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Fincantieri, bandi e ricollocamenti: da Italcomp a Jabil, così il Mise prova a disinnescare le crisi industriali

Una manifestazione davanti al Mise di operai della ex-Embraco 
Ancora in salita le emergenze della manifattura. Il governo cerca la sponda dei gruppi pubblici, domani il tavolo sulla multinazionale americana che taglia il lavoro in Campania
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ROMA - Fincantieri per la Acc-Wanbao, un nuovo bando per attrarre investitori alla Blutec di Termini Imerese, un piano industriale che prova a "salvare" gran parte degli esuberi della Jabil di Marcianise. Nel cono d'ombra della 'madre' di tutte le crisi industriali (la ex Ilva), qualcosa si muove anche se a fatica nelle altre emergenze della manifattura italiana. Per lo più soluzioni ponte che, se non altro, garantiscono una dose di ossigeno per la sopravvivenza di fabbriche in difficoltà da anni.

Già domani al ministero dello Sviluppo Economico, dove è in calendario una riunione tra governo e sindacati sul caso Jabil (l' "altra Whirlpool"), potrebb…

ROMA - Fincantieri per la Acc-Wanbao, un nuovo bando per attrarre investitori alla Blutec di Termini Imerese, un piano industriale che prova a "salvare" gran parte degli esuberi della Jabil di Marcianise. Nel cono d'ombra della 'madre' di tutte le crisi industriali (la ex Ilva), qualcosa si muove anche se a fatica nelle altre emergenze della manifattura italiana. Per lo più soluzioni ponte che, se non altro, garantiscono una dose di ossigeno per la sopravvivenza di fabbriche in difficoltà da anni.

Già domani al ministero dello Sviluppo Economico, dove è in calendario una riunione tra governo e sindacati sul caso Jabil (l' "altra Whirlpool"), potrebbe essere collocato il tassello che restituisce un po' di futuro ai circa 400 operai della multinazionale americana dell'hi-tech (schede elettroniche) nello stabilimento a una manciata di chilometri da Caserta. Al tavolo dovrebbe essere presentato un nuovo piano industriale che prevede la conferma di 250 addetti alla Jabil e il collocamento di altri 200 alla Tme, azienda italiana dello stesso settore presente con un impianto nel territorio casertano. Ma i sindacati restano cauti, perché negli ultimi cinque anni la multinazionale Usa ha periodicamente comunicato esuberi occupazionali senza tracciare prospettive certe di rilancio della fabbrica: "Aspettiamo ancora un piano industriale credibile, mentre fino ad oggi si è parlato solo di ricollocamento di lavoratori altrove. Un tempo qui lavoravano più di mille persone...", dice Fabio Palmieri della Fiom-Cgil.

A Termini Imerese (Sicilia nord-occidentale, il polo industriale ex Fiat) un bando ad hoc deciso dal Mise cercherà di attrarre nuovi investitori interessati al rilancio del sito travolto dal fallimento (con pesanti risvolti giudiziari) del progetto della Blutec. Senza ulteriori proroghe, alle quali si è impegnata a lavorare la viceministra Alessandra Todde insieme al ministero del Lavoro, i circa 600 lavoratori a giugno vedranno scadere tutti gli ammortizzatori sociali. Ancora più nebulosa la prospettiva per i 300 dell'indotto. Il bando, sostiene il ministro Giancarlo Giorgetti, deve servire "all'individuazione puntuale dei progetti imprenditoriali, in termini di sostenibilità industriale e finanziaria, di ricadute occupazionali e di soddisfacimento dei creditori pubblici". Sul tavolo una dote finanziaria di 240 milioni: 90della Regione Sicilia e 150 del governo. Si è vociferato di un interesse di Amazon, mentre sul tavolo dei commissari straordinari c'è il Progetto Sud del Consorzio Smart City, un piano di reindustrializzazione green del polo di Termini Imerese.

Infine Acc-Wanbao, "versante" veneto del progetto ItalComp studiato dal precedente governo (sempre da Alessandra Todde, allora sottosegretaria del Mise) per salvare la fabbrica bellunese di compressori per frigo, 300 addetti, e la piemontese ex Embraco, 400 lavoratori. L'avvento di Giorgetti al dicastero di via Veneto ha di fatto frenato l'operazione che vedeva Invitalia (società del Tesoro) nel ruolo di pivot del nuovo polo nazionale del settore: il ministro leghista preferisce una soluzione "privata" per le due aziende, ma intanto la carenza di liquidità rischia di fermare la produzione della Acc (la ex Embraco è inattiva già da tempo). Falliti tutti i tentativi di finanziamenti garantiti dallo Stato e di fondi ad hoc nei decreti governativi, al Mise si starebbe lavorando ad una soluzione-ponte che prevede la cessione del ramo d'azienda alla Fincantieri, il gruppo pubblico della cantieristica navale, così da rifinanziare lo stabilimento bellunese in attesa di vedere cosa ne sarà del progetto ItalComp.