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Sostegni bis, più vantaggioso investire (e guadagnare) con le startup. "Ora un testo unico dell'Innovazione"

(reuters)
Il decreto del governo prevede di esentare dalla tassazione al 26% le plusvalenze realizzate sugli investimenti, realizzati dalle persone fisiche e detenuti per almeno 3 anni, in startup e Pmi innovative. Mor e Centemero: "Bene, ora estendere a chi acquisisce quote in fondi"
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MILANO - Più conveniente investire in start up e Pmi innovative, sperando che i soldi scommessi sull'innovazione crescano nel tempo, con il decreto Sostegni bis approvato giovedì dal governo Draghi. Tra le molte norme a sostegno delle imprese e delle partite Iva, che vanno dai ristori alla finanza agevolata, la versione finale ha confermato le attese delle prime bozze con un duplice intervento a favore di chi investe nelle giovani società dell'innovazione, esentendolo dal pagamento delle imposte (al 26%) sulle plusvalenze realizzate.

Le norme trovano spazio nell'articolo 14 del decreto, stando alla bozza e in att…

MILANO - Più conveniente investire in start up e Pmi innovative, sperando che i soldi scommessi sull'innovazione crescano nel tempo, con il decreto Sostegni bis approvato giovedì dal governo Draghi. Tra le molte norme a sostegno delle imprese e delle partite Iva, che vanno dai ristori alla finanza agevolata, la versione finale ha confermato le attese delle prime bozze con un duplice intervento a favore di chi investe nelle giovani società dell'innovazione, esentendolo dal pagamento delle imposte (al 26%) sulle plusvalenze realizzate.

Le norme trovano spazio nell'articolo 14 del decreto, stando alla bozza e in attesa della pubblicazione in Gazzetta. In esso si dettaglia che "le plusvalenze realizzate da persone fisiche, derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale di imprese start up innovative" che siano state acquisite sottoscrivendone il capitale sociale tra il 2021 e il 2025 "e possedute per almeno tre anni non sono soggette a imposizione". Stesso trattamento si applica anche alle plusvalenze "realizzate da persone fisiche, derivanti dalla cessione di partecipazioni al capitale di piccole e medie imprese innovative" sempre acquisite sottoscrivendo il capitale sociale per almeno tre anni.

La seconda gamba riguarda invece la possibilità di esentare dalla tassazione il capital gain derivante dalla "cessione del capitale in società" escluse "le società semplici e gli enti ad essi equiparati" "qualora e nella misura in cui, entro un anno dal loro conseguimento, siano reinvestite in imprese start up innovative" o in Pmi innovative. Le norme, per le quali il Mise deve chiedere l'autorizzazione Ue, sembrerebbero dunque utilizzabili anche in sequenza, liquidando una partecipazione con plusvalenza e re-investendo in startup (entro un anno) per poi uscire (dopo almeno tre anni) di nuovo con tassazione azzerata sulla eventuale seconda plusvalenza.

Mattia Mor, parlamentare di Italia Viva e promotore di un disegno di legge sistematico sull'innovazione accoglie con favore quanto disposto dal governo, parlando di un "game changer rispetto al panorama internazionale: stiamo invitando a investire nella crescita delle società, per ridurre il gap con gli altri Paesi come Francia e Germania che è ancora troppo elevato".

Le norme arrivano in scia al potenziamento del credito d'imposta sugli investimenti già arrivato con il dl Rilancio. "Sicuramente sono provvedimenti che vanno nella giusta direzione: tutto quel che incentiva l'investimento privato in innovazione è benvenuto", ragiona Davide Turco, amministratore delegato di Indaco Sgr, secondo il quale la parte più "potente" della legislazione "resta il credito d'imposta". Ora, dice Turco, servono due pasaggi ulteriori: una maggiore semplicità di applicazione e l'estensione dei benefici sul capital gain anche a chi investe attraverso la sottoscrizione di quote di fondi che a loro volta investono nelle società innovative. Annotazioni in linea con quelle di Francesco Cerruti, direttore generale di Vc Hub Italia: "La misura che si pone il corretto obiettivo di attirare maggiori investimenti in un settore sempre più importante per l'economia del nostro Paese. Ci auspichiamo che in sede di conversione parlamentare le agevolazioni possano essere estese anche agli investimenti di privati in OICR e società che investono prevalentemente in startup e Pmi innovative".

Istanze già accolte dalla politica. Giulio Centemero della Lega, la cui proposta d'intervento legislativo è stata abbinata a quella Mor, rimarca come sia "fondamentale a livello di sistema facilitare l'afflusso di capitali verso le società che maggiormente fanno ricerca e sviluppo, anche con grande impiego di risorse umane altamente specializzate". Quanto alla limitazione dell'esenzione fiscale alle persone fisiche, promette di provare a estendere il beneficio in sede di conversione parlamentare: "Presenteremo emendamenti perché si allarghi alle persone fisiche che investono in fondi e agli stessi operatori specializzati". Una impostazione che già trova d'accordo Mor.

Quanto alla richiesta di semplificazione, il deputato di Iv rimarca che - con la proposta di legge unificata - "se il governo ci aiuterà a trovare le coperture adeguate potremo fare un salto quantico". Il quadro italiano d'incentivazione "è già importante, a questo punto", aggiunge Centemero. "Bisognerebbe fare un ulteriore scatto con un testo unico dell'innovazione, in modo che sia più semplice per gli investitori esteri e domestici comprendere il framework normativo nel quale muoversi. Ma prima ancora bisogna orientare la cultura finanziaria: se non si preparano le persone a comprendere questo mondo, fin dalla fase dell'istruzione, è difficile che si possano portare a investire in startup grazie a un beneficio Irpef e resteremo sospesi a metà dell'opera".