Legno, rame, grano e caffè: la corsa alle materie prime manda i prezzi alle stelle. "Così la produzione è a rischio"
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - "Uno dei componenti fondamentali per le nostre lavorazioni sono le piastre trafilate in alluminio, misure 100 per 15. Di solito i fornitori ce le preparavano in due-tre giorni lavorativi. Questa mattina mi hanno detto che consegneranno in un mese. Questo vuol dire, a cascata, che non potrò chiudere commesse che erano preventivate per giugno. E non dipenderà neanche da me riuscire a farlo". Federico Boin, presidente di Confartigianato Meccanica, sta soffrendo con la sua Cometec la tempesta che sta colpendo le imprese italiane come di tutto il resto del mondo: una impennata dei prezzi di materie prime e componenti vitali per la produzione, che sta sempre più scivolando in una loro pericolosa carenza.
L'azienda patavina è la classica impresa della meccanica di precisione, lavora con clienti che vanno dal medicale all'automotive passando per il packaging. "Più è pregiato il materiale che ci serve, più sale i…
MILANO - "Uno dei componenti fondamentali per le nostre lavorazioni sono le piastre trafilate in alluminio, misure 100 per 15. Di solito i fornitori ce le preparavano in due-tre giorni lavorativi. Questa mattina mi hanno detto che consegneranno in un mese. Questo vuol dire, a cascata, che non potrò chiudere commesse che erano preventivate per giugno. E non dipenderà neanche da me riuscire a farlo". Federico Boin, presidente di Confartigianato Meccanica, sta soffrendo con la sua Cometec la tempesta che sta colpendo le imprese italiane come di tutto il resto del mondo: una impennata dei prezzi di materie prime e componenti vitali per la produzione, che sta sempre più scivolando in una loro pericolosa carenza.
L'azienda patavina è la classica impresa della meccanica di precisione, lavora con clienti che vanno dal medicale all'automotive passando per il packaging. "Più è pregiato il materiale che ci serve, più sale il rincaro. Se parliamo di ottone o bronzo, il prezzo sale ancora. Ma sono aumenti che facciamo fatica a ribaltare sui nostri clienti, perché parliamo di aziende che in molti casi stanno ripartendo ora dopo la crisi. E chi lavora con grandi appalti pubblici o colossi privati non riesce a ritoccare contratti blindati nel 2019 o 2020", aggiunge. "La trafileria che mi fornisce mi manderà il materiale quando riuscirà a lavorarlo quando la redditività sarà per lei sufficiente: servirebbero gli ordini di mille Cometec per farle cambiare idea".
Il mondo produttivo è in allarme, a tutti i livelli, mentre la Ue e gli Usa provano a sedersi al tavolo per trovare una soluzione condivisa al problema della sovraccapacità globale di acciaio - avvertita prima della pandemia - e intanto stoppano i reciproci rincari dei dazi. Nei giorni scorsi la Confartigianato ha scritto al ministro Giorgetti: il presidente Marco Granelli gli ha rappresentato senza mezzi termini ("siamo molto preoccupati") le ansie della categoria e ha elencato i fattori alla base della "fiammata dei prezzi". In primo luogo "la ripresa della domanda mondiale trainata dai Paesi emergenti", unita a "una ripresa degli acquisti di materie prime dall'estero". Poi "le restrizioni all'offerta associate al razionamento delle materie prime" da alcuni esportatori e "l'aumento dei costi dei trasporti e la scarsa disponibilità di container". Un insieme di fattori che ora, per l'associazione, rischia di tradursi in un conto da 19,2 miliardi di euro in più in un anno sulle spalle di 621 mila artigiani e piccole aziende.
"Rame, minerale ferroso, acciaio. Mais, caffè, grano e soia. Legname, semiconduttori, materiale plastico, cartone per gli imballi. Il mondo sembra esser a corto di tutto ciò", ha sentenziato un'analisi di Bloomberg sul problema della scarsità di materiali che alimenta la prospettiva di inflazione. Dai materassai ai produttori di auto, è una corsa a far scorte per non farsi trovare a secco di 'ingredienti' per le proprie produzioni, soprattutto ora che si immagina il mondo pronto a ripartire a razzo fuori dalla crisi pandemica, in quella forma di ripresa a "V" in cui al tracollo segue una rapida risalita. Con l'effetto che le catene di fornitura stanno andando fuorigiri e, complici fattori estemporanei quali le gelate, le difficoltà commerciali o le improvvise interruzione di produzione, i prezzi ne stanno risentendo. Mentre gli economisti vedono ineluttabili prospettive inflazionistiche, le aziende fanno i conti con le difficoltà e la Monster Energy - annota l'agenzia finanziaria - non trova il materiale per le sue lattine.
Il fatto è che, a differenza del passato, non si intravede una fine del trend: l'indice dei manager della logistica, che traccia le attese di costo su scorte, trasporti e magazzini, è al secondo livello più alto dal 2016 e non si prevedono cambi di direzione per l'anno a venire. "Pensavo che con l'inizio dell'anno nuovo le tensioni di mercato rientrassero - racconta Giorgio Luitprandi, vice presidente Confindustria Mantova e componente del consiglio generale Confindustria - solitamente accade così, quando ci sono speculazioni. Invece l'emorragia va avanti: c'è ancora aumento sensibile dei costi e difficoltà nella reperibilità delle materie prime".
La sua Edilmatic, in provincia di Mantova, produce sistemi di ancoraggio antisismici per i fabbricati in cemento armato. Acciaio in primis, ma anche componenti plastiche, sono i materiali di cui ha bisogno: "Quotidianamente si rischia di dover fermare la produzione. Spesso accade di non ricevere l'acciaio previsto, e alla domanda sui tempi di consegna ci dicono di non essere in grado di dirceli". Anche Liutprandi soffre l'impossibilità di scaricare sui suoi clienti gli extracosti, anche perché come tante imprese italiane sta nel mezzo di una filiera e se si guarda alle spalle si trova a sua volta nella condizione di cliente. "In ballo ci sono rapporti con imprenditori che durano da anni e che rischiano di rompersi", dice. "Ogni giorno ci sono situazioni di tensione e preoccupazione".
In viale dell'Astronomia il problema è ben presente e non a caso sarà al centro di un webinar domani pomeriggio. Al Centro Studi di Confindustria hanno inquadrato le dinamiche macro che si scaricano sugli imprenditori come Liutprandi, distinguendo due diversi fenomeni. Se il rimbalzo dei prezzi si muove, dall'autunno scorso, quando sono arrivate le notizie sui vaccini, al ritmo del petrolio, il problema è che molte commodity hanno corso ben oltre i livelli pre-pandemici.
Il greggio, grazie alla chiusura dei rubinetti dell'Opec, ha recuperato i livelli ante-pandemia, dopo esser precipitato fragorosamente nella scorsa primavera, e li ha superati di qualche punto percentuale. Ma il rame - che vive problemi di scarsità per il boom di utilizzo in svariati settori sulla cresta dell'onda, come la mobilità elettrica - quota oggi il 39% sopra i livelli di ottobre 2020 ed è al +55% sul gennaio 2020, prima dello scoppio della crisi sanitaria. Il ferro è rincarato dell'88% rispetto al pre-Covid.
C'è poi un altro aspetto da tenere presente. Si diceva del rame: il consumo mondiale del 2020 è stato di circa 23 milioni di tonnellate, in aumento dai 22,4 del 2019. Anche la produzione è aumentata, ma l'anno scorso è arrivata a 22,4 milioni di tonnellate e nel 2019 era a 22 milioni. In pratica, l'industria si muove con un anno di ritardo rispetto alla domanda. In questo caso, dunque, i rincari trovano una giustificazione nella vecchia regola della domanda e offerta. Ma altrove non si può dire lo stesso. Il Csc ha ricostruito, ad esempio, che il grano è cresciuto del 13% sul gennaio 2020: tantissimo, per un mercato che non soffre di scarsità della produzione.
Il legno, che è il 6% sopra i livelli pre-pandemici, esemplifica alla perfezione la dinamica di questi mesi. La ricorda Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli (Federlegno) e dell'omonima azienda della provincia di Udine. "Dal tema del prezzo siamo passati a quello della scarstà". A dicembre sono iniziate le fiammate delle quotazioni, "perché Cina e Usa hanno visto rimbalzare il consumo di mobili a seguito dell'apprezzamento del valore-casa vissuto con la pandemia". Il problema è che i fornitori già dall'estate avevano dato fondo alle scorte per tenere il passo di "consumi in crescita del 20%. Pensi che negli Usa il pannello Osb, quello tipico di legno che protegge i cantieri edili, è passato a valere da 300 a oltre mille dollari al metro cubo". Senza semilavorati in magazzino, l'industria è andata in affanno. "E questa situazione rischia di durare per tutto il 2022, visto che iniziative come il Recovery fund o il Superbonus 110% devono ancora scaricarsi a terra con altra domanda di mobili inespressa". La speranza per i trasformatori è che almeno in certi casi si tratti di una fiammata speculativa dei prezzi, mentre gli altri - in particolare i metallurgici - rischiano di fare i conti con uno scenario destinato a durare.
"Purtroppo paghiamo anche scelte sciagurate di politica industriale - chiosa Luitprandi - Le acciaierie alle quali mi rivolgo mi dicono che la Cina ha rastrellato tutta la materia prima sul mercato e quindi devono alzare i prezzi e hanno difficoltà a rifornirci. Ma loro ormai, in Italia, sono rimaste in poche: per me non c'è scelta, devo rivolgermi sempre agli stessi produttori e subire le condizioni che impongono".