Mutui agevolati ai giovani, il fronte del no: "Il problema è il lavoro, non la casa"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Si dice che l'Italia non sia un Paese per i giovani, ma garanzie e agevolazioni per comprare la prima casa sono una misura per i giovani? Le norme previste dal decreto Sostegni bis a vantaggio degli Under36 sono state annunciate con grande enfasi dal governo (nonostante un mini stanziamento da 50 milioni di euro) ma criticate prima da alcune organizzazioni giovanili e poi, man mano che il dibattito è entrato nel vivo, anche da economisti e persino da analisti del mercato immobiliare. Le critiche sono di due ordini: la prima è quella secondo la quale i giovani non vanno incoraggiati a comprare una casa mentre muovono i primi passi nel mercato del lavoro, perché questo potrebbe diventare un ostacolo allo sviluppo di una carriera interessante, che magari li porterà di città in città. La seconda è che, nonostante le agevolazioni, i giovani non possono permettersi di comprare una casa e pagare le rate del mutuo nei primi anni di c…
ROMA - Si dice che l'Italia non sia un Paese per i giovani, ma garanzie e agevolazioni per comprare la prima casa sono una misura per i giovani? Le norme previste dal decreto Sostegni bis a vantaggio degli Under36 sono state annunciate con grande enfasi dal governo (nonostante un mini stanziamento da 50 milioni di euro) ma criticate prima da alcune organizzazioni giovanili e poi, man mano che il dibattito è entrato nel vivo, anche da economisti e persino da analisti del mercato immobiliare. Le critiche sono di due ordini: la prima è quella secondo la quale i giovani non vanno incoraggiati a comprare una casa mentre muovono i primi passi nel mercato del lavoro, perché questo potrebbe diventare un ostacolo allo sviluppo di una carriera interessante, che magari li porterà di città in città. La seconda è che, nonostante le agevolazioni, i giovani non possono permettersi di comprare una casa e pagare le rate del mutuo nei primi anni di carriera. Spingerli a farlo potrebbe far scoppiare una bolla immobiliare, o comunque spingerli sul lastrico o, molto più probabilmente, a dipendere all'infinito dai genitori.
Le obiezioni dei giovani: no alla casa, meglio essere nomadi
La prima organizzazione a insorgere contro il rifinanziamento del Fondo prima casa e le agevolazioni fiscali rivolte agli under 36, all'indomani dell'annuncio del presidente del Consiglio Mario Draghi, è stata la direttrice della testata "La Repubblica degli stagisti", Eleonora Voltolina: "Se si vogliono aiutare i giovani con i soldi del Recovery Fund sarà bene scegliere bene dove metterli, perché vadano a finanziare misure utili. Agevolare i mutui non è una misura utile. La casa di proprietà non è una priorità. Si tratta di una fissazione tutta italiana", ha scritto, aggiungendo che invece ai giovani servono "un massiccio investimento in orientamento scolastico, un potenziamento di risorse e personale negli uffici stage/placement universitari; un aumento delle retribuzioni di assegnisti di ricerca e ricercatori, e una revisione della normativa sui tirocini, per incentivarne l'utilizzo virtuoso ed evitare lo sfruttamento, dando più diritti agli stagisti".
Flavio Proietti, 27 anni, consulente dell'innovazione, attivista di "Officine Italia", una delle associazioni del movimento "Unononbasta", sceso in piazza per chiedere al governo di investire nel Recovery Plan ben più dell'un per cento delle risorse, ha una posizione abbastanza vicina a quella di Eleonora Voltolina: "Da una parte questo tipo di misure hanno come target i giovani, che in Italia sono fortemente svantaggiati, e quindi qualsiasi misura che vada in questa direzione va accolta favorevolmente. Però non è chiaro come verrà finanziata e come funzionerà questa misura: il forte sospetto è che non avvantaggi il Neet, ma il ragazzo che è già in una buona posizione, con un lavoro e magari un contratto a tempo indeterminato. Perché comunque, garanzia o non garanzia, la banca difficilmente darà il mutuo a chi ha un profilo atipico. E tra l'altro misure di questo tipo sono distorsive, in questo modo si supporta la bolla, e non si sostiene tanto chi deve comprare casa, ma chi vive del mercato immobiliare, non i giovani. Ho seri dubbi sul fatto che sia questa la priorità: lo sono molto di più il lavoro, la formazione, il mismatch tra domanda e offerta".
Le obiezioni degli economisti: il problema è il lavoro
Su Lavoce.info, il sito degli economisti, scende in campo Luciano Monti, docente di Politiche dell'Unione Europea alla Luiss e condirettore della Fondazione Bruno Visentini, con un articolo dal titolo eloquente: "Non è la casa il problema dei giovani". La generazione dei Millennials ha ben altre preoccupazioni, spiega lo studioso, a cominciare dall'insicurezza economica. E' quella, e non la mancanza di garanzie sul mutuo, che impedisce di comprare una casa. Una recente indagine della Fiaip, l'associazione degli agenti immobilari, dimostra del resto che anche il recente aumento di acquisti immobiliari da parte dei giovani sia da attribuirsi esclusivamente al fatto che i risparmi dei genitori siano cresciuti molto nell'anno del Covid, e che quindi desiderino impiegarli in questo modo.
Monti cita una ricerca curata dal Consiglio nazionale giovani e da Eures dalla quale emerge che oltre il 90 per cento degli intervistati (tra i 18 e i 35 anni) non sia interessato o non abbia i mezzi per comprare una casa. E tutte le misure di incentivazione all'acquisto previste a partire dal 2013 non solo non hanno favorito gli acquisti della prima casa da parte dei giovani, ma non sono riusciti nemmeno a frenare l'aumento della percentuale, altissima in Italia, dei figli adulti che preferiscono continuare a vivere con i genitori.
Le obiezioni degli analisti immobiliari: così si va verso la bolla
Persino Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, da decenni attento osservatore e analista del mercato, non condivide la misura del governo: "Dal punto di vista immobiliare l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di spingere i prezzi delle case in alto. Una manovra così tira su proprio i prezzi delle case piccole, fino a 250 mila euro, altro che aiutare i giovani".
Poi però fa un altro ragionamento, e stavolta da padre: "Ho un figlio di 30 che fa il ricercatore universitario. Non credo che il primo interesse da parte dei giovani sia quello di avere una casa e un mutuo che li blocchi per 30 anni. Quattro anni fa abbiamo pubblicato una bella ricerca che s'intitolava "Verso la casa taxi": il rapporto tra i giovani e la casa non deve essere "fisso". La cosa più importante è un lavoro di qualità: la casa quando si è giovani è un posto dove stare per un certo periodo, in affitto, o in coliving. Fare una manovra che riproduce un modello abitativo degli anni '50 mi sembra un po' stravagante. Allora c'era il piano Fanfani, per i senza casa: è stato molto utile, ma era un altro Paese. Erano i miei genitori che mi dicevano comprati la casa, fatti una famiglia e trovati un lavoro fisso. Il lavoro fisso i giovani non ce l'hanno, la famiglia è fluida, perché proprio la casa dovrebbe essere fissa?".