Cecilia Zampa e la sfida dell'innovazione nell'edilizia: "Così rinforziamo edifici storici e patrimonio artistico"
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaRinforzare le antiche mura di edifici storici e artistici, e mettere in sicurezza il patrimonio archeologico, scuole, ospedali, reti viarie o semplici fabbricati in condominio. Senza modificare l’esistente, né costruire nulla di nuovo. Il sistema non c’era e Cecilia Zampa, con suo fratello Andrea, l’hanno inventato e ne hanno fatto tesoro. Così nel 2003, a Pavia di Udine, è nata Fibre Net, l’azienda specialista in materiali innovativi. ‘Ri-Struttura’ è la risposta evoluta alla classica rete elettrosaldata in vetroresina, nuova modalità di consolidamento portante e protezione del nostro patrimonio architettonico più antico. Frp, Fiber reinforced polymer, il cuore del marchio che ormai circola in trenta paesi del mondo, è utilizzato nel comparto aeroportuale per recinzioni speciali in Prfv, plastica rinforzata con fibra di vetro con il brand Fibre fence, e in ambito industriale con P-Trex.
Rinforzare le antiche mura di edifici storici e artistici, e mettere in sicurezza il patrimonio archeologico, scuole, ospedali, reti viarie o semplici fabbricati in condominio. Senza modificare l’esistente, né costruire nulla di nuovo. Il sistema non c’era e Cecilia Zampa, con suo fratello Andrea, l’hanno inventato e ne hanno fatto tesoro. Così nel 2003, a Pavia di Udine, è nata Fibre Net, l’azienda specialista in materiali innovativi. ‘Ri-Struttura’ è la risposta evoluta alla classica rete elettrosaldata in vetroresina, nuova modalità di consolidamento portante e protezione del nostro patrimonio architettonico più antico. Frp, Fiber reinforced polymer, il cuore del marchio che ormai circola in trenta paesi del mondo, è utilizzato nel comparto aeroportuale per recinzioni speciali in Prfv, plastica rinforzata con fibra di vetro con il brand Fibre fence, e in ambito industriale con P-Trex.
LEGGI LE STORIE PRECEDENTI DI DONNE IMPRESA
Cecilia Zampa, 52 anni, friulana di Udine, è cofounder, ceo e direttore generale. Dopo il diploma di perito aziendale e corrispondente in lingue estere voleva studiare Economia all’università. Due anni appena e poi ha dovuto lasciare e cercarsi un lavoro. “Io e Andrea, di un anno più piccolo, con un pizzico di incoscienza, a 30 anni abbiamo deciso di creare questa azienda”.
Un progetto discusso insieme una sera a cena nella cucina di casa, davanti alla mamma Rosalina, “umile e grande supporter”. Ispirato dall’esperienza del papà Roberto, che non c’era già più quando i figli sono diventati imprenditori, capofabbrica in un’azienda specializzata in vetroresina. Un settore nel quale si erano fatti le ossa già da ragazzi. “Lavoravamo durante l’estate, tutte le famiglie della nostra zona mandavano in fabbrica i loro figli per contribuire al bilancio domestico. Lavoro minorile? Sì, ma allora non si chiamava così”.
La piccola società muove i primi passi con il tutoraggio iniziale di due soci, vecchi amici del padre. Andrea lavora in grigliati in vetroresina, Cecilia dal 1988 al 2001 è impiegata in due diverse aziende produttrici di manufatti e impiantistica industriale sempre in vetroresina come responsabile commerciale e di gestione di commesse anche per l’estero, come Libano e Middle East.
La prima idea è stata di realizzare con materiale in plastica rinforzata da fibra di vetro una rete di recinzione con caratteristiche di isolamento elettrico, un prodotto rivolto a tutto il mondo industriale, una chiusura verde, security fence. “Mio fratello è un motore creativo che si aggancia alla mia natura fortemente operativa. Volevamo produrre qualcosa che ci sembrava interessante. Difficile farlo passare in un mercato industriale che aveva già i suoi equilibri, il nostro veniva visto come un sottoprodotto. Abbiamo passato qualche anno a cercare di capire e a spiegare. I primi depliant fatti in casa, si lavorava fino alle quattro del mattino. Ho comprato migliaia di indirizzi su una piattaforma per mandare il pieghevole con la lettera di presentazione. Riempivo di fogli informativi i sacchi neri della spazzatura e li portavo all’ufficio postale. Spedire quattromila buste e ricevere soltanto tre richieste di informazioni: c’era di che avvilirsi”.
La prima svolta arriva quando si amplia la visione e per la rete verde si progetta un uso diverso: il consolidamento e il rinforzo strutturale di edifici esistenti. “Ci siamo prima avvicinati a un’azienda che si occupava di bio edilizia. Dovevamo fare breccia in un mercato assai conservativo come quello delle costruzioni. Compito arduo specie se a lanciare l’idea non è una multinazionale del settore della chimica o dei calcestruzzi, ma una piccola azienda di provincia. Dopo un certo periodo tuttavia è emersa con forza la potenzialità di quel materiale. Ha vinto la nostra capacità, unita alla costanza e all’orgoglio”. Dalla tecnologia per fabbricare il prodotto, alla definizione concreta di un mercato, fino alle verifiche, validazioni e certificazioni in partnership con università e centri di ricerca. Cecilia Zampa e suo fratello lanciano la sfida.
“Siamo stati i primi a usare nell’edilizia una rete a cui è stato sostituito il metallo, vietato dalle soprintendenze perché il ferro arrugginisce, con fibra di vetro continua o di carbonio impregnata con una resina termoindurente, abbinata a malta traspirante, compatibile con mura storiche, con caratteristiche meccaniche, chimiche e di durabilità tali da poter garantire una migliore tenuta sismica di una chiesa, di un campanile, di un edifico storico vincolato o meno. Senza per questo cambiare la struttura della muratura stessa. È stata un’innovazione rivoluzionaria. Per la prima volta si è pensato all’edilizia in maniera diversa”.
La società friulana negli ultimi cinque anni, grazie a un incalzante lavoro sul mercato, ha triplicato il fatturato da 5 milioni a oltre 15 milioni di euro, il 90 per cento del quale in Italia. E ha più che raddoppiato i dipendenti, oggi 85, di cui una decina di ingegneri strutturisti, più 50 agenti. Ha un suo centro di ricerca e sviluppo in collaborazione con il mondo accademico, in cui investe il 20 per cento del fatturato annuo e punta sulla formazione con attività di convegnistica, incontro tra esperti e studenti, rilascio di crediti formativi.
L’impresa e la famiglia per Cecilia Zampa sono andate di pari passo. A 22 anni è diventata mamma di Francesca, a 23 è nata Serena. Con Fabiano, laureato in informatica, si sposa nel 1991. “Alle mie figlie ho detto di fare il loro percorso. Ho sempre preteso tanto, sono stata abbastanza dura e molto esigente. Francesca si è laureata a Milano in Ingegneria chimica e vive lì, Serena in Archeologia e fa la guida turistica a Roma. Si sposeranno entrambe quest’anno. Non le ho viste crescere e ho avuto sempre un senso di colpa. Fibre Net portava via tanto tempo e quando sono andate all’università mi sono sentita più tranquilla. Abbiamo recuperato il rapporto da adulte e oggi loro riconoscono il valore positivo dell’esempio. Il mio matrimonio ha retto per oltre venti anni, poi ci siamo separati, ma senza traumi, eravamo troppo giovani, ci siamo persi di vista quasi subito anche vivendo insieme. Oggi a distanza ci sorrido. Nel tempo ho fatto tutto ciò che ho ritenuto utile per me e per la famiglia. Mi sono fortificata, sono diventata un carro amato e ho goduto di tutta la mia libertà decisionale”.
Di carattere impaziente, a volte brusca, Cecilia Zampa lo riconosce e assicura “ci sto lavorando. Ho la fortuna di essere stata imprenditrice di prima generazione, ho potuto fare quello che ritenevo opportuno senza paura del giudizio. Io e Andrea ci siamo inventati da soli. Ho seguito un Mba alla Cattolica di Milano per poter applicare l’esperienza di altri alla mia realtà e continuo a studiare e a crescere mentalmente, altrimenti non sarei riuscita in quello che ho fatto”. In autunno Fibre Net festeggerà i venti anni. Nel 2015 si è costituita in holding e nel 2018 è passata da srl a spa.
Negli ultimi cinque l’attività dell’azienda ha puntato all’ampliamento della gamma di prodotti e dei sistemi composti da tessuti, reti, lamine, barre e fiocchi in carbonio e resine epossidiche, con l’intento di divenire sul mercato il principale riferimento. Tecniche aggiornate raccontate nelle pubblicazioni di centinaia di articoli tecnico- scientifici. Casi come il rinforzo della Torre di Pico a Mirandola, quelli con le reti sulle volte alla Sagrada familia a Barcellona, e anche l’estradosso di volte affrescate in alcune delle sale del Quirinale. “Sono i piccoli e i grandi cantieri di cui andiamo orgogliosi”.
Oltre che lavorare sulla parte storica del nostro patrimonio architettonico, Fibre Net interviene nell’edilizia più popolare: scuole, ospedali, gli edifici sensibili, ora anche con il regime del sisma bonus. “È un’occasione, cogliamola, soprattutto oggi che viene a costo praticamente zero. Tanti nostri miglioramenti nascono dall’aver fatto formazione assieme ai progettisti, dal confronto con gli esperti sulle aree dei terremoti, con le università di Trieste, Perugia, Lecce, Roma Tre. In Abruzzo per il centro storico dell’Aquila, ora le periferie e i paesi, nelle Marche, nel Lazio con Rieti e Amatrice. Io metto a disposizione tutta la mia ricerca e conoscenza”.
L’altro tema è quello della messa in sicurezza della rete viaria. “Dal ponte di Genova in poi abbiamo una struttura operativa dedicata per discutere con Anas, le Ferrovie, con le imprese, con i loro centri studi, sulle modalità a costo ridotto e l’efficacia provata di possibilità di intervento. Stiamo cercando di spingere la formazione sull’uso di materiali fibrosi”.
Per l’imprenditrice la presenza delle donne nella parte esecutiva è cruciale. “Lo è il nostro direttore di produzione, ne abbiamo in prevalenza tra gli ingegneri e gli architetti. La loro riconoscibilità aumenta in proporzione alla competenza. Si fa dieci volte la fatica, ma si è più ascoltate. Siamo forti, il mondo è nostro. Vado molto d’accordo con gli uomini perché sono più semplici. La nostra complessità teniamocela per noi”.
Testa, entusiasmo, voglia di fare. “La mia vita privata è molto legata all’azienda, la libertà è sacrificata, il mio attuale compagno mi vuole un gran bene e ha tanta pazienza con me. Io tendo a forzare, a bruciare le tappe, vorrei tutto subito, mi rendo conto di essere brusca. Devo essere più tollerante. Guardiamo film, camminiamo, cuciniamo, facevo bricolage, lavoravo a maglia, per il gusto di creare qualcosa. Nei vari traslochi mi sono portata la macchina da cucire di mia mamma, mi lega al passato, alla mia natura di donna del fare, un po’ rustica”. La vacanza ideale per Cecilia Zampa è andare a piedi nei boschi. “Amo questo lavoro e questa vita per quanto faticosa. Mi piace leggere di donne imprenditrici e ne conosco poche. Un libro che mi ha commosso è stato ‘Cambiare l’acqua ai fiori’. Il lato tenero di cui ho bisogno”.