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Gli ambientalisti contro i progetti di Draghi per il clima: "Un'occasione mancata"

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Roma. Il mondo ambientalista, dalle associazioni ai centri studi, boccia il governo Draghi: nella lotta al cambiamento climatico, gli impegni presi nel Pnnr, il Piano nazionale di resistenza e resilienza presentato a Bruxelles, non sono abbastanza. E, comunque, non sufficienti per raggiungere gli obiettivi che la Ue si è data per ridurre i gas serra.


Potrebbe sembrare un paradosso, visto che il nuovo esecutivo ha puntato per la ripresa economica proprio sui “business” ambientali: oltre un terzo (il 37%) dei 248 miliardi destinati all’Italia - tra Next Generation Ue e fondi aggiuntivi - vanno a progetti per il clima e l’efficienza energetica. E perché i fondi non vadano sprecati, il nuovo e…

Roma. Il mondo ambientalista, dalle associazioni ai centri studi, boccia il governo Draghi: nella lotta al cambiamento climatico, gli impegni presi nel Pnnr, il Piano nazionale di resistenza e resilienza presentato a Bruxelles, non sono abbastanza. E, comunque, non sufficienti per raggiungere gli obiettivi che la Ue si è data per ridurre i gas serra.


Potrebbe sembrare un paradosso, visto che il nuovo esecutivo ha puntato per la ripresa economica proprio sui “business” ambientali: oltre un terzo (il 37%) dei 248 miliardi destinati all’Italia - tra Next Generation Ue e fondi aggiuntivi - vanno a progetti per il clima e l’efficienza energetica. E perché i fondi non vadano sprecati, il nuovo esecutivo ha creato il ministero della Transizione ecologica, il “vecchio” Ambiente potenziato con nuove deleghe e affidato a un tecnico come l’ex presidente dell’Istituto italiano di tecnologia, Roberto Cingolani.

Legambiente: "Speriamo la Ue lo faccia cambiare"

«Non c’è dubbio che il Pnrr appena presentato abbia migliorato il documento del precedente governo Conte», concede Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. Per poi aggiungere: "Rischiamo una grande occasione mancata, perché anche così rivisto, non ci siamo ancora. Nelle rinnovabili, si concedono finanziamenti solo all’eolico off shore mentre non si aiutano le comunità energetiche nel fotovoltaico. Si parla genericamente di tecnologia dell’idrogeno, quando avrebbe senso utilizzarlo solo per decarbonizzare la grande industria come le acciaierie o i trasporti navali, ma non ha senso per la mobilità urbana. Confidiamo nell’Europa perché lo faccia riscrivere ancora".


Le critiche di Ciafani si trovano in un documento che Legambiente ha sottoscritto con Wwf, Greenpeace, Kyoto Club, Trasport&Enviroment. Si sottolinea come l’Italia "abbia un obiettivo di decarbonizzazione del 51% contro il 55% della Ue" e come nel Pnrr preveda per le rinnovabili risorse solo per 4 mila megawatt, per le comunità energetiche e l'agri-fotovoltaico, per tutta la durata del Piano. Mentre, per le associazioni,  per ottenere gli obiettivi di decarbonizzazione l'Italia dovrebbe incrementare lo sviluppo delle rinnovabili per circa 6 mila megawatt all'anno.

Trasporti, falliti gli obiettivi di riduzione delle emissioni

Inoltre, nel documento è scritto che il Pnrr, così come è stato presentato, fallisce gli obiettivi di riduzione delle emissioni: sulla mobilità elettrica, il fondo italiano investe solo l'1% del totale, contro 25% della Germania e il 10% della Spagna. E, più in generale, non ci sarebbe una politica per lo sviluppo delle città "intelligenti".

"Ma ci preoccupa anche un'altro aspetto - insiste Ciafani - che non è previsto nel Piano: bisogna introdurre da subito l'obbligatorietà di dibattiti pubblici sui territori dove verranno realizzati i progetti del Pnrr. Il Governo fa bene a indicare come priorità la riduzione dei tempi dei permessi, ma tutto diventa inutile se non ci saranno momenti in cui le autorità incontrano cittadini e amministratori locali per superare resistenze e andare incontro alle loro richieste. In caso contrario, si rischia di perdere molto tempo e non centrare i vincoli di Bruxelles sul completamento delle opere"

Industria, attenzione alle nuove filiere

Sulla stessa linea il documento firmato dal Coordinamento Free, che raccoglie una ventina di associazioni (ambientaliste, lobbiste ed industriali) impegnate nella transizioni energetica. Lo studio sottolinea come nel Pnrr «lo stimolo per le rinnovabili copra solo il 25% di quanto sarebbe necessario per raggiungere l’obiettivo del 55% di riduzione delle emissioni».

Nel documento del Coordinamento Free si sottolinea anche come le risorse del Pnrr nel settore trasporti siano quasi tutte in favore dell'Alta velocità, mentre l'economia circolare si ferma al ciclo dei rifiuti. Attenzione anche alle nuove filiere industriali, che possono portare nuova occupazione: "Bisogna stare attenti a non ripetere errori recenti come quello del fallimento del solare termodinamico, con il quale si è buttata a mare una leadership mondiale per l'opposizione paesaggistica a due impianti di poche decine di ettari".

I giovani di Fridays for future, movimento nato sulla scia delle battaglie di Greta Thunberg, bollano i provvedimenti coordinati da Cingolani come «obsoleti e che vanno in una direzione sbagliata». E quattro ambientalisti storici, Massimo Scalia, Gianni Silvestrini, Gianni Mattioli ed Enzo Naso si sono rivolti direttamente al premier Mario Draghi: in una lettera segnalano come rispetto al Pnrr precedente siano stati tagliati «10 miliardi ai progetti verdi» e come manchino almeno 20 miliardi per raggiungere quel 37% di progetti “effettivamente” verdi indicati da Bruxelles: «Una furbizia che in sede Ue non sarà premiata».

Superbonus: "Serve una riforma per gestire le risorse pubbliche"

Infine, si segnalano le critiche di "Ecco", il nuovo think tank italiano indipendente per l'energia e il clima con il supporto della European Climate Foundation e la Bulb Fundation. Nelle considerazioni sul Piano presentato dal governo Draghi a Bruxelles, gli esperti di "Ecco" sottolineano come "il tema del clima sia presentato bene nella teoria ma non nella pratica e come "il Pnrr sia una occasione persa per fare della transizione ecologica il triano della crescita sostenibile".

Una delle critiche più rilevanti riguarda i 18 miliardi destinati all'efficienza energetica, in particolare al Superbonus esteso al 2023: "Senza una riforma rischia di diventare uno spreco di risorse pubbliche". Nei trasporti, invece, "la mobilità elettrica è sacrificaya a favore della mobilità a gas e dell'alta velocitàche però non coincidono con la decarbonizzazione dei trasporti".