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La vigilanza Inps conferma “Una corsia preferenziale per favorire Quota 100”

La denuncia del Comitato di indirizzo e di sorveglianza dell'istituto che conferma quanto pubblicato da Repubblica nel 2019: per aiutare la liquidazione delle pratiche legate alla misura sulle pensioni di Lega e 5Stelle “fu dato un preciso indirizzo politico”
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ROMA - La corsia preferenziale per Quota 100 esisteva, dunque. Le testimonianze raccolte da Repubblica nel 2019 - con queste pensioni super sprint, erogate dall’Inps in 24 ore o in una manciata di giorni, e tutte le altre in coda - trovano ora conferma ufficiale. L’84% di assegni di Quota 100 nel 2019 sono stati liquidati entro 15 giorni, contro il 67% delle pensioni di vecchiaia, anzianità, invalidità, indirette e ai superstiti. Ma quel che è peggio, il 17,4% delle “normali” registra da un minimo di 30 a oltre 120 giorni di attesa, contro appena il 3,3% di Quota 100. 

«I dati dimostrano che vi è stato un preciso indirizzo politico volto a privilegiare le pensioni liquidate con Quota 100», si legge nel Rendiconto sociale pubbli…

ROMA - La corsia preferenziale per Quota 100 esisteva, dunque. Le testimonianze raccolte da Repubblica nel 2019 - con queste pensioni super sprint, erogate dall’Inps in 24 ore o in una manciata di giorni, e tutte le altre in coda - trovano ora conferma ufficiale. L’84% di assegni di Quota 100 nel 2019 sono stati liquidati entro 15 giorni, contro il 67% delle pensioni di vecchiaia, anzianità, invalidità, indirette e ai superstiti. Ma quel che è peggio, il 17,4% delle “normali” registra da un minimo di 30 a oltre 120 giorni di attesa, contro appena il 3,3% di Quota 100. 

«I dati dimostrano che vi è stato un preciso indirizzo politico volto a privilegiare le pensioni liquidate con Quota 100», si legge nel Rendiconto sociale pubblicato un mese fa dal Civ, il Comitato di indirizzo e vigilanza dell’Inps presieduto da Guglielmo Loy e composto da rappresentanti di sindacati e imprese. «Una scelta che il Civ non ha condiviso e ha più volte evidenziato».

Quel 17,4% di “trascurati” nel 2019 - si legge ancora nel Rendiconto - corrispondono a 70 mila aspiranti pensionati «la cui attesa determina il giudizio sull’operato dell’Inps». Quando invece l’obiettivo dell’Istituto «deve essere quello di assicurare la continuità del reddito e non può essere limitato a casi eccezionali oppure a quelli su cui la politica è maggiormente sensibile».

Quota 100 debutta nel 2019. Le domande partono il 29 gennaio di quell’anno, a poche ore dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto 4 che istituisce l’anticipo a 62 anni con 38 di contributi. La misura è, al pari del Reddito di cittadinanza, il feticcio del governo Lega-M5S. A marzo l’Inps accelera. Due circolari interne (la 1008 dell’11 marzo e la 1062 del 14 marzo) vengono inviate da Roma alle sedi territoriali per chiedere di fare in fretta, accettare le domande «anche in mancanza del certificato del datore di lavoro», quello che attesta le dimissioni del lavoratore. E per assicurare ai dipendenti zelanti - in realtà sottoposti a enorme pressione - un «premio di produttività» legato al numero di pratiche smaltite di Quota 100.

Giocoforza tutte le altre finiscono in coda, si crea un imbuto, i ritardi si gonfiano (c’è chi aspetta anche da 14 mesi), gli sportelli non sanno come giustificarsi, giornali subissati di proteste. In aprile vengono fissate ben tre date di liquidazione della pensione per i “quotisti”: un unicum nella storia dell’Inps che eroga l’assegno sempre e solo il primo giorno lavorativo di ogni mese. Bisogna correre, con le elezioni europee alle porte (26 maggio), la Pasqua in mezzo (21 aprile). E pure le card gialle da riempire con i primi soldi del Reddito di cittadinanza accreditati in 15 giorni (1 milione le domande al 30 aprile). 

Nel primo trimestre di quell’anno “caldo” del governo gialloverde la liquidazione delle pensioni anticipate “normali”, cioè senza Quota 100, e delle pensioni di vecchiaia crolla all’improvviso di un quarto: -22% e -25%, rispettivamente. Corre solo Quota 100: qualcosa sta accadendo. Ora si capisce meglio cosa e perché. La politica al governo incassa il suo dividendo di consenso popolare, anche a scapito di cittadini lasciati a mollo.

E oggi? I protagonisti di allora fanno a gara nel prendere le distanze da Quota 100, incapaci di giustificarne il flop di adesioni: un milione di quotisti preventivato, siamo a 268 mila. Cinque Stelle non ne parla più. La Lega minimizza: «Era solo una sperimentazione». E il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nominato proprio da quel governo nel 2019: «Quota 100 è un pilota che si autodistrugge». La misura scade il 31 dicembre di quest’anno. Il dopo ancora non è stato scritto.