MILANO - Le cartine di tornasole, nel mondo della finanza, sono l'andamento di Piazza Affari e lo spread. Sotto entrambi i profili l'approvazione dei mercati all'investitura di Mario Draghi a premier designato è stata chiara, immediata, e tutto sommato scontata. "Mr. Whatever it takes", il SuperMario che aveva promesso di difendere l'euro a qualunque costo, da sempre viene considerato vicino ai mercati, in sintonia con le autorità di vigilanza e le istituzioni, dotato di una personalità carica di carisma e tra i pochissimi soggetti in grado di promuovere l'Italia e farle traversare il mare periglioso di un debito pubblico monstre. Soprattutto, di far andare in porto quelle riforme strutturali che possono portare l'Italia verso una vera ripartenza.
Ecco perché, appena avuto l'incarico dal Quirinale, lo spread è tornato a flirtare con quota 100 (il differenziale tra Btp e Bund a dieci anni) come era già avvenuto nei primi giorni di gennaio, riportando indietro le lancette a fine 2015, l'ultima volta in cui quella distanza era stata di poco inferiore ai 100 punti base. Stesso discorso per la Borsa, nel senso dell'entusiamo: ieri Piazza Affari è salita del 2% dopo aver sfiorato un rialzo del 3%. Come evolverà il quadro dei mercati è indissolubilmente legato a come andranno le consultazioni: se il finale di partita sarà con un governo Draghi forte, il meglio deve ancora arrivare (anche se non in tempi strettissimi). Se invece alla fine la conclusione fosse il ritorno alle urne, gli analisti mettono in conto anche un possibile ritorno a quota 150 punti base.
Il traguardo dei Bonos spagnoli. I commenti degli addetti ai lavori - della finanza - sono abbastanza univoci: con Draghi in sella, quota 100 è già nelle cose; la possibilità di "grattare" altri 10-20 punti di spread anche (i pareri semmai variano su quanto tempo occorra per raggiungere il traguardo) mentre la vera scommessa - considerata incerta - è riagganciare la Spagna, portandosi intorno a quota 55 punti base di distanza dai Bund tedeschi.
L'altro aspetto su cui tutti concordano è che sprecare l'occasione del Recovery fund sarebbe imperdonabile. Anche perché l'Italia ha ottenuto di incassare il 28% dei fondi complessivamente a disposizione, molto più del peso specifico del nostro paese, pari al 13% del Pil dell'Unione europea. "In pratica, abbiamo la possibilità di ottenere i sussidi per fare le riforme, senza dover pagare il prezzo sociale di alcune misure", sintetizza un operatore. E Draghi, per l'appunto, viene considerato l'uomo in grado di realizzare queste riforme.
Lo spread e il Recovery fund. "I mercati percepiscono la figura di Draghi come una sorta di garanzia istituzionale e probabilmente già da tempo l’ex Presidente della Bce ha contribuito informalmente a rafforzare il collegamento istituzionale tra il nostro Paese e l'Unione europea - spiega Andrea Delitala, responsabile del team multiasset di Pictet Asset Management - se il suo obiettivo di formare un governo andrà in porto ritengo che altri 10-20 punti base possano essere tolti al nostro spread con la Germania. Il passaggio successivo, quello di allinearci ai valori degli spagnoli, deve essere conquistato, con un piano di riforme forti e credibili. Ma in questo momento abbiamo tutto da guadagnare nel definire un programma di riforme strutturali necessario ed ottenere i 200 miliardi di euro che l’Europa ci ha riservato. Draghi ha il profilo ideale per fare da garante di questo obbiettivo. Anche per Piazza Affari, che sconta un ritardo maggiore che sui bond, non solo nei confronti dei valori di un anno addietro ma soprattutto rispetto ai principali indici mondiali ed europei".
Il ritardo di Piazza Affari. Infatti mentre lo spread, grazie alla Bce e al suo programma di acquisto dei titoli pubblici, è già a livelli contenuti, la Borsa sconta ancora un ritardo di circa il 6% rispetto alla fine del 2019, mentre i mercati dell'area euro segnano un guadagno del 17% e l'indice delle Borse mondiali è addirittura in vantaggio del 65% (soprattutto grazie ai titoli tech). L'arrivo di SuperMario, secondo Intermonte, porterebbe benefici per il settore bancario (Unicredit, Mediobanca, Banco Bpm e Bper) e finanziario (in primis le Poste, ma anche per alcune assicurazioni come Generali e Unipol) e società del risparmio gestito (in particolare Mediolanum, Azimut e Anima). In tema di concessioni, infine, potrebbero beneficiare del nuovo governo Atlantia, Astm e Italgas.
"Per l'Italia il Recovery fund è un'occasione unica, se con Mario Draghi riusciamo a presentare un piano credibile e ben fatto si aprono ottime prospettive - sottolinea anche Anna Guglielmetti, responsabile delle Gestioni istituzionali del Credit Suisse - e non mi stupirei di vedere lo spread scendere nell'area degli 80 punti base. Ma per il momento credo che il meglio lo abbiamo già visto: il mercato ha applaudito all'incarico e scommette nel successo di formare un governo. Il resto verrà dopo, anche per Piazza Affari". Le prossime ore di consultazioni saranno seguite con grandissima attenzione. Anche sui monitor degli operatori.