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Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (ansa)

Cartelle fiscali “spalmate” su due anni

Decreto Ristori: 10 miliardi a imprese e partite Iva. Per Bankitalia ripresa debole nel 2021: solo il 3,5%
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ROMA - Ammonteranno a circa 10 miliardi le risorse che il quinto decreto Ristori destinerà alle partite Iva e alle imprese che hanno subito perdite dall’inizio dell’epidemia. Il meccanismo si articolerà su una “perequazione fiscale”, estesa a tutte le attività che hanno registrato perdite di fatturato, al netto degli eventuali benefici (come la Cig) o crediti d’imposta (affitti, sanificazioni o altro) utilizzati durante il 2020, in modo da integrare i costi fissi che le aziende hanno dovuto comunque sostenere per rimanere in vita. Si supererà dunque il sistema che circoscriveva le erogazioni a fondo perduto a 160 categorie di impresa o commerciali (i codici Ateco) e anche l’orizzonte temporale guarderà al semestre e non più all’aprile 2020 sull’aprile 2019 come è stato nelle precedenti operazioni.

Nel decreto - altra misura che va incontro alle partite-Iva - ci sarà anche il defini…
ROMA - Ammonteranno a circa 10 miliardi le risorse che il quinto decreto Ristori destinerà alle partite Iva e alle imprese che hanno subito perdite dall’inizio dell’epidemia. Il meccanismo si articolerà su una “perequazione fiscale”, estesa a tutte le attività che hanno registrato perdite di fatturato, al netto degli eventuali benefici (come la Cig) o crediti d’imposta (affitti, sanificazioni o altro) utilizzati durante il 2020, in modo da integrare i costi fissi che le aziende hanno dovuto comunque sostenere per rimanere in vita. Si supererà dunque il sistema che circoscriveva le erogazioni a fondo perduto a 160 categorie di impresa o commerciali (i codici Ateco) e anche l’orizzonte temporale guarderà al semestre e non più all’aprile 2020 sull’aprile 2019 come è stato nelle precedenti operazioni.

Nel decreto - altra misura che va incontro alle partite-Iva - ci sarà anche il definitivo scaglionamento in due anni dei 50 milioni di cartelle che il consiglio dei ministri giovedì sera ha congelato per due settimane fino al 31 gennaio per evitare “assembramenti”. Il provvedimento di rimodulazione – che costerà 2,5 miliardi- potrà comunque beneficiare del rientro del gettito nel 2022.

In termini più generali ambienti del Tesoro sottolineano che l’aumento dello scostamento a 32 miliardi è dovuto a tre ragioni: oltre ai problemi delle cartelle, anche alla cig (che comunque potrà essere utilizzata non tutt, come lo scorso anno) e all’aggravemento della situazione sanitaria (per i vaccini sono stati stanziati 2,5 miliardi).

Mentre Conte ha inviato in Parlamento il Recovery Plan ieri il titolare dell’Economia Gualtieri ha avuto un colloquio con il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohe (che ha amichevolmente rilanciato un tweet del nostro ministro) in vista della riunione di lunedì dedicata al Next Generation Ue.

Il nuovo anno comincia con segnali di rallentamento della prevista ripresa. Il Bollettino della Banca d’Italia ieri ha ridotto di circa un punto le previsioni del Pil per l’anno in corso rispetto a quelle dell’estate scorsa per collocarle al 3,5% (anche se il governo ha definito “non irrealistico” un +6%). Nel mezzo c’è stata, dopo la ripresa estiva del 2020, la seconda ondata autunnale del virus, spiega Via Nazionale, con una caduta nel quarto trimestre di 3,5 punti. Il risultato è che ci sarà un trascinamento sui risultati del ’21 con una ripresa che ritarda al secondo trimestre, cioè alla primavera, e dunque restano “rischi elevati” sul “ritmo” della crescita: tutto è condizionato ai vaccini e alla sconfitta del virus, al funzionamento del Recovery Plan e alla stabilità dell’indebitamento delle imprese. L’ipotesi che fa Bankitalia è piuttosto preoccupante: nel caso di una prolungata emergenza sanitaria il risultato del Pil stimato si potrebbe ridurre di 2 punti e mezzo.

Piuttosto interessante l’analisi di Bankitalia sul “laboratorio” dell’economia italiana nel 2020, tra virus e lockdown. Un terzo delle famiglie italiane dichiara di avere subito nel 2020 una contrazione del reddito, per un 15% la contrazione è stata del 25 per cento. Tuttavia il pessimismo che emerge è superiore a quello dell’estate ma inferiore a quello dell’aprile dello scorso anno e il 60 per cento dei nuclei non si aspetta un peggioramento nel 2021. Una situazione attenuata dalle ingenti risorse, quasi 108 miliardi, pompate nell’economia dal governo.

Interessante notare che la riduzione delle spese e dei consumi (nei prossimi tre mesi un terzo degli italiani prevede di ridurli) – secondo Bankitalia – non è attribuita a mancanza di denaro o alle misure di lockdown ma deriva dalla paura del contagio (il 40 per cento degli intervistati adduce questa motivazione indipendentemente dalla residenza in zona gialla, arancione o rossa). Un aspetto che apre la strada alla ripresa dei consumi una volta sconfitto il virus.