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(ansa)

Crisi industriali, vertice su Embraco-Acc: tandem Lega-M5S alla prova. Spunta il compromesso

Oggi sul tavolo del Mise il progetto di polo nazionale dei compressori (Italcomp): idee diverse tra il ministro Giorgetti e la viceministra Todde, ma operai e fabbriche non possono attendere oltre una soluzione che salvi il lavoro
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ROMA - E' un giorno chiave per la ex Embraco di Torino, per la Acc Wanbao di Belluno e per il progetto di polo nazionale dei compressori al quale sono appese le speranze di sopravvivenza delle due fabbriche storiche. Ma è un giorno fondamentale soprattutto per i 700 tra operaie e operai dei due stabilimenti, che attendono da troppo tempo di sapere cosa ne sarà del loro lavoro. E del loro futuro. Nel primo pomeriggio il governo incontrerà (in videoconferenza) tutte le parti in causa: le Regioni Piemonte e Veneto, i prefetti di Torino e di Belluno, il  sindaco di Riva di Chieri, il commissario straordinario dell'Acc Wanbao, Maurizio Castro, i sindacati e la Whirlpool (ex proprietaria della Embraco).  Un vertice sul quale aleggia, però, un possibile contrasto politico all'interno della eterogenea maggioranza dell'esecutivo Draghi, con sullo sfondo l'ipotesi di un compromesso che proprio l'incontro di oggi potrebbe svelare.

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ROMA - E' un giorno chiave per la ex Embraco di Torino, per la Acc Wanbao di Belluno e per il progetto di polo nazionale dei compressori al quale sono appese le speranze di sopravvivenza delle due fabbriche storiche. Ma è un giorno fondamentale soprattutto per i 700 tra operaie e operai dei due stabilimenti, che attendono da troppo tempo di sapere cosa ne sarà del loro lavoro. E del loro futuro. Nel primo pomeriggio il governo incontrerà (in videoconferenza) tutte le parti in causa: le Regioni Piemonte e Veneto, i prefetti di Torino e di Belluno, il  sindaco di Riva di Chieri, il commissario straordinario dell'Acc Wanbao, Maurizio Castro, i sindacati e la Whirlpool (ex proprietaria della Embraco).  Un vertice sul quale aleggia, però, un possibile contrasto politico all'interno della eterogenea maggioranza dell'esecutivo Draghi, con sullo sfondo l'ipotesi di un compromesso che proprio l'incontro di oggi potrebbe svelare.

Sul tavolo, convocato dalla viceministra dello Sviluppo Economico Alessandra Todde (M5S), c'è il piano di accorpamento delle due aziende dal quale nascerebbe un polo nazionale (battezzato Italcomp) per la produzione di compressori per frigoriferi. Un progetto di politica industriale ideato e portato avanti dalla Todde quando era sottosegretaria al Mise nel secondo governo Conte e che, nell'impostazione originaria, vedeva Invitalia (società del Tesoro) nel ruolo di pivot e solo in prospettiva la ricerca di soci privati. Il cambio di guardia a palazzo Chigi ha di fatto frenato l'operazione e l'avvento al ministero di Giancarlo Giorgetti, capo delegazione della Lega nel governo, ha rimescolato le carte.

Giorgetti ha da subito impostato la propria linea sulle crisi industriali, spostando il baricentro sul ruolo dell'imprenditoria privata e dei fondi di equity nella ricerca di soluzioni e di reindustrializzazioni (ma teorizzando di staccare la respirazione artificiale a produzioni irrecuperabili).  Il cosiddetto 'metodo Corneliani', l'azienda tessile mantovana salvata proprio su input di Giorgetti nelle prime settimane del suo mandato al Mise: "Anche per Acc-Embraco - ha spiegato il ministro - proveremo a individuare uno o più imprenditori che abbiano fiducia nel progetto industriale e accettino la scommessa di salvare e rilanciare queste due grandi realtà italiane. Il momento è propizio perché ci sono le condizioni migliori possibili per imprenditori che volessero accettare la scommessa. Lo Stato mette a disposizione una serie di strumenti impensabili fino a poco tempo fa". Il riferimento è alla possibilità di entrare nel capitale come socio di maggioranza per i privati e minoranza per lo Stato. Il 'modello Corneliani', appunto: in sostanza un tandem tra pubblico e privato, ma con i pesi invertiti rispetto all'idea originaria della Todde che considerava Invitalia, dunque lo Stato, dominus dell'operazione.

Così, la vicenda Italcomp si è trasformata nel paradigma delle diverse visioni di politica industriale di due partiti che ora convivono in questa larghissima maggioranza, ma che già nella precedente esperienza condivisa di governo (il primo esecutivo Conte, quello giallo-verde) si era cercato inutilmente di far coincidere. Come dimostrato plasticamente dal caso Ilva. Ed ecco perchè il vertice di oggi (al quale al momento non è prevista la partecipazione di Giorgetti che, d'altro canto, ha assegnato proprio alla Todde la delega sulle crisi industriali), sarà decisivo non soltanto per il caso Italcomp ma anche per misurare la temperatura ad un ministero centrale per il rilancio economico del Paese.

Negli ultimi giorni avrebbe preso forma una sorta di compromesso, in base al quale si procederà inizialmente seguendo le coordinate fissate da Giorgetti (il 'modello Corneliani') e, in caso di fallimento nella ricerca di soggetti privati, si tornerebbe al piano Italcomp originario guidato da Invitalia. Giorgetti avrebbe già sondato possibili soggetti interessati tra i fondi di equity e contatti ci sarebbero stati anche con industriali (sono circolati i nomi di Novicelli, Zoppas e De Longhi). Ma solo oggi si capirà se le cose stanno davvero così perchè la viceministra Todde nelle ultime interlocuzioni con i sindacati ha ribadito che avrebbe ripreso in mano il progetto originario della Italcomp pubblica.

Opzione peraltro preferita dai lavoratori delle due fabbriche, che stanno vivendo una fase drammatica per il loro lavoro: la ex Embraco è addirittura ferma da tempo, con i 400 dipendenti in attesa della Cassa integrazione Covid che scongiurerebbe i licenziamenti (sempre oggi governo e curatore fallimentare dovrebbero sbloccare l'ammortizzatore sociale); la Acc Wanbao e i suoi 300 addetti hanno continuato a produrre guidati dal commissario straordinario Maurizio Castro, ma ora senza un'iniezione di liquidità la fabbrica rischia di doversi fermare: un emendamento governativo al Decreto Sostegni potrebbe individuare fondi per la fabbrica bellunese e, anche in questo caso, sono attese notizie dal vertice odierno.

I sindacati intanto hanno portato operaie e operai a protestare davanti ai portoni di ogni sede istituzionale, compreso quello romano del Mise a via Molise, diventata ormai per antonomasia la strada della protesta operaia. "Dopo le dichiarazioni del ministro Giorgetti - protestano Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil  - il progetto Italcomp pare aver assunto le sembianze di una scommessa da avventurieri, è stato completamente stravolto. Quello di Giorgetti è il quarto piano di salvataggio proposto dal quarto ministro del quarto governo della legislatura in corso". Oggi dagli schermi della videoconferenza del dicastero dovrà arrivare una parola di chiarezza per tutti.