MILANO - La ripresa economica si lega a filo doppio ai vaccini e, soprattutto grazie a quel che sta accadendo al di fuori dell'Europa, nelle previsioni aggiornate dell'Ocse ci sono segnali di ottimismo. Laurence Boone, capo economista dell'Organizzazione parigina, parla nel suo report di un marcato miglioramento delle prospettive economiche, che si deve anche agli stimoli fiscali aggiuntivi lanciati dai governi - e qui vengono in mente gli Stati Uniti con il loro maxi-piano da 1.900 miliardi che dovrebbe portare una crescita aggiuntiva di 3 punti percentuali al Pil americano - oltre che alla capacità dei sistemi produttivi di surfare tra le chiusure e i vincoli imposti per ragioni sanitarie: uno spirito di adattamento a un anno di distanza dalla prima ondata che ha colto tutti impreparati.
La previsione di crescita per il 2021 è a questo punto in miglioramento a 5,5 punti percentuali, con un +4% del Pil previsto per il 2022. A livello globale, l'Organizzazione prevede che alla metà del 2021 la produzione abbia raggiunto i livelli pre-pandemici. Ma restano singoli casi in cui bisognerà aspettare la fine del 2022 per recuperare i livelli di produzione e salari. Ragione per cui crescono le divergenze nel ritmo della ripresa tra Paesi e settori, con i servizi che nel breve termine sono i più in sofferenza.
Per l'Italia, l'Ocse mette in conto un rimbalzo del 4,1% quest'anno, 0,2 punti percentuali in meno rispetto all'Economic outlook di dicembre, ma per il prossimo anno vede rafforzarsi la crescita di 0,8 punti al +4%. A livello di Eurozona, la crescita è vista al 3,9% quest'anno e al 3,8% il prossimo, con la Germania accreditata rispettivamente di un +3 e +3,7%, la Francia vista a +5,9 e +3,8% e la Spagna al +5,7 e +4,8%. L'agenda preannunciata da Mario Draghi per il suo governo, con un focus su produttività, su digitalizzazione e sull'ottimizzazione del piano europeo Next Generation, "è esattamente quello che che abbiamo raccomandato per anni", il passaggio che Boone ha dedicato all'Italia.
L'Ocse si affida anche a indicatori ad alta frequenza per monitorare l'attività economica e questi supportano la visione di una forbice nell'uscita dalla crisi. Ad esempio basandosi su Google Trends si vedono prospettive positive per Paesi quali Australia, Usa e Giappone, rispetto ad esempio rispetto a Germania e Uk dove restano in piedi le forti misure restrittive. Risultati smili vengono forniti dagli indicatori Pmi che sono più deboli per l'Europa, in particolare nel settore dei servizi, che altrove. "L'Europa non è abbastanza efficace sui vaccini: bisogna produrre molto piu velocemente", l'appunto di Boone.
Anche per questa ragione rimangono rischi rilevanti sullo scenario spruzzato d'ottimismo dall'Ocse. Una più lenta progressione delle campagne vaccinali è il numero uno, così come i possibili rischi derivanti dalle mutazioni e contraccolpi gravi sulle perdite di occupazione (ad oggi nell'area Ocse si contano 10 milioni di disoccupati in più del pre-Covid) e sui fallimenti delle aziende.
Se sui mercati hanno iniziato ad emergere alcune pressioni sui prezzi delle commodity (il petrolio Brent è salito oltre 70 dollari ai massimi dal maggio 2019, ad esempio), l'inflazione sottostante per l'Ocse rimane non preoccupante.
Alla politica, l'Organizzazione chiede di impiegare tutte le risorse per fare presto con i vaccini e di modulare il supporto fiscale a seconda di come procedono i piani per immunizzare la popolazione e riaprire le economie, ricordando che una stretta prematura ai cordoni della borsa è da evitare. Idem per le Banche centrali, con la politica monetaria accomodante che dovrebbe esser confermata consentendo anche temporanei surriscaldamneti dei prezzi se la pressione sulle componenti di fondo dell'inflazione rimane moderata.