Economia

L'inflazione accelera a causa dei prezzi energetici. Consumi: persi 1.831 euro a testa

(fotogramma)
I dati dell'Istat per aprile: +1,1% annuo. Ma al netto dei beni energetici la dinamica è in calo, così come il carrello della spesa. Confcommercio-Censis: il 20% degli italiani rinuncia alle vacanze, si spende per la casa
2 minuti di lettura

MILANO - L'inflazione italiana si conferma in accelerazione in aprile, seguendo un trend globale che sta dominando le attese dei mercati finanziari e condiziona le prossime mosse delle Banche centrali. Secondo le rilevazioni dell'Istat, i prezzi di aprile sono saliti dello 0,4% e dell'1,1% annuo, accelerando dal precedente + 0,8%: confermate le stime preliminari. Resta di fondo una importante precisazione da fare: i dati di questo aprile si confrontano col pieno del blocco dell'economia nel 2020, a causa del Covid.

Prezzi in crescita, ma il "carrello della spesa" rallenta

Nota infatti l'Istituto nel suo commento: "Ad aprile, è l'accelerazione dei prezzi dei Beni energetici a trainare l'ulteriore crescita dell'inflazione. Questa accelerazione è dovuta, però, in buona misura, al confronto con aprile 2020, quando i prezzi di questa tipologia di prodotti, anche a causa dell'emergenza sanitaria, avevano subito una diminuzione marcata rispetto al mese precedente. L'inflazione al netto degli energetici scende quindi a +0,3%, valore prossimo a quello di settembre 2020 (+0,2%, ma con un'inflazione generale negativa e pari a -0,6%) e, nello stesso tempo, i prezzi del cosiddetto "carrello della spesa" ampliano la loro flessione (-0,7%), portandosi a livelli che non si registravano da agosto 1997 (quando diminuirono su base annua dello 0,8%)".

Consumi, prevale il pessimismo nonostante il recupero della fiducia

I dati dell'Istat arrivano mentre la Confcommercio, in un rapporto con il Censis, aggiorna i dati dell'impatto della pandemia sui consumi. E il conteggio è tremendo: un crollo dei consumi pari a 1.831 euro a testa nel 2020, con un aumento del risparmio di 82 miliardi è l'effetto dell'incertezza provocata dal coronavirus che frena la ripresa. Secondo l'indagine, tra i cittadini la fiducia per il futuro prossimo è in miglioramento ma la quota di pessimisti continua ad essere prevalente: se per la metà degli italiani le priorità rimangono lavoro e fiducia, il 20% ha già deciso che non andrà in vacanza quest'estate e quasi la metà delle famiglie (il 47,4%) non ha ancora deciso cosà farà.

Il rapporto annota come la pandemia abbia aperto una forbice tra chi ha mantenuto il reddito e chi invece l'ha perduto. Tanto che la crescita dei depositi, di cui 66 miliardi detenuti in forma liquida, è vista come una "sorta di molla compressa per la ripresa pronta a scattare, quando le restrizioni a mobilità, consumi e socialità saranno completamente rimosse". Infatti il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, incalza: "La pandemia si sta attenuando e ci sono le condizioni per ripartire in sicurezza. Le imprese hanno bisogno di più normalità e certezze per poter pianificare le loro attività. A cominciare da sostegni più robusti che devono ancora arrivare. Occorre accelerare per recuperare le perdite e rafforzare una crescita economica che è ancora troppo debole".

Nel 2021 si stima in ogni caso che si recupereranno solo 638 euro di consumi pro-capite e, rispetto ad un 2019 già depresso, rimarranno ancora 1.200 euro da recuperare. Tra gli ambiti di spesa che sono usciti rafforzati dalla pandemia, visto lo stile di vita al quale siamo stati costretti, ci sono i consumi per la casa. Pc, programmi per computer, connessioni internet più veloci sono stati punte di diamante delle spese. Nel 2021 si punta punta ora al comfort domestico: il 32,9% prevede spese per prodotti tecnologici, il 31% per elettrodomestici e mobili, il 28.2% per ristrutturare l'abitazione.