Def, uno shock per andare determinati alla meta
di Roberto Petrini, di Roberto PetriniROMA. Il ministro dell’Economia Daniele Franco nella premessa al primo Documento di economia e finanza varato dal governo Draghi definisce la manovra finanziaria in atto uno “shock senza precedenti nella storia recente”. E i numeri lo testimoniano: in primo luogo la scommessa su un Pil destinato a crescere quest’anno del 4,5 per cento, più delle stime dell’Fmi, grazie all’impatto di un intervento per 40 miliardi, con un effetto sulla crescita di oltre mezzo punto, destinati a sostenere le imprese e le partite Iva e di altri 4-6 miliardi all’anno di investimenti destinati rimpolpare i fondi europei del Next generation Eu portandoli a quota 237 miliardi.
Di fronte alle luci ed ombre della situazione attuale il Def infonde fiducia agli italiani e spiega perché non c’è altra soluzione: dice che è “necessario rafforzare la spinta per uscire dalla crisi” perché se non si sostiene l’ec…
ROMA. Il ministro dell’Economia Daniele Franco nella premessa al primo Documento di economia e finanza varato dal governo Draghi definisce la manovra finanziaria in atto uno “shock senza precedenti nella storia recente”. E i numeri lo testimoniano: in primo luogo la scommessa su un Pil destinato a crescere quest’anno del 4,5 per cento, più delle stime dell’Fmi, grazie all’impatto di un intervento per 40 miliardi, con un effetto sulla crescita di oltre mezzo punto, destinati a sostenere le imprese e le partite Iva e di altri 4-6 miliardi all’anno di investimenti destinati rimpolpare i fondi europei del Next generation Eu portandoli a quota 237 miliardi.
Di fronte alle luci ed ombre della situazione attuale il Def infonde fiducia agli italiani e spiega perché non c’è altra soluzione: dice che è “necessario rafforzare la spinta per uscire dalla crisi” perché se non si sostiene l’economia con “grande determinazione” si rischia la chiusura definitiva di posizioni lavorative e aziende che abbasserebbe il Pil potenziale del Paese. Una rinuncia a parte del nostro benessere e dei nostri stili di vita.
Dunque determinazione, tanto più che i dati congiunturali parlano di un primo trimestre meno peggio di quanto ci si aspettasse e degli altri con il segno più. L’incognita tuttavia resta quella dei vaccini, ormai variabile presente in ogni proiezione macroeconomica: il Def sembra assumere l’ipotesi che l’80 per cento della popolazione venga vaccinata a fine settembre. Ma, con prudenza, simula anche una situazione di “una limitata efficacia dei vaccini contro le varianti del virus”: ed in questo caso il recupero del Pil di quest’anno scenderebbe al 2,7 per cento.
L’altra questione, per ora sullo sfondo, ma ben evidente dalle parole di Daniele Franco e dai numeri del Def è quella della finanza pubblica. Il ministro dell’Economia spera che questo scostamento da 40 miliardi “sia l’ultimo intervento di tale portata”. Anche perché il deficit sale all’11,8 per cento (“livello molto elevato” lo definisce il Def) e il debito tocca il 159,8 per cento. “La riduzione del rapporto debito-Pil rimarrà la bussola della politica finanziaria del governo”, ricorda Franco nella premessa. Un’altra scommessa tutta da giocare perché intanto – e non si poteva fare altrimenti – il traguardo del 3 per cento del deficit (oggi ill Patto di stabilità è solo sospeso) dal 2023 dove lo poneva il precedente Nadef slitta al 2025. Ma nonostante le luci e le ombre una considerazione del Def infonde coraggio: nonostante la crisi pandemica globale l’Italia ha “complessivamente retto all’urto dal punto di vista economico e sociale”. E dunque può contare di ripartire.