Gli affari delle aziende della diagnostica crescono con il Covid. Così parte la caccia dei big: tre acquisizioni miliardarie in tre mesi
di Sara Bennewitz , di Sara BennewitzMILANO - Tre mega operazioni di consolidamento nei primi tre mesi dell'anno. Il comparto della diagnostica mondiale è in fermento perché il settore è molto frammentato, ma grazie al Covid è cresciuto tra il 2019 e il 2021 di circa il 50% passando da 63 a oltre 90 miliardi di dollari di fatturato e più che altro ha bisogno di scala per investimenti sempre più importanti sia sulla diagnostica in vitro che per quella molecolare.
Da inizio anno il leader assoluto del settore Roche (leader di mercato con il 19%, seguita da Abbot, Danaher e Siemens, vedere grafico) ha comprato l'americana GenMark (1,8 miliardi di dollari), Diasorin ha rilevato una azienda americana (1,8 miliardi di dollari e 1,55 miliardi di euro, tutti autofinanziati) e il colosso Usa Thermo Fisher ha annunciato l'acquisto di Ppd (per 17,4 miliardi di dollari, 20,9 miliardi compreso il debito) per un totale di 24,5 miliardi di dollari di controvalore.
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MILANO - Tre mega operazioni di consolidamento nei primi tre mesi dell'anno. Il comparto della diagnostica mondiale è in fermento perché il settore è molto frammentato, ma grazie al Covid è cresciuto tra il 2019 e il 2021 di circa il 50% passando da 63 a oltre 90 miliardi di dollari di fatturato e più che altro ha bisogno di scala per investimenti sempre più importanti sia sulla diagnostica in vitro che per quella molecolare.
Da inizio anno il leader assoluto del settore Roche (leader di mercato con il 19%, seguita da Abbot, Danaher e Siemens, vedere grafico) ha comprato l'americana GenMark (1,8 miliardi di dollari), Diasorin ha rilevato una azienda americana (1,8 miliardi di dollari e 1,55 miliardi di euro, tutti autofinanziati) e il colosso Usa Thermo Fisher ha annunciato l'acquisto di Ppd (per 17,4 miliardi di dollari, 20,9 miliardi compreso il debito) per un totale di 24,5 miliardi di dollari di controvalore.
La pandemia ha avuto effetti diretti e indiretti sul settore favorendo l'ondata di consolidamento, che è destinata a proseguire. Si è alzato il livello di guardia sulle diagnosi, un trend che va avanti da anni con il progressivo invecchiamento della popolazione. Inoltre l'emergenza globale ha portato le banche centrali a iniettare liquidità nel sistema, consentendo alle aziende di finanziare più facilmente le operazioni e a tassi inferiori, senza contare che l'attenzione sulla diagnosi non ha riguardato solo i consumatori, ma anche gli investitori.
Diasorin è stato uno dei migliori titoli di Piazza Affari nel 2020: ha aumentato i flussi di cassa, aveva 355 milioni di liquidità a fine 2002 e ha potuto fare, senza particolari sforzi, la maggiore acquisizione della sua storia, rilevando il gruppo usa specializzato nella diagnosi molecolare e nelle scienze della vita.
"E' un business di scala - ha detto l'ad di Diasorin Carlo Rosa in settimana presentato l'operazione Luminex agli investitori- Diasorin sposta il suo baricentro negli Usa, dove pro forma a fine 2020 i ricavi sarebbero passati dal 41 al 53% e anche la maggior parte dei nostri dipendenti sarà allocata in Nord America". Del resto, alcune sperimentazioni richiedono capitali ingenti, e già ora le aziende si consorziano per suddividersi oneri e onori di alcuni test. Con Luminex Diasorin dovrebbe arrivare a poco meno di 1,4 miliardi di euro fatturato (1,247 miliardi di euro a fine 2020), vale a dire una cifra di circa l'1,5% sulla torta della diagnostica in vitro.