive, è stato l’incremento a 250 milioni di euro dei fondi destinati agli incentivi per le auto ecologiche ad alimentazione tradizionale (fino a 135 g/km di emissioni CO2). Sicuramente un passo in avanti rispetto al 2020, ma anche questa tranche di bonus è destinata a durare meno del limite prefissato al 30 giugno".

Con il calo del 2020, il fatturato delle immatricolazioni di autovetture in Italia, secondo le stime del Centro Studi Promotor, ha subito una contrazione di 12,17 miliardi rispetto al 2019, mentre il gettito Iva è calato di 9,97 miliardi. E’ del tutto evidente che per il comparto dell’auto un’altra annata come il 2020 avrebbe effetti catastrofici. Per evitarli sarebbe necessario rifinanziare gli incentivi già varati per il 2021 per le auto con alimentazione tradizionale (ed emissioni comunque contenute) che, se la pandemia non imporrà nuovi lockdown, potrebbero rimanere senza fondi già nel corso del primo semestre dell’anno, ma soprattutto, secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, occorrerebbe affrontare la crisi con un nuovo approccio.
 
"Il permanere della pandemia - spiega infatti Quagliano - impone al settore dell’auto, come all’economia, di superare la logica degli interventi congiunturali volti a tamponare le falle per adottare provvedimenti di carattere strutturale volti a risolvere i problemi che già erano emersi con grande evidenza prima della pandemia e che la pandemia ha ulteriormente aggravato. Per quanto riguarda l’auto, la grande emergenza italiana prima della pandemia era avere il parco circolante più vecchio d’Europa con un forte impatto negativo, oltre che sull’ambiente, anche sulla sicurezza della circolazione, come emerge dai tassi di mortalità per incidente stradale" (55 morti per milione di abitante nel 2019 in Italia, contro i 48 della Francia, i 37 della Germania e i 28 del Regno Unito)".

All'orizzonte però ci sono i nuovi incentivi e Michele Crisci, presidente dell'Unrae, associazione costruttori esteri, spiega che “Il Parlamento recepisce, in larga parte, quanto da noi auspicato e riconosce l’importanza degli incentivi pubblici per l’acquisto di autovetture nuove in sostituzione di mezzi fortemente inquinanti. Si tratta di un investimento i cui benefici vanno a vantaggio dell’occupazione, dell’ambiente e di uno dei settori industriali che più contribuisce al PIL del Paese. È un grande risultato per il quale abbiamo lavorato con convinzione in questi mesi, ottenendo l’approvazione unanime del Parlamento che ha compreso la rilevanza economica del settore. Per noi è un passo avanti, dal quale bisogna partire per lavorare insieme ai decisori politici a una nuova stagione della mobilità".