Recovery Plan, la corsa contro il tempo del governo: dieci leggi da approvare entro l'anno
di Roberto Petrini , di Roberto PetriniROMA - La corsa contro il tempo, quella dove l’Italia si gioca “la reputazione”, come ha detto Mario Draghi, comincia adesso. Tra noi e un paese diverso, con più produttività e meno diseguaglianze, più green e più high tech, ci sono sei anni di distanza. Ma rendere concrete le oltre 300 pagine del Pnrr che venerdì il governo spedirà alla Commissione europea costerà un impegno senza precedenti. Con tre occhi vigili e sempre aperti: uno fissato su Bruxelles, uno sul Parlamento e uno sul fango e la ghiaia dei molteplici cantieri sparsi per la Penisola.
Gli osservatori internazionali si fidano di Draghi, naturalmente si fidano anche di Bruxelles ma sono scettici sulle forze politiche. E proprio in Parlamento dovranno passare almeno una decina di decreti legge o disegni di legge di iniziativa governativa che rappresentano il nerbo delle riforme e la struttura sulla quale dovrà camminare il Recovery plan.
Alcu…
ROMA - La corsa contro il tempo, quella dove l’Italia si gioca “la reputazione”, come ha detto Mario Draghi, comincia adesso. Tra noi e un paese diverso, con più produttività e meno diseguaglianze, più green e più high tech, ci sono sei anni di distanza. Ma rendere concrete le oltre 300 pagine del Pnrr che venerdì il governo spedirà alla Commissione europea costerà un impegno senza precedenti. Con tre occhi vigili e sempre aperti: uno fissato su Bruxelles, uno sul Parlamento e uno sul fango e la ghiaia dei molteplici cantieri sparsi per la Penisola.
Gli osservatori internazionali si fidano di Draghi, naturalmente si fidano anche di Bruxelles ma sono scettici sulle forze politiche. E proprio in Parlamento dovranno passare almeno una decina di decreti legge o disegni di legge di iniziativa governativa che rappresentano il nerbo delle riforme e la struttura sulla quale dovrà camminare il Recovery plan.
Alcuni sono indispensabili per la messa a terra degli investimenti. Si tratta del pacchetto delle semplificazioni, delle procedure di appalto, della erogazione dei fondi pubblici, delle norme anticorruzione. Senza contare il primo di tutti i decreti, indispensabile per accendere i motori: quello che dovrà istituire la cosiddetta cabina di regia. Non per nulla il cronoprogramma del governo prevede di collocare tutti questi provvedimenti tra maggio e luglio. Nella prima fase di partenza del Recovery.
Poi ci sono le riforme in senso stretto che Bruxelles ha chiesto con fermezza e che tuttavia incidono su argomenti che dividono le forze politiche: fisco, concorrenza, ammortizzatori sociali, riforma della giustizia. Qui si parla di procedere entro fine anno. E i problemi ci sono: sul fisco Forza Italia e Leu la pensano in modo diametralmente opposto; la concorrenza può dividere il popolo della Lega non incline a cedere su posizioni di rendita con le forze più aperte al mercato come parte del Pd e Italia Viva. Inutile dire che gli ammortizzatori sociali devono trovare un punto di incontro tra sindacati e Confindustria.
Quanto tempo ci vorrà? Secondo Openpolis, un centro che tiene sotto controllo le vicende parlamentari, in media in Italia i provvedimenti di iniziativa governativa – che sono i più veloci – impiegano circa sei mesi per essere approvati (quelli di iniziativa parlamentare: otto). Ci vorrà tutta la responsabilità possibile per evitare quelle che Draghi ha definito “miopi visioni di parte” e andare tutti insieme nella direzione del bene comune.
La soluzione che coltivano gli esperti dei complessi meccanismi parlamentari potrebbe essere quella di legare le riforme alla legge di Bilancio 2022. La sessione di Bilancio funziona proprio perché il Parlamento smette di fare altro e si occupa solo della legge “Finanziaria”. Sarebbe un pacchetto monstre, che potrebbe essere risolto a colpi di fiducia ma che si esporrebbe anche, in caso di bagarre, all’esercizio provvisorio.
La variabile Draghi naturalmente è quella vincente. Come pure lo sarà in Europa. Se vogliamo avere l’anticipo di una ventina di miliardi cash dopo l’estate, bisognerà ottenere l’approvazione del nostro piano da Bruxelles entro il 1° agosto. Tutto dovrà andare bene e nessuno dovrà sollevare obiezioni.
Naturalmente tutto funzionerà. Ma non è ancora finita. Perché le successive erogazioni sono condizionate allo stato di avanzamento dei lavori. E i controlli sulle cosiddette milestones saranno severi. Solo una volta visto il cammello la Commissione metterà sul tavolo la moneta.
Se vinceremo avremo tra sei anni un paese diverso. Con 3,6 punti di Pil in più e 750 mila occupati, più verde e più digitale.