Più donne e competenze, meno rottamati dalla politica: migliora la gestione delle partecipate pubbliche
di Roberto Petrini , di Roberto PetriniROMA - Sorpresa: le tanto bistrattate società pubbliche - dall'acqua al gas, dall'informatica all'elettricità ai rifiuti - controllate dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni, stanno cambiando pelle. Non sono più una retrovia di politici trombati e rottamati in cerca di un comodo ritiro; aumenta la presenza delle donne, addirittura nei consigli di amministrazione cresce il tasso di competenza e ci sono segnali anche di un sano ricambio generazionale. Inoltre sta aumentando l'efficienza e la soddisfazione dei consumatori.
La scoperta della nuova tendenza si deve ad uno studio della Banca d'Italia intitolato "Board composition and performance of stateowned enterprises: quasi experimental evidence" realizzato da Audinga Baltrunaite, Mario Cannella, Sauro Mocetti e Giacomo Roma.
ROMA - Sorpresa: le tanto bistrattate società pubbliche - dall'acqua al gas, dall'informatica all'elettricità ai rifiuti - controllate dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni, stanno cambiando pelle. Non sono più una retrovia di politici trombati e rottamati in cerca di un comodo ritiro; aumenta la presenza delle donne, addirittura nei consigli di amministrazione cresce il tasso di competenza e ci sono segnali anche di un sano ricambio generazionale. Inoltre sta aumentando l'efficienza e la soddisfazione dei consumatori.
La scoperta della nuova tendenza si deve ad uno studio della Banca d'Italia intitolato "Board composition and performance of stateowned enterprises: quasi experimental evidence" realizzato da Audinga Baltrunaite, Mario Cannella, Sauro Mocetti e Giacomo Roma.
Le cifre dell'indagine, che ha riguardato 15.300 amministratori e componenti dei consigli di amministrazione delle società controllate da enti pubblici parlano chiaro. Sostanzialmente nell'ultimo decennio è aumentata la presenza delle donne che è raddoppiata passando dal 10 al 20 per cento. Le donne hanno ancora difficoltà ad affermarsi nelle società dove è presente un amministratore unico, ma il fenomeno avanza tanto è vero che se si esaminano solo le presenze nei board l'aumento nel periodo esaminato, cioè dal 2011 al 2018, sale dal 20 al 27 per cento. Come si spiega questa piccola rivoluzione? Stavolta una legge ha funzionato, almeno nell'indirizzare una tendenza: è la norma del 2011 "Golfo-Mosca" che garantisce le quote di partecipazione delle donne al 33 per cento e successivamente ampliata con l'introduzione di una soglia minima del 40 per cento.
Gli obiettivi, come si vede, non sono stati ancora centrati ma la strada sembra segnata: secondo le stime dello studio Bankitalia ben 7 punti percentuali dell'incremento della presenza delle donne deriva dalla riforma.
L'altra novità inaspettata è la retromarcia della politica come emerge dai dati tratti delle "banche" del ministero degli Interni e di Infocamere. Qui il motore primo è stata la legge Severino del 2012 che impedisce la nomina nei consigli di amministrazione di ex politici inserendo congrui periodi di "sterilizzazione". Risultato: tra il 2012 e il 2018 la quota di ex consiglieri comunali, provinciali e regionali, nei consigli di amministrazione delle controllate degli enti locali, dall'acqua alla luce, dall'informatica ai rifiuti, è scesa dal 32 al 26 per cento.
Due effetti collaterali positivi: è aumentato il tasso di competenza medio dei consiglieri di amministrazione del 4 per cento riducendo la presenza di quello che lo studio definisce l'"uomo mediocre" ed è calato del 2 per cento il numero degli ultrasessantenni. Infine l'effetto più importante sul piano economico delle due riforme sul piano economico: è migliorata - dice lo studio di Bankitalia - la profittabilità e la situazione finanziaria ed è anche mi-gliorata la percezione tra gli utenti della qualità dei servizi.