Economia

Francesca Zaffarami, la regina dei test: "Cerco il microprocessore senza difetti"

Donne impresa. E' ingegnere elettronico, alla guida dell'azienda Eles Semiconductor, quotata all'Aim e fondata dal padre. Tra le colline umbre dei funghi e dei tartufi, un centro di eccellenza nei test dei dispositivi a seminconduttori
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Sulle colline umbre non solo funghi e tartufi, ma anche un centro di alta tecnologia nei test dei dispositivi a semiconduttori per i più importanti produttori e players internazionali di aerospazio e difesa, automotive, healt care, consumer electronics. A Todi, nel quartier generale della Eles Semiconductor c’è Francesca Zaffarami, ingegnere elettronico di 42 anni, amministratore delegato dell’azienda di famiglia che impiega 110 persone nella realizzazione di una macchina complessa in grado di testare la qualità e l’affidabilità di dispositivi a semiconduttori prima che vengano immessi sul mercato, applicazioni che gestiscono comparti delicati e in cui un deficit di sicurezza può essere letale.

Dall’Umbria, fornitori sulla piazza globale: “I nostri principali clienti sono i produttori mondiali di semiconduttori”. Tra culture, paesi e approcci diversi, il mondo di Eles ha tre aree principali: America, dove avviene la progettazione dei semiconduttori, Europa, e l’area asiatica, per una produzione a costi più bassi, da Singapore alla Malesia e alla Cina. Israele è un altro polo d’eccellenza per la progettazione e lo sviluppo di start up che si basano su tecnologie ad altissime prestazioni. Un esempio è nell’automotive con la tecnologia degli Adas, Advanced driver assistance systems, per la guida assistita e in futuro autonoma, sistemi integrated circuit che identificano tutti i dispositivi elettronici presenti sull’auto per incrementare il comfort di guida e i livelli di safety e di cyber security. "La finalità è un prodotto perfetto per arrivare al target dei nostri clienti che è ‘zero difetti’".

L’imprenditrice è contenta del suo nome - “Francesca vuol dire nata libera” - e del suo segno zodiacale, Sagittario “che mi corrisponde. È forte e mi spinge all’indipendenza”. Infine Todi, dove vive e lavora, “ha una dimensione che mi permette di rimanere in contatto con la natura e di coltivare grazie all’azienda la passione per la tecnologia, che non è proprio il fattore più comune a questa terra. Sono al centro d’Italia e in contatto col mondo”.

Al liceo scientifico Francesca Zaffarami ha coniugato il fascino per i numeri e le materie umanistiche, “la musica e l’arte, tutto ciò che è al servizio del progresso”. A Perugia si è laureata nel 2003. Patita fin da piccola dei film di fantascienza, ha maturato il desiderio di aiutare suo padre Antonio nel voler realizzare una visione. “L’azienda è nata nel 1988 da una sua intuizione e dalla passione per la tecnologia e per i semiconduttori. Aveva iniziato a lavorare a Orvieto con le telecomunicazioni, all’Itelco, è partito da zero, ha scelto persona per persona, ha saputo cogliere esigenze proponendo soluzioni che andavano a migliorare i servizi tradizionali. Respirare la sua determinazione è stato per me decisivo, anche perché a noi figli ha lasciato sempre la libertà di scegliere”.

Nessun dubbio per l’imprenditrice su quale fosse il percorso da prendere. Dalla sua parte lo studio universitario teso ad acquisire competenze tecniche importanti per comprendere il lavoro di oggi, e la costruzione di una forma mentis basata sull’analisi.  “Mi sono sentita pronta ad affrontare qualsiasi sfida. Ho acquisito un metodo. Andando avanti mi pongo con convinzione verso ogni nuovo progetto, con tenacia perché so che poi in qualche maniera le situazioni si aprono. Nel ruolo che rivesto oggi conosco la centralità delle risorse umane, mi predispongo all’ascolto e vedo la realtà in una scala di colori più ampia”.

È in azienda dal 2004, cominciando a occuparsi di magazzino e di contabilità, e dieci anni dopo ha assunto la carica di amministratore delegato. “Volevo laurearmi in fretta per iniziare a lavorare prima possibile. Tornassi indietro l’elemento che mi manca è non avere fatto altre esperienze. Ma Eles mi ha dato la possibilità di confrontarmi con nuove e diverse realtà”. Nel 2008 ha deciso di frequentare anche un master in business administration alla Luiss per unire alle competenze più specialistiche anche quelle legate alla gestione del business e del suo sviluppo. Con la manager in fabbrica c’è suo fratello Alessandro che si occupa anche di sicurezza e ambiente, mentre la sorella Sara che ha scelto la strada della moda, segue una linea di maglieria in cachemire per Prada.

La ricerca continua ha permesso a Eles Semiconductor di creare una competenza forte e una metodologia di approccio al test che si chiama Rete, Reliability embedded test engineering, sinonimo di network; nei fatti significa parlare e coinvolgere tutti i reparti del cliente per collaborare alla definizione del miglior approccio al test. “Così si riducono gli scarti: sul fronte opposto ci sono diseconomie e spreco di risorse che cerchiamo come mission di evitare”. Con Rete dal 2015 c’è una piattaforma chiamata Tdbi, Test during burn-in, test e stress allo stesso tempo. “È l’integrazione tra affidabilità e qualità, e stiamo aggiungendo safety e security”. Il test sull’affidabilità è una tecnologia sofisticata che lavora sullo studio dell’invecchiamento e del comportamento nel tempo del dispositivo. Innovazione e sostenibilità vanno di pari passo. “Significa non solo cercare la soluzione tecno più spettacolare, ma capace di rendere più semplice il lavoro di tutti i giorni, con una ricerca dell’eccellenza, il miglioramento continuo e il legame imprescindibile con i nostri clienti”.

Mentre la diffusione del Covid diventava pandemia, l’azienda ha spinto su tutta la gamma di servizi che era in grado di offrire. “Ci siamo concentrati sull’ulteriore automazione dei processi di vendita e anche sull’utilizzo ottimale delle macchine, avviato partnership con società specializzate per applicare le tecnologie di intelligenza artificiale e realtà aumentata, riuscendo a tenere alto il livello delle prestazioni in un contesto che rendeva difficili gli spostamenti e le relazioni umane. Partivamo avvantaggiati per aver investito molto in passato sulla digitalizzazione e attivato lo smart working”. Tutto nel più rigoroso rispetto delle norme di protezione per l’azienda e le persone. Eles, che nel giugno del 2019 si era quotata in Borsa nel segmento Aim, il mercato alternativo del capitale, si è via via trasformata da azienda familiare a manageriale, con l’innesto di figure femminili anche tra i manager, accrescendo il numero delle persone che oggi sono il dieci per cento in più, con un fatturato 2019 di 18,2 milioni di euro nonostante il periodo e il contesto complesso.

“Non posso dire che il Covid non abbia avuto impatti perché avevamo piani di crescita più importanti, ma nel nostro caso specifico le tensioni commerciali tra America e Cina hanno influito sul settore dei semiconduttori con andamenti disomogenei. L’automotive si è fermato con effetti a livello macroeconomico, ma nel campo industriale e consumer con lo smart working e gli acquisti on line ci sono state delle compensazioni. Non sarà il Covid a modificare gli scenari di lungo periodo, vogliamo portare avanti la nostra strategia, con una cultura d’impresa basata sulla meritocrazia, che va oltre tutte le diversità. Con mio padre presidente, il confronto è fondato su fatti, impegno e risultati. Da parte mia c’è una predisposizione verso le emozioni positive, gratitudine, ispirazione, meraviglia, ma anche duro lavoro e tanta umiltà”.

Separata, in condivisione con l’ex compagno, alleva le sue “meravigliose piccole donne Matilde 9 anni e Margherita 14. Avevo 28 anni quando è nata la prima, e la forza fisica di gestire entrambi gli ambiti, familiare e di lavoro. Ci vuole anche la fortuna e nel mio caso c’è stata perché ho avuto appoggio dalla famiglia e da alcuni collaboratori. L’esperienza della maternità ha dato un contributo alla professione. Se solo penso alla pianificazione, questa competenza si allena ogni giorno, gli imprevisti sono dietro l’angolo”.  

L’imprenditrice ha studiato e pratica lo yoga e la meditazione, “rimuove un rumore di fondo e mi aiuta mantenere la centratura. È lavoro su se stessi ma con attenzione verso gli altri”. La politica, il ruolo fondamentale che dovrebbe avere per la vita del paese. “Essere imprenditore comporta anche questo impegno nel confronto e nella proposta di soluzioni. Su questo non sono in prima linea, ma rimane un obiettivo per il futuro”. Dedica al suo secondo lavoro, fare la mamma, il tempo che resta, con qualche passione: la bicicletta, le passeggiate in campagna, sport all’aperto seguendo la figlia più grande che fa equitazione. “Ci piacciono alcune attività manuali, lavoretti con materiali vari, un po’ artistici, per esplorare forme diverse. Servono a costruire capacità. Le ragazze soffrono un po’ la mia assenza, che cerco di colmare creando momenti intimi per noi. Il viaggio anzitutto, fondamentale per aprire la mente e stimolare la curiosità. Ci manca molto. L’ultima volta è stato a Londra, nel 2019, agli studios di Harry Potter. D’estate il posto del cuore è Lampedusa. La lettura è importante, ho appena finito ‘Opus’, di Pietro Trabucchi, mi è piaciuto. La definizione di impegno perfetto l’ho trovata lì, la sento molto calzante. Come ceo credo che il mio ruolo sia di stimolare le persone e far emergere in loro la motivazione verso la mission aziendale. Il ruolo del capo richiede un po’ di tutto, anche mostrarsi perentori e risoluti, ma io ci tengo ad essere colloquiale, gentile e empatica. Questo mi permette di entrare con leggerezza nelle tematiche più delicate. Il mio ruolo quotidiano è occuparmi di problemi, visti come opportunità. E così lavoro col mio team in maniera efficace”.

La paura maggiore è non comprendere trend e scenari. I momenti bui. “Se sono oggi questa persona è anche grazie a quei momenti. L’attacco alle torri gemelle del 2001, la bolla di Internet, la crisi del 2008. Non mi piacciono le etichette, ma l’essere donna è stato un plus, un contributo forte e l’approccio positivo che stimola a guardare tutti i punti di vista e amplia le prospettive”.
Le amicizie non sono molte però un punto fermo, semi da coltivare. Come quella con un uomo, “pura, interessata all’anima, fatta di vicinanza più spirituale”.

La femminilità è importante per Francesca Zaffarami, “ci tengo e cerco di portarla anche in azienda, nel quotidiano, magari una collana, orecchini particolari, è un tocco che mi contraddistingue”. Per ringraziare tutti i collaboratori “perché nessuno ma davvero nessuno si è lamentato, a Natale, accompagnata alla chitarra da un collega, ho cantato una canzone per loro, ‘Enjoy the Ride’ dei Morcheeba. Mi sono buttata, come so fare, per trasmettere gratitudine con allegria. È stato divertente”.