Economia

La crisi del Covid fa salire la quota di aziende in difficoltà nel pagare i fornitori: in Italia sfiorano il 13%

(reuters)
I casi di gravi ritardi nei pagamenti sono cresciuti del 21% nel corso del 2020. Ma è leggermente salita anche la quota di chi salda i debiti entro la scadenza, alimentando l'immagine di una forbice che si allarga
2 minuti di lettura

MILANO - La durezza della crisi economica derivante dal'emergenza sanitaria si riverbera con chiarezza nel dato sulla puntualità di pagamento delle imprese nei confronti dei loro fornitori. Da una parte, infatti, crescono di molto le imprese che hanno sforato i 30 giorni di ritardo nel rispettare i propri impegni. Ma sono, d'altra parte, salite anche (in misura lieve) le imprese che sono puntuali nel pagare. A comprimersi è stata dunque la schiera centrale, di chi sfora i termini di pagamenti ma salda entro un mese. Sintomo probabilmente di una doppia velocità: come molti ambiti della crisi, si allarga la forbice tra chi ha sofferto le chiusure e chi è riuscito ad operare ugualmente, magari anche sfruttando nuove opportunità che la crisi ha aperto.

Lo Studio Pagamenti elaborato da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, ha analizzato le imprese di 35 Paesi (23 in Europa) che pesano per il 90% del Pil mondiale. Nel dettaglio italiano emerge che nel corso del 2020 "le imprese che hanno pagato i loro fornitori con oltre 30 giorni di ritardo sono aumentate del 21,9% rispetto al 2019 salendo così al 12,8% totale. Nonostante questo, alla fine dello scorso anno, la puntualità delle aziende italiane è migliorata dal 35 al 35,7% facendo guadagnare al nostro Paese una posizione a livello europeo (dal 17° al 16° posto) e due al livello mondiale (dal 25° al 23° posto)". 

Se si guarda alle nazioni che hanno la maggiore incidenza nei ritardi gravi dei pagamenti, spiccano Singapore ed Egitto, rispettivamente con il 43,2% e il 42,8%, mentre in Europa hanno fatto peggio dell’Italia la Grecia (38%), la Romania (24,8%), il Portogallo (20,3%), la Croazia (19,1%) e la Turchia (15,7%). Rispetto al 2019, i pagamenti oltre 30 giorni si sono impennati in termini percentuali soprattutto in Messico (+59,1%), Slovenia (+43,3%), Francia (+37,5%), Lussemburgo e Danimarca (+33,3% per entrambe) e a Taiwan (+31,6%). Nonostante il notevole incremento, tuttavia, la Danimarca si conferma anche nel 2020 fra i Paesi con meno ritardi gravi in assoluto (0,8%), insieme a Svezia (0,7%) e Finlandia (0,9%). I ritardi gravi sono aumentati nell’ordine del 20% anche per Serbia, Belgio, Irlanda e Spagna. E anche in Cina la percentuale delle imprese ritardatarie è passata dal 26,3% del 2019 al 30,1% del 2020.

Con una così bassa incidenza di ritardi gravi, nonostante il peggioramento, la Danimara difende anche il primato di sistema con il maggior numero di imprese puntuali (88,6%), seguita da Polonia (76%), Paesi Bassi (75%), Russia (73,7%) e Taiwan (72,5%). Fanalino di coda è la Romania (13,1%), preceduta da Israele (16,2%), Portogallo (16,4%), Bulgaria (18,9%) e Grecia (23,3%).

Rispetto al 2019, Filippine (+29,3%), India (+28,5%), Croazia (+22,6%) e Finlandia (10,2%) fanno registrare l’incremento più elevato di pagamenti puntuali, che si attestano rispettivamente al 56%, al 53,7%, al 33,6% e al 53%. Le involuzioni più significative, invece, riguardano l’Irlanda (-38,5%), la Romania (-35,5%), Hong Kong (-17,2%) e Israele (-12,4%), dove le imprese che adempiono i propri obblighi di pagamento alla scadenza sono, nell’ordine, il 28,9%, il 13,1%, il 28% e il 16,2%. A confronto con il 2019, l’Irlanda (28°) perde 11 posizioni in classifica, Lussemburgo (12°), Messico (17°) e Francia (22°) retrocedono di 3 posti, Taiwan (5°) e Spagna (18°) di 2, mentre l’India (14°) scala 8 posizioni e Turchia (8°) e Portogallo (33°) ne guadagnano 2. Stabili, rispettivamente all’11° e al 30° posto, Stati Uniti e Cina.