La prima cosa che viene da pensare dopo averlo letto è che se non vuoi perdere i soldi, forse non hai alternative. Per cambiare davvero un sistema che non consente di realizzare un'opera pubblica da 100 milioni seriamente, a costi decenti e in meno di 15 anni ci vuole altro che un decreto semplificazioni come quello appena sfornato dal governo. E una punta di scetticismo, dopo ciò che abbiamo visto con le presunte "semplificazioni" in tutti questi anni, è d'obbligo: solo la parola fa venire l'orticaria. Ma tant'è. Il tempo è poco e i soldi sono tanti. Non riuscire a spenderli significherebbe mettere a repentaglio la possibilità di rianimare l'economia, come ripete il presidente del consiglio Mario Draghi. Per questo ci auguriamo sinceramente che questo lavoro di bisturi non sia un pasticcio come tanti altri già sperimentati.
Il decreto riguarda esclusivamente le opere del Piano nazionale di ripresa e resil…
La prima cosa che viene da pensare dopo averlo letto è che se non vuoi perdere i soldi, forse non hai alternative. Per cambiare davvero un sistema che non consente di realizzare un'opera pubblica da 100 milioni seriamente, a costi decenti e in meno di 15 anni ci vuole altro che un decreto semplificazioni come quello appena sfornato dal governo. E una punta di scetticismo, dopo ciò che abbiamo visto con le presunte "semplificazioni" in tutti questi anni, è d'obbligo: solo la parola fa venire l'orticaria. Ma tant'è. Il tempo è poco e i soldi sono tanti. Non riuscire a spenderli significherebbe mettere a repentaglio la possibilità di rianimare l'economia, come ripete il presidente del consiglio Mario Draghi. Per questo ci auguriamo sinceramente che questo lavoro di bisturi non sia un pasticcio come tanti altri già sperimentati.
Il decreto riguarda esclusivamente le opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E non potrebbe essere diversamente. Soltanto misure eccezionali per una situazione eccezionale potrebbero essere digerite, anche se alcune di esse potrebbero lasciare tracce profonde.
La sorpresa più grossa, da questo punto di vista, è la creazione di una soprintendenza speciale per le opere finanziate con i fondi del Recovery Plan guidata dal direttore generale del ministero di Dario Franceschini, attualmente Federica Galloni, per tutte le autorizzazioni relative alle opere del Pnrr. La cosa dovrebbe servire evidentemente a rendere più fluido e soprattutto rapido il passaggio dei progetti sotto le forche caudine dei Beni culturali, oggi manovrate dalle diverse soprintendenze competenti per territorio, dove spesso le opere pubbliche si incagliano in modo irrimediabile. E qui già sono prevedibili parecchi disturbi intestinali.
Ma anche la parte che riguarda il meccanismo degli appalti pubblici farà discutere. Si prevede che gli affidamenti delle opere previste dal Pnrr avverranno sulla base della sola fattibilità tecnico economica. Se questo potrà ridurre drasticamente i tempi per aprire i cantieri, al tempo stesso è chiaro che aumenterà l'incertezza sui tempi della realizzazione, nonché sugli stessi costi. Vero è che quasi sempre vanno normalmente a gara progetti che di definitivo hanno ben poco, per come sono fatti male. E in fin dei conti non sono molto distanti dalla semplice fattibilità.
Più convincente è il taglio drastico dei termini necessari alle autorizzazioni, che per fortuna adesso diventerebbero anche perentori: gli uffici non avrebbero più scuse per tenere le pratiche nei cassetti. Come anche le norme finali che rafforzano in modo significativo il silenzio-assenso. Qualcuno sosterrà che è un rischio. E non avrà neppure tutti i torti. Ma bisogna sempre ricordare che questo è un Paese dove da almeno 20 anni (se non 30) si è affermato per legge un principio che vieta alle amministrazioni di chiedere a cittadini e imprese documenti dei quali le stesse amministrazioni sono già in possesso e invece continuano imperterrite a pretenderli. Rendere obbligatorio il rispetto di quel principio sarebbe la più immediata e operativa delle semplificazioni, riducendo anche i rischi naturalmente insiti nella procedura del silenzio-assenso.
L'efficacia di queste nuove misure andrà verificata sul campo. Ci sono norme, come quelle che riguardano la valutazione d'impatto ambientale, da giudicare solo per gli effetti che avranno. Ed è inutile illudersi che non ci saranno le solite polemiche, né i rituali ricorsi al Tar.
Altro discorso è quello che resterà. Il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini aveva fatto capire che il Pnrr potrebbe essere un laboratorio, per dimostrare che in Italia le opere pubbliche si possono fare presto e bene anche in situazioni di normalità. Vedremo i risultati. Anche se il problema resta sempre il medesimo: le persone che applicano le regole, più che le regole stesse.