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Riforma Irpef, le proposte dei partiti: dalle aliquote ridotte alla mini flat tax

Il ministro dell'Economia Daniele Franco (ansa)
In vista della legge delega fiscale attesa per luglio, le forze politiche hanno presentato le loro ipotesi. Il centrodestra punta a far scendere le tasse sugli aumenti di reddito, mentre il Pd sui contribuenti medio-bassi. 5Stelle per un taglio dell'Iva
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ROMA - La riforma fiscale è sulla pista di decollo e c’è buona possibilità che nel 2022 avremo una nuova Irpef. La Commissione Bicamerale per l’indagine conoscitiva sulle tasse, dopo 61 audizioni e quattro mesi di lavoro ha quasi concluso il suo compito. Il ministero del Tesoro ha fatto sapere che non creerà una commissione di studio ma si baserà per scrivere il disegno di legge delega sui risultati dell’organismo parlamentare. Ora resta da attendere il documento di sintesi della Bicamerale, atteso per fine giugno. Nel frattempo tutti i partiti, su sollecitazione della Commissione parlamentare, stanno depositando le proprie proposte. E’ già possibile fare un quadro che sembra avere un punto comune: le ipotesi più estreme, come la flat tax radicale e il modello tedesco più progressivo e teso a riportare molte imposte nell’Irpef, sembrano defilarsi. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sembrano…

ROMA - La riforma fiscale è sulla pista di decollo e c’è buona possibilità che nel 2022 avremo una nuova Irpef. La Commissione Bicamerale per l’indagine conoscitiva sulle tasse, dopo 61 audizioni e quattro mesi di lavoro ha quasi concluso il suo compito. Il ministero del Tesoro ha fatto sapere che non creerà una commissione di studio ma si baserà per scrivere il disegno di legge delega sui risultati dell’organismo parlamentare. Ora resta da attendere il documento di sintesi della Bicamerale, atteso per fine giugno. Nel frattempo tutti i partiti, su sollecitazione della Commissione parlamentare, stanno depositando le proprie proposte. E’ già possibile fare un quadro che sembra avere un punto comune: le ipotesi più estreme, come la flat tax radicale e il modello tedesco più progressivo e teso a riportare molte imposte nell’Irpef, sembrano defilarsi. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sembrano attestarsi su una flat tax incrementale, cioè valida solo per i redditi aggiuntivi, mentre Pd e M5S insistono su una riduzione del numero delle aliquote e sull’intervento sul secondo e terzo scaglione dove esplodono le aliquote marginali che penalizzano i lavoratori del ceto medio basso. Tutti vogliono semplificare e tutti guardano a famiglia e implementazione dell’assegno unico. Il convoglio parte ora ma prima dell’estate è probabile qualche novità.

Il Pd per la progressività

Negli ultimi due anni il Pd ha affrontato con impegno il problema della riforma fiscale. Nell’ambito dell’area rappresentata da questo partito è emerso anche un progetto, quello del modello tedesco, che crea un’aliquota ad hoc per ciascun contribuente semplificando di molto la percezione del peso delle tasse. Oggi il faro resta la progressività, anche se sui vari modelli si è aperti a diverse soluzioni: “C’è chi paga troppo e chi paga troppo poco, il fisco deve avere una natura redistributiva”, spiega Gian Mario Fragomeli, deputato del Pd, punto di riferimento del partito nella Commissione bicamerale per la riforma fiscale. Il punto per il Pd, come molte analisi hanno individuato negli ultimi tempi e come hanno spiegato tributaristi d’area in Commissione, è quello del salto di aliquota, o delle aliquote marginali effettive, che nel secondo e terzo scaglione schizzano verso l’alto penalizzando straordinari e perfino i rinnovi contrattuali. Contrario alla mini flat tax, il Pd è disposto a ragionare sui sistemi sostitutivi dell’Irpef ma imponendo nella parte non progressiva degli elementi di equità come sulle rendite finanziarie, dividendo tranquilli risparmiatori tra cacciatori di capital gain.

La Lega rinuncia alla flat tax versione radicale

Cavallo di battaglia per molti anni e supercostosa, la flat tax - ovvero una aliquota uguale per tutti, ricchi e poveri - sembra scolorirsi, almeno nella sua configurazione più radicale. Nel documento che la Lega sta per depositare in Commissione, in versione definitiva, si parla di “ampliare la mini flat tax”, cioè il meccanismo introdotto dal governo gialloverde che prevede un forfait al 15 per cento per le piccole partite Iva. Quanto invece alla tassa piatta, elaborata da Bagnai, Bitonci e Centemero, si limita a parlare di “flat tax incrementale”, cioè dell’introduzione di una aliquota piatta solo oltre una certa soglia di progressività. Il documento invita a “sfoltire la selva di adempimenti fiscali e tributari e ridurre le oltre 800 leggi che si sovrappongono complicando la vita ai contribuenti”. Si prosegue dicendo “no” all'aumento dell'Iva, a tasse sulla prima casa e/o patrimoniali e si propone una “no tax area-opzionale” per redditi bassi che verrebbero esentati da imposte e adempimenti. Inoltre si chiede di abolire microtasse, Irap e Imu sui fabbricati occupati o inagibili.

Forza Italia: rimodulare gli scaglioni

Dai tempi in cui Berlusconi, il 19 novembre del 2004, al rientro da un viaggio nella Repubblica slovacca si diceva entusiasta della flat tax e proponeva due aliquote del 23 e 33 per cento, è passata molta acqua sotto i ponti. Oggi Forza Italia, nel documento depositato, parla di “rimodulazione degli scaglioni con una riduzione delle aliquote”. Il concetto di flat tax, seppure mitigato, non viene tuttavia abbandonato: “Lo scaglione centrale deve modularsi – dice il documento – come una flat tax del ceto medio”. Nei 21 punti di sintesi anche Fi recupera la flat tax ma solo come “incrementale” rispetto ai redditi dell’anno precedente. Chiede inoltre la riduzione delle aliquote Iva a due, la semplificazione normativa e la pace fiscale per “sanare i debiti pregressi”.

Italia viva gioca sul “minimo esente”

Via tutte le tax expenditures (detrazioni e deduzioni), tranne pochissime come spese sanitarie, prima casa e contributi. Minimo esente di 8.000 a coniuge, una somma che lo Stato non ti tassa (sia che ne guadagni 9 mila sia che ne guadagni 100 mila) e che serve a dare progressività al sistema. La riforma proposta da Italia Viva prosegue con le tre aliquote da fissare a seconda delle risorse che saranno disponibili. Mentre la parte di sostegno alla famiglia confluisce nell'assegno unico: così, si spiega, il sistema diventa semplice, comprensibile, e pesa molto meno sui redditi medio-bassi, su cui al momento l'aliquota marginale effettiva è al 40 per cento per chi, ad esempio, guadagna 1.500 euro al mese lordi.

Fratelli d’Italia: no ai nomi stranieri nel fisco

Il piano di Fratelli d’Italia sta per essere depositato in Commissione ma dal sito di Giorgia Meloni gli intenti di questo partito sulla materia fiscale emrgono con chiarezza. Al primo punto c’è la flat tax incrementale al 15 per cento rispetto a quanto guadagnato nell’anno precedente – misura che ormai unisce i tre partiti del centrodestra. Si chiede anche la reale abolizione degli studi di settore e dello splitting payment (definito “scissione dei pagamenti”) per i soggetti Iva. Si propone inoltre un concordato generalizzato e due ulteriori richieste: l’abolizione dei termini stranieri dal linguaggio fiscale e il preavviso di due anni prima dell’introduzine di una nuova tassa.

M5S: abbassare l’Iva con il cashless

Nella riforma Irpef targata 5 Stelle gli scaglioni previsti sono tre più una “no tax area” che sale fino a 10 mila euro (oggi è 8 mila). L’aliquota più alta scende da 43 a 42 per cento, quella al 41 arriva al 37 per cento e quelle fino al 27 vengono riunite tutte al 23 per cento. Costo calcolato: 3,5 miliardi. Secondo Leonardo Donno, deputato grillino della Commissione Bilancio, abbassare l’Iva può rappresentare una spinta positiva sui consumi in una fase è necessario rivitalizzare la domanda. “Esistono – aggiunge Donno - varie modalità di abbassamento dell’Iva, che può essere generalizzata, selettiva, o inserita in un’operazione legata al cashless”.