La Consob e il trading online: "Più difficile in Italia che un caso come quello di GameStop negli Usa"
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMILANO - Potrebbe accadere anche in Italia un caso GameStop? E quello che, per una manciata di ore, è accaduto su Tiscali, è paragonabile? Oggi la Consob, nella persona del segretario generale Maria Antonietta Scopelliti, ha affrontato il tema e fatto il punto sul trading on line davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario nel nostro paese. Partendo da un assunto: nell'Unione europea, grazie ad un quadro di regole molto rigoroso e alla prevalenza sul mercato delle applicazioni digitali degli intermediari tradizionali, è meno probabile che avvenga quanto successo negli Stati Uniti. Almeno per il momento, verrebbe da aggiungere, anche se la Consob si è già mossa, in sede Esma (l'autorità di vigilanza sui mercati nell'Ue), per rafforzare i controlli in Europa, anche in vista della revisione delle discipline Mifid/Mifir e Mar, sui mercati finanziari.
MILANO - Potrebbe accadere anche in Italia un caso GameStop? E quello che, per una manciata di ore, è accaduto su Tiscali, è paragonabile? Oggi la Consob, nella persona del segretario generale Maria Antonietta Scopelliti, ha affrontato il tema e fatto il punto sul trading on line davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario nel nostro paese. Partendo da un assunto: nell'Unione europea, grazie ad un quadro di regole molto rigoroso e alla prevalenza sul mercato delle applicazioni digitali degli intermediari tradizionali, è meno probabile che avvenga quanto successo negli Stati Uniti. Almeno per il momento, verrebbe da aggiungere, anche se la Consob si è già mossa, in sede Esma (l'autorità di vigilanza sui mercati nell'Ue), per rafforzare i controlli in Europa, anche in vista della revisione delle discipline Mifid/Mifir e Mar, sui mercati finanziari.
Le differenze con gli Stati Uniti sono notevoli, ad esempio in termini di "posizioni scoperte nette", che in tutti i casi di forte volatilità sui titoli fanno da volano e da amplificatore agli sbalzi (in genere al ribasso). In particolare, ha ricordato la Scopelliti, nel corso del 2020 lo "scoperto" su GameStop aveva raggiunto il 120-140% del flottante, contro una media del 3,5% degli società quotate negli Usa e l'1,25% in Italia, dove in termini di capitalizzazione del listino siamo fermi allo 0,8%. I contorni del fenomeno sono dunque diversi e lo stesso parallelo con Tiscali è in larga misura improprio (nonostante qualche similitudine, soprattutto sotto il profilo dei social), anche perché i meccanismi di sospensione dalle negoziazioni scattati su input della Borsa hanno evitato i forti picchi registrati sul titolo americano.
Però ci sono degli elementi, a prescindere dai singoli casi, da considerare con grande attenzione. Il primo è la diffusione di queste "piattaforme" di scambi, impropriamente definite tali e in effetti più vicine a delle app che consentono al retail di immettere ordini di Borsa che poi vengono "girati" ai broker autorizzati per l'esecuzione sulle piattaforme vere e proprie. Può accadere che i dati su questi flussi di ordini vengano anche diffusi dalle app-piattaforme, amplificando così la magnitudo del movimento (al rialzo o al ribasso). In genere sono postazioni che hanno commissioni particolarmente basse se non inesistenti, che guadagnano in vario modo (compreso eseguire gli ordini a prezzi infinitesimamente più alti, lucrando sulla differenza) e per la stessa ragione sono molto apprezzate dai consumatori. Inoltre, hanno un funzionamento elementare e molto intuitivo, gradito al grande pubblico.
Un altro fattore che - almeno in teoria e probabilmente in prospettiva sempre più spesso - accomuna quanto succede sulle due sponde dell'Atlantico è la dimensione "social" del fenomeno: attraverso i circuiti classici di questa forma di comunicazione arrivano raccomandazioni all'acquisto, consigli operativi, indicazioni su singoli titoli. Il tutto, completamente al di fuori di qualsiasi controllo e verifica della correttezza. Parlando dell'Italia in particolare, la Scopelliti ha ricordato che le piattaforme che offrono trading on line sono di due tipologie: le cosiddette "piattaforme innovative" che, in modo non dissimile da quella RobinHood su cui erano passati gli ordini per GameStop, si rivolgono ad una clientela con ridotta esperienza finanziaria e offrono la possibilità di operare a leva (cioè senza avere al momento dell'ordine la relativa copertura finanziaria). E poi ci sono le "piattaforme tradizionali", quasi sempre emanazioni di intermediari bancari o imprese di investimento. Queste ultime funzionano di fatto come emanazioni tecnologiche della raccolta ordini classica.
In conclusione, ha ricordato la Consob nell'audizione, "l'Ue, e l'Italia in particolare, dispongono di maggiori presidi a prevenzione di fenomeni come GameStop" ma "l'evoluzione tecnologica e sociale in corso non può essere sottovalutata". Inoltre, aspetto importante, trattandosi di una problematica che per sua natura supera i confini - muovendosi sul web - è importante che la risposta per contrastare i fenomeni illeciti e comunque per disciplinare gli scambi sia almeno europea. Dal canto suo la Consob ha perorato la causa del mistery shopping da parte della Commissione, per acquisire prove nel caso di siti non autorizzati. Anche perché, ha concluso la Scopelliti, le nuove forme di marketing stanno spingendo il fenomeno della cosiddetta "gamification" dell'investimento finanziario: l'investimento cioè che assume natura di gioco. Non per questo meno pericoloso.