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(ansa)

Turismo, l'appello per le vacanze: "Decidere subito regole comuni e serve il passaporto vaccinale"

Dopo un 2020 durissimo, alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari chiedono un protocollo urgente per preparsi alla prossima stagione
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ROMA - «Ristori, isole Covid free, passaporto vaccinale…tutto molto bello, ma dov’è la visione d’insieme per la ripartenza? Dove sono le misure strutturali? Chi sta pensando concretamente a cosa succederà quando, speriamo il prima possibile, saremo fuori dal tunnel della pandemia? Il rischio è che si aggiungano pezzi alla rinfusa, e che quando sarà il momento il nostro Paese sarà ancora una volta impreparato».

Alberto Corti è il responsabile di Confcommercio per il turismo: oltre 200 mila associati tra aziende e singoli imprenditori, fetta consistente dell’intero settore. Tour operator, hotel, ristoranti e bar legati all’attività turistica, stabilimenti balneari, campeggi: il punto di osservazione ideale per provare a capire cosa succederà la prossima estate in un comparto che produce (o, meglio, produceva prima del Covid) il 7% del Pil nazionale quota che sale al 13% considerando l&rsq…
ROMA - «Ristori, isole Covid free, passaporto vaccinale…tutto molto bello, ma dov’è la visione d’insieme per la ripartenza? Dove sono le misure strutturali? Chi sta pensando concretamente a cosa succederà quando, speriamo il prima possibile, saremo fuori dal tunnel della pandemia? Il rischio è che si aggiungano pezzi alla rinfusa, e che quando sarà il momento il nostro Paese sarà ancora una volta impreparato».

Alberto Corti è il responsabile di Confcommercio per il turismo: oltre 200 mila associati tra aziende e singoli imprenditori, fetta consistente dell’intero settore. Tour operator, hotel, ristoranti e bar legati all’attività turistica, stabilimenti balneari, campeggi: il punto di osservazione ideale per provare a capire cosa succederà la prossima estate in un comparto che produce (o, meglio, produceva prima del Covid) il 7% del Pil nazionale quota che sale al 13% considerando l’intera filiera allargata a bevande, energetico, stampa e metallurgia.Significa anche il 14% dell’occupazione italiana: 1,3 milioni di lavoratori diretti, oltre 3 milioni conteggiando l’indotto.

«Quel 13% di Pil italiano è superiore di 3 punti alla media europea – dice Corti – e già questo spiega l’importanza del turismo per la nostra economia. Ma guardando la curva della decrescita, si può notare che la perdita nell’ultimo anno è stata maggiore proprio nei Paesi con peso rilevante del turismo sul Pil».

L’ufficio studi di Confindustria ha calcolato che un incremento del 10% nel settore turistico determina una crescita complessiva dell’economia pari all’1,5%: il che significa, capovolgendo lo schema, un contributo di 3 punti percentuali del settore al crollo del Pil italiano nello scorso anno (-8,9%). «Nel 2020 – rileva Corti - in Italia ci sono stati 77,5 milioni di arrivi in meno e 232,6 milioni di presenze (pernottamenti, ndr) in meno, mentre i viaggi degli italiani all’estero hanno segnato un -30 milioni. E nel primo trimestre 2021 la musica non è ovviamente cambiata: arrivi -85%, presenze -81%». Secondo il Cerved è a rischio sopravvivenza il 14% delle aziende, per un totale di 100 mila lavoratori.

Esattamente un anno fa, con la suggestione che il peggio fosse passato, si guardava ovviamente al turismo come il propulsore della ripresa economica: sappiamo tutti come andò, con la seconda ondata pandemica partita proprio dall’illusione di un’estate “normale” e dall’allentamento delle misure di contrasto alla pandemia. Oggi sembra di vivere un remake, con la pressione di operatori e opinione pubblica per immaginare almeno un livello minimo di vacanze per gli italiani.

Questa volta, è vero, c’è un alleato in più che si chiama vaccino, ma proprio le difficoltà produttive e organizzative della campagna vaccinale dovrebbero insegnare che il nostro non è un Paese per la programmazione. «Il turismo, a differenza della manifattura, non produce per le scorte. - avverte Corti -. Una notte in albergo o la vendi o niente. Ecco perché non basta parlare di zone Covid free o di passaporto vaccinale: chi ci andrà nelle isole “libere” se nel frattempo non si sarà sbloccato e riorganizzato il sistema dei trasporti o se quelle zone non saranno riconosciute Covid free a livello internazionale? Stesso discorso per il passaporto vaccinale: l’idea della Ue è buona, ma in Italia ci stiamo attrezzando per farlo funzionare? Non mi sembra proprio. Ecco perché chiediamo una serie di tavoli con governo e Regioni, subito. L’estate è dietro l’angolo».

Domani, a Roma, scenderà in piazza la Fipe, una delle associazioni di bar, ristoranti e catering: prima del Covid 300 mila aziende, 1,2 milioni di occupati e un giro d’affari di 90 miliardi. Le stime sulle chiusure sono a quota 40 mila, mentre in un anno il fatturato è sceso del 40% con punte del 100% per catering e discoteche e con 250 mila posti di lavoro persi. Sarà una protesta meno scomposta di quella di vari ristoratori andata in scena qualche giorno fa sempre a Roma: «Chiediamo una data certa sulle riaperture - dice Roberto Calugi, direttore generale di Fipe - interventi sui canoni di locazione, sulla liquidità e sul fisco».