Prysmian, se aumentano le donne in azienda cresce anche lo stipendio variabile
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMILANO - "Assumi una donna, a conti fatti ti conviene". Non è uno slogan o un modo di dire ma un obiettivo ben preciso che il gruppo Prysmian ha inserito tra i parametri di sostenibilità, cui è legata la remunerazione variabile dei manager, l'aumento della percentuale di donne presenti in azienda. Quindi d'ora in poi, ogni volta che verrà fatta un'assunzione - sia a livello di colletti bianchi, sia di posizioni manageriali - ragionevolmente i responsabili della selezione ci penseranno due volte prima di scartare una candidatura femminile valida.
Gli obiettivi previsti dalla D&I (Diversità e inclusione) fissati dal gruppo non sono certo l'unico parametro per calcolare la parte variabile della remunerazione, ma ora entrano a pieno titolo tra gli obiettivi di sostenibilità che, una volta raggiunti, fanno scattare il bonus. Prysmian, leader mondiale nel settore dei cavi e dei sistemi per energia e telecomunicazioni, …
MILANO - "Assumi una donna, a conti fatti ti conviene". Non è uno slogan o un modo di dire ma un obiettivo ben preciso che il gruppo Prysmian ha inserito tra i parametri di sostenibilità, cui è legata la remunerazione variabile dei manager, l'aumento della percentuale di donne presenti in azienda. Quindi d'ora in poi, ogni volta che verrà fatta un'assunzione - sia a livello di colletti bianchi, sia di posizioni manageriali - ragionevolmente i responsabili della selezione ci penseranno due volte prima di scartare una candidatura femminile valida.
Gli obiettivi previsti dalla D&I (Diversità e inclusione) fissati dal gruppo non sono certo l'unico parametro per calcolare la parte variabile della remunerazione, ma ora entrano a pieno titolo tra gli obiettivi di sostenibilità che, una volta raggiunti, fanno scattare il bonus. Prysmian, leader mondiale nel settore dei cavi e dei sistemi per energia e telecomunicazioni, ha fissato l'asticella per il 2022 al raggiungimento di tre condizioni: il 40% di assunzioni al femminile sul totale (era al 34% nel 2020); l'aumento della percentuale di donne in tutte le posizioni manageriali dal 21,9% attuale al 25% e, infine, il miglioramento dell'equilibrio di genere nelle posizioni dirigenziali, dal 6% fotografato nel 2016 al 18% (sempre nel 2022).
Donne e gender gap
Del resto, il ritardo nel raggiungimento della parità di genere in Italia in particolare (ma anche in buona parte del mondo industrializzato, purtroppo), non è poco: il quadro è decisamente migliorato tra il 1977 e il 2018, con un aumento dell'occupazione femminile di 16 punti percentuali (non considerando la battuta d'arresto che c'è stata con il Covid e che ha colpito in particolare le donne). Ma se se si osserva la velocità di progressione degli indicatori, continuando di questo passo occorreranno più di 60 anni per conseguire la piena parità di genere.
In realtà, sottolinea il Gender equality index 2020, realizzato dall'European Institute for Gender Equality (Agenzia dell'Ue costituita nel 2006) l'Italia è il paese in Europa che ha fatto i passi in avanti più decisi, dal 2010 al 2018, ma ancora non ci siamo: il nostro punteggio è di 63,5 centesimi, mentre la prima della classe - la Svezia - ha 83,8.
E se poi allarghiamo lo sguardo a quanto vengono pagate le donne rispetto ai loro colleghi uomini parigrado, piuttosto che alla loro presenza ai vertici delle società quotate, nonostante le leggi in difesa della differenze di genere - le quote rosa sancite dalla legge Golfo Mosca, rafforzata nel 2019 - si vede quanto il soffitto di cristallo sia ancora duro da infrangere: le donne che ricoprono il ruolo di amministratore delegato sono 15 (valore stabile dal 2013 in poi), in società che rappresentano circa il 2% della capitalizzazione complessiva di Piazza Affari, come ha recentemente fotografato uno studio della Consob.