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Recovery Plan, quando arriveranno i fondi: le tappe verso i primi esborsi

(ansa)
Entro il 30 aprile il governo dovrà presentare alla Commissione il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Entro i successivi tre mesi potrebbe arrivare un pre-finanziamento fino al 13% dei fondi totali, pari a quasi 25 miliardi di euro, tra prestiti e contributi a fondo perduto
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MILANO - Il conto alla rovescia per il via libera al Recovery Plan sta per scadere. Entro il 30 aprile la Commissione europea attende dall'Italia la versione definitiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che il governo sta limando in queste ore e che dovrebbe approvare defintivamente questo giovedì. Il termine di fine mese in realtà è però soltanto il primo di una serie di passaggi previsti prima che il nostro Paese possa effettivamente accedere alle risorse europee.

La scadenza del 30 aprile

Entro venerdì prossimo i Paesi Ue devono presentare i propri Pnrr che in sostanza servono a dettagliare come intendono spendere le risorse che sono state previste a livello europeo nell'ambito del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, che con 672,5 miliardi su 750 previsti rappresenta il cuore del programma Next Generation Eu, quello che più semplicemente spesso viene definito Recovery Fund. Al momento però l…

MILANO - Il conto alla rovescia per il via libera al Recovery Plan sta per scadere. Entro il 30 aprile la Commissione europea attende dall'Italia la versione definitiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che il governo sta limando in queste ore e che dovrebbe approvare defintivamente questo giovedì. Il termine di fine mese in realtà è però soltanto il primo di una serie di passaggi previsti prima che il nostro Paese possa effettivamente accedere alle risorse europee.

La scadenza del 30 aprile

Entro venerdì prossimo i Paesi Ue devono presentare i propri Pnrr che in sostanza servono a dettagliare come intendono spendere le risorse che sono state previste a livello europeo nell'ambito del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, che con 672,5 miliardi su 750 previsti rappresenta il cuore del programma Next Generation Eu, quello che più semplicemente spesso viene definito Recovery Fund. Al momento però l'Italia non è l'unica "ritardataria". "Finora - ha spiegato ieri Marta Wieczorek, una delle portavoci comunitarie - non è stata presentata nessuna versione formale dei piani nazionali, ma ne abbiamo già ricevuti 26 sotto forma di bozze".

Cosa succede dopo il 30 aprile

Una volta inviato il Pnrr la Commissione ha due mesi di tempo per valutarlo e in caso di semaforo verde il Consiglio, cioè l'organo che rappresenta i singoli Paesi, avrà un mese di tempo per approvarlo in via definitiva. Ottenuto anche questo via libera entro due mesi la Commissione dovrebbe sbloccare il primo 13% dei fondi, che per l'Italia significherebbe una somma di circa 25 miliardi di euro se si considerano i contributi a fondo perduto e i prestiti.

Quando arriveranno gli altri fondi

Ottenuta questa prima tranche per partire, i successivi esborsi saranno autorizzati via via dalla Commissione e dal Consiglio sulla base di come le risorse già erogate sono state effettivamente usate e sulla base degli obiettivi raggiunti. In ogni caso l'esecutivo Ue ha indicato che il 70% delle risorse a fondo perduto deve essere impegnato giuridicamente entro il 2022 e il restante 30% entro fine 2023. Tutte le spese dovranno comunque essere sostenute non oltre il 31 dicembre 2026.

La vigilanza degli altri Paesi

Come detto l'erogazione dei contributi è subordinata alla vigilanza degli organi europei. In particolare la Commissione chiederà al Comitato economico e finanziario un parere sul conseguimento degli obiettivi, che avrà quattro settimane di tempo dalla ricezione di una valutazione preliminare della Commissione per esprimere il suo parere. Il regolamento però lascia spazio però alla possibilità per i singoli Paesi di esprimere i propri rilievi. L'articolo 52 che istituisce il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza sottolinea che "qualora, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengano che vi siano gravi scostamenti dal conseguimento soddisfacente dei pertinenti traguardi e obiettivi, essi possono chiedere che il Presidente del Consiglio europeo rinvii la questione al successivo Consiglio europeo".

L'iter delle ratifiche

Per sbloccare tutto il processo si esborso serve però innanzitutto che tutti e 27 i Paesi dell'Unione ratifichino la decisione della Consiglio che aumenta le risorse proprie del Bilancio Ue che servirà da garanzia per l'emissione sui mercati che è alla base del Next Generation Eu. L'Italia ha già provveduto alla ratifica nei mesi scorsi, mentre fino a un mese fa all'appello mancavano ancora 14 stati.