Svizzera, le banche chiudono le porte ai promotori del referendum contro i matrimoni gay
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliLUGANO - La Svizzera, Paese molto attaccato ai valori della famiglia tradizionale, dovrà presto votare su una riforma del codice civile, approvata dal Parlamento federale nel dicembre scorso, con un'ampia maggioranza. Riforma che introduce la facoltà di contrarre matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Il referendum nasce dal fatto che un comitato di esponenti della destra, assolutamente contrario alle nozze gay, si è ribellato raccogliendo in breve tempo le oltre 50 mila firme necessarie perché, sulla questione, si esprimano i cittadini. Secondo questo comitato di destra, "il matrimonio va inteso come una convivenza naturale di un uomo e di una donna".
Ma è sorto un intralcio inatteso per gli oppositori al "Matrimonio per tutti", come è stata denominata la contestata riforma del codice civile. In base a quanto ha denunciato Thomas Lamprecht, vice-presidente dell'Unione Democratica Federale, uno dei partiti…
LUGANO - La Svizzera, Paese molto attaccato ai valori della famiglia tradizionale, dovrà presto votare su una riforma del codice civile, approvata dal Parlamento federale nel dicembre scorso, con un'ampia maggioranza. Riforma che introduce la facoltà di contrarre matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Il referendum nasce dal fatto che un comitato di esponenti della destra, assolutamente contrario alle nozze gay, si è ribellato raccogliendo in breve tempo le oltre 50 mila firme necessarie perché, sulla questione, si esprimano i cittadini. Secondo questo comitato di destra, "il matrimonio va inteso come una convivenza naturale di un uomo e di una donna".
Ma è sorto un intralcio inatteso per gli oppositori al "Matrimonio per tutti", come è stata denominata la contestata riforma del codice civile. In base a quanto ha denunciato Thomas Lamprecht, vice-presidente dell'Unione Democratica Federale, uno dei partiti promotori del referendum, nessuna banca si è resa disponibile ad aprire loro un conto. Tanto che, nei confronti del gruppo Raiffeisen, il terzo istituto elvetico per importanza, è stata sporta denuncia per discriminazione sulla base dell'articolo 261 del Codice penale svizzero.
Raiffeisen si è giustificata invocando possibili danni alla propria reputazione. "Un po' poco", ha replicato il comitato referendario, ricordando come, nel nome del politicamente corretto, "le banche hanno invece aperto conti di diverse organizzazioni della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender". I due colossi Ubs e Credit Suisse, ha insinuato il sito Inside Paradeplatz, si precipiterebbero ad esporre bandiere arcobaleno, nelle facciate delle loro lussuose sedi di Paradeplatz, a Zurigo, non appena si presenta l'occasione di una ricorrenza delle comunità lesbiche, gay ed Lbgt.
Alla fine, dopo lungo girovagare per sportelli bancari, i contrari al "Matrimonio per tutti", hanno trovato una sponda presso Postfinance, l'unità di servizi finanziari della Posta svizzera. Che, essendo controllata dalla Confederazione, non poteva permettersi di beccarsi, come è stato il caso per Raiffeisen, una denuncia per discriminazione.