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Debito pubblico, l'anno del Covid ha pesato sui governi come otto "normali": record mondiale, oltre 13 mila dollari a testa

(reuters)
Nell'ultimo anno lo stock è cresciuto di 9.300 miliardi di dollari, quasi un terzo ad opera degli Stati Uniti. Ma le banche centrali hanno garantito l'assorbimento delle emissioni: ormai ne detengono il 24%. Nell'ultimo quarto di secolo, l'Italia ha visto più che raddoppiare il suo debito
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MILANO - Che sia "buono" o "cattivo" dipenderà dal suo utilizzo, come ha più volte affermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Quel che è certo è che il debito sovrano, quello emesso dai governi, dopo il Covid è sempre di più: un anno solo di pandemia ha pesato quanto otto anni precedenti, se osservato dal filtro di quanti soldi gli Stati hanno chiesto al mercato per finanziare i propri programmi di spesa. Ma, grazie a condizioni di emissione vantaggiose determinate dalla politica monetaria ultra accomodante delle banche centrali, il suo costo non ha tenuto il passo della crescita in valore assoluto (buon per i governi che lo emettono) mentre l'apprezzamento dei titoli di Stato ha offerto rendimenti importanti per chi lo aveva sottoscritto negli anni scorsi.

Il debito pubblico globale ha subìto - traccia il Sovereign Debt Index di Janus …

MILANO - Che sia "buono" o "cattivo" dipenderà dal suo utilizzo, come ha più volte affermato il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Quel che è certo è che il debito sovrano, quello emesso dai governi, dopo il Covid è sempre di più: un anno solo di pandemia ha pesato quanto otto anni precedenti, se osservato dal filtro di quanti soldi gli Stati hanno chiesto al mercato per finanziare i propri programmi di spesa. Ma, grazie a condizioni di emissione vantaggiose determinate dalla politica monetaria ultra accomodante delle banche centrali, il suo costo non ha tenuto il passo della crescita in valore assoluto (buon per i governi che lo emettono) mentre l'apprezzamento dei titoli di Stato ha offerto rendimenti importanti per chi lo aveva sottoscritto negli anni scorsi.

Il debito pubblico globale ha subìto - traccia il Sovereign Debt Index di Janus Henderson - un'accelerazione incredibile nel 2020 pandemico. Già tra il 1995 e il 2019 era passato da 16.700 miliardi di dollari a 53.300 miliardi, ovvero da poco più di 4 mila a oltre 11 mila dollari pro-capite. In un solo anno, l'ultimo, se ne sono accumulati altri 9.300 miliardi di dollari, ovvero 1.863 dollari pro capite. E così, con lo stock d'indebitamento cresciuto in un colpo solo di un sesto, siamo arrivati al record di 62.500 miliardi, quasi il quadruplo del totale nel 1995 (+273%) e 13.050 dollari a persona.

I piani di reazione alla crisi pandemica da parte degli Usa, che sono andati avanti anche in questi primi mesi del 2021 e si prospettano ancora ingenti - a cominciare dal capitolo infrastrutturale aperto dal presidente Biden - hanno portato gli Stati Uniti a generare da soli quasi un terzo del debito aggiuntivo dell'anno scorso. Dal Giappone sono arrivate richieste per 12 dollari su cento di nuovo debito, dalla Cina per 10 dollari. Ma se si guarda a quanto denaro preso a prestito rispetto al Pil, è il Regno Unito ad avere richiesto le risorse maggiori al mercato (il 20% della sua economia); poi Stati Uniti, Brasile, Sud Africa, Spagna, Canada, Giappone e Singapore hanno tutti totalizzato deficit pari ad almeno il 12% delle dimensioni delle rispettive economie. Svezia e Svizzera sono tra i Paesi che hanno sottoscritto meno prestiti, mentre solo Taiwan ha mantenuto un debito pressoché invariato.

E l'Italia? In line acon l'Ue ha visto più che raddoppiare il debito pubblico negli ultimi 25 anni, a 3.196 miliardi di dollari. Il debito pro-capite del Paese si attesta a 52.855 dollari, al settimo posto tra i più alti al mondo. L’Italia è inoltre il secondo Paese più indebitato rispetto alle dimensioni della sua economia, con un rapporto debito/PIL pari al 159%. La pandemia, rimarca il rapporto, ha contribuito ad innalzare il livello di debito, tra il 2019 e il 2020, del 18%, pari a 488 miliardi di dollari e 8145 dollari pro-capite.

Sul mercato, il Tesoro dovrà districarsi tra necessità importanti. Nonostante ci si aspetti che i tassi possano risalire, con la ripresa economica e l'inflazione "importata" dagli Usa, le stime di Janus prevedono la contrazione di ulteriore passivo entro il 2025 per un totale di 3.626 miliardi di dollari, con un incremento di 430 miliardi. "L’Italia - dicono gli analisti del gestore patrimoniale - è uno di quei Paesi che dovrà rifinanziare oltre metà dei propri bond in circolazione entro i prossimi 5 anni: una posizione potenzialmente scomoda in virtù di un costo del denaro più elevato determinato dalla ripresa dell’economia".

Quando si parla di 'chiedere al mercato', poi, c'è da fare una precisazione. L'attivismo senza precedenti delle Banche centrali, con i Quantitative easing attivi dalla Fed alla BoJ passando per l'Europa, ha fatto sì che oltre la metà del debito del 2020 sia stato finanziato dalle istituzioni centrali. Alla fine dello scorso anno, le banche centrali possedevano il 24% del debito globale, in aumento di cinque punti in un anno. E questa massiccia presenza si è vista anche sui costi di finanziamento del debito. Nel 2020, i governi mondiali hanno dovuto pagare solamente il 2% per il denaro preso in prestito, rispetto al 7,6% nel 1995. Meno interessi passivi significa che su scala mondiale sono saliti solamente del 20% a 1.140 miliardi di dollari tra il 1995 e il 2020, nonostante la massa di debito sia intanto quadruplicata. La prospettiva globale tracciata da Janus è di una nuova crescita del debito: si prevede che nel 2021 salirà di altri 4 mila miliardi, altri 768 dollari pro capite.

Guardando alla dinamica dal punto di vista degli investitori, infine, il rapporto mostra come il calo dei rendimenti e il corrispettivo aumento dei prezzi dei titoli di Stato abbia generato un rendimento interessante nel corso del periodo analizzato: prendendo il Global Investment Bond Index, il rendimento totale - dato da plusvalenze e reddito (le cedole) - dal 1995 al 2020 è stato del 308%, superando di cinque volte il tasso d'inflazione.