L'inflazione accelera, ecco perché. "Ma alla base ci sono fattori temporanei"
di Sara Bennewitz , Raffaele Ricciardi , di Sara Bennewitz, Raffaele RicciardiMILANO - Il pericolo di un surriscaldamento dell'inflazione, in primis negli Stati Uniti ma a ruota anche nell'Eurozona, è il tema caldo per i mercati finanziari. I dati pubblicati oggi negli Usa hanno superato le stime degli analisti, indicando un aumento annuo del 4,2% dell'indice ad aprile. Le aspettative erano per un +3,6%, il dato effettivo è risultato al top dal 2008. E dire che nell'analisi della vigilia degli economisti di Intesa Sanpaolo si sottolineava come il mese scorso la benzina non avesse ancora subito una variazione significativa, mentre ben più consistente dovrebbe essere il contributo del mese di maggio spinto dalla riapertura delle attività e la ripresa della "driving season". Anche se si guarda all'inflazione "core", quella depurata dalle componenti volatili come energia ed alimentari, il dato ha battuto le aspettative: +3% annuale, top da 26 anni, contro attese del 2,3%.
La Fed resta paziente
La…
MILANO - Il pericolo di un surriscaldamento dell'inflazione, in primis negli Stati Uniti ma a ruota anche nell'Eurozona, è il tema caldo per i mercati finanziari. I dati pubblicati oggi negli Usa hanno superato le stime degli analisti, indicando un aumento annuo del 4,2% dell'indice ad aprile. Le aspettative erano per un +3,6%, il dato effettivo è risultato al top dal 2008. E dire che nell'analisi della vigilia degli economisti di Intesa Sanpaolo si sottolineava come il mese scorso la benzina non avesse ancora subito una variazione significativa, mentre ben più consistente dovrebbe essere il contributo del mese di maggio spinto dalla riapertura delle attività e la ripresa della "driving season". Anche se si guarda all'inflazione "core", quella depurata dalle componenti volatili come energia ed alimentari, il dato ha battuto le aspettative: +3% annuale, top da 26 anni, contro attese del 2,3%.
La Fed resta paziente
La Federal Reserve guarda con attenzione ai dati, ma già ha dichiarato più volte il suo atteggiamento paziente e tollerante verso il surriscaldamento dei prezzi: si tratta di dinamiche transitorie, proprie di una ripartenza dopo uno choc improvviso, che non chiamano a una immediata reazione sul fronte dei tassi. Anche se i banchieri centrali sono consapevoli che non mancano settori, come quello della casa, dove un incremento delle valutazioni potrebbe essere spia di una dinamica più duratura.
Ancora questa settimana, la Fed ha cercato di calmare i timori sull'inflazione suggerendo un atteggiamento "paziente" e una politica monetaria fatta per sopire l'aumento dei prezzi delle materie prime ed enfatizzare la ripresa del mercato del lavoro: l'economista Lael Brainard, che è una dei governatori della Fed, ha fatto sapere che la Banca centrale americana non farà mancare il suo supporto, continuando a sostenere l'economia, anche se la crescita riprenderà. Altri membri della Fed interpellati dal Financial Times vedono i deboli dati annunciati la scorsa settimana sul mercato del lavoro Usa di aprile come un motivo in più per stare in allerta: la strada per la ripresa dell'economia Usa per quest'anno rimane costellata di incertezze. Anche l'attacco informatico alla rete di Colonial è stato smorzato: per le autorità Usa non ci sarebbe la necessita di fare scorte di petrolio, e così facendo di far salire i prezzi. Una simile dinamica si era vista anche sui prezzi della carta igienica all'inizio della pandemia: comportatemene irrazionali, dettati dal panico, destinati a rientrare nel medio periodo.
Petrolio, alimentari, componenti: i prezzi salgono ma "è una dinamica temporanea"
In un paper di Amundi fresco di stampa si dà comunque per assodato che le pressioni inflazionistiche aumenteranno nel 2021. Il petrolio è indicato come uno dei principali motori dell'inflazione complessiva, ma ci sono anche altri fattori di rialzo. "I prezzi dei prodotti alimentari stanno salendo di nuovo", scrivono gli economisti del colosso degli investimenti per una serie di ragioni: rese mediocri dei raccolti per il clima; massicci acquisti cinesi; controllo dell'export da grandi produttori come Russia e Indonesia; difficoltà di movimento degli addetti all'agricoltura. La scarsità di materie prime è un altro fattore di incremento dei prezzi, così come l'atteggiamento delle famiglie: "La domanda che si è accumulata grazie ai grandi risparmi delle famiglie potrebbe generare alcuni equilibri inflazionistici a breve termine quando avverrà la riapertura di alcuni settori". Si tratta, però, di un trend che "durerà solo alcuni mesi". I fattori sopra citati "sono infatti tutti una-tantum e temporanei o verosimilmente tali nel caso dei prezzi delle materie prime e degli alimentari - e quindi potrebbero svanire prima che le principali economie avanzate siano ritornate al loro potenziale livello di output. Con tutta probabilità, questi elementi non saranno sufficienti a creare i presupposti per un cambiamento duraturo dei regimi d'inflazione strutturali".
I colli di bottiglia
A valle della pubblicazione dei dati Usa, il chief global strategist di Intermonte, Antonio Cesarano, ha rimarcato come il forte rialzo anche nella componente core sia arrivato "complice il forte rialzo di diverse componenti collegate ai consumi, di cui alcune particolarmente emblematiche anche dei vari colli di bottiglia che si stanno sperimentando nella fase di riapertura post Covid". In particolare, i mezzi di trasporto (+2,5% mensile) sono stati spinti dal fortissimo rialzo di auto e camion usati, dovuto alla crescita dei tempi d'attesa per il nuovo su cui impatta la carenza di chip. Anche le tariffe aeree sono schizzate, ma per Cesarano il fatto che il membro della Fed, Clarida, abbia tenuto a precisare che l'inflazione dovrebbe rientrare in area 2% tra il 2022 ed il 2023, aggiungendo che se la Fed riterrà che il rialzo dell'inflazione debba essere letto come non transitorio, allora non esiterà ad intervenire, dà un "motivo in più per aumentare lo scetticismo dei mercati che per transitorio debba intendersi non qualche mese ma almeno un trimestre o più, visti anche i tanti colli di bottiglia che stanno emergendo tra cui emblematico quello dei chip".
Le preoccupazioni dei mercati e il conto sul tech
Massimiliano Schena, direttore degli investimenti di Symphonia Sgr, è convinto che la ripresa dell'inflazione sia "in gran parte un fenomeno temporaneo, legato alla base di calcolo depressa del primo semestre 2020, all'aumento dei prezzi delle materie prime ed alla normalizzazione dei prezzi dapprima dei beni ed ora dei servizi che erano stati distorti dalla pandemia". Anche le politiche economiche ultra-espansive delle Banche centrali che ormai durano da tempo, giocano a favore di una inflazione elevata. Se questa dovesse persistere, sarebbe "considerata negativamente, poiché aumenta la volatilità dell'attività economica, favorisce il trasferimento di ricchezza dai creditori e dai percettori di rendite ai debitori ed ai percettori di salari, che possono essere protetti da meccanismi di indicizzazione, tende a diventare un circolo vizioso ed infine perché disinflazionare un'economia può essere molto costo in termini di maggiore disoccupazione", spiega Schena.
Sui mercati si sono riverberate queste preoccupazioni, nelle ultime giornate, in particolare sul settore tecnologico. Se nel complesso le azioni sono meno vulnerabili al rischio inflazione di altri mercati (perché le aziende possono scaricare sui consumatori le pressioni inflazionistiche e il fatturato è strettamente correlato con la crescita del Pil nominale), si apre una possibile divergenza tra settori: "I cosiddetti 'Valuè (quelli con multipli più bassi, caratterizzati da una crescita costante generalente legati ai settori ciclici, ndr) stanno sovraperformando i settori 'Growth' come il tecnologico, dove l'innovazione tecnologica tende a deprimere i prezzi dei beni e dei servizi", spiega ancora Schena.
Resta infine da valutare quanto una fiammata dei prezzi possa lasciare il cerino in mano ai lavoratori, soprattutto in una fase in cui il recupero occupazionale - per quanto forte negli Usa, siamo ancora a svariati milioni di occupati sotto il livello pre-pandemico - è solo parziale. "A breve termine questo è un rischio, anche se l'ondata di stimoli fiscali, fortemente incentrati sui trasferimenti di denaro pubblico alle famiglie, lo attenua grandemente; l'ultimo report sul mercato del lavoro Usa lascia tuttavia trasparire il rischio di carenza di offerta di lavoro, a causa dell'incertezza per il contagio e per i generosi sussidi pubblici a disposizione, proprio in un momento in cui la domanda si sta riprendendo con la riapertura dell'economia. La conseguente pressione al rialzo sui salari che può emergere dovrebbe essere transitoria come le generali pressioni inflazionistiche, ma può complicare l'outlook di politica monetaria se più persistente", chiosa Schena.