Ferraris alle Ferrovie dello Stato: il manager delle "reti" pubbliche, uomo di fiducia del Tesoro
di Luca Pagni , di Luca PagniROMA - E' la versione manageriale del civil servant. Perché da 20 anni a questa parte, Luigi Ferraris è un uomo delle società a controllo pubblico. Un tempo si sarebbe detto delle "partecipate statali". Ma con la prevalenza della finanza sull'economia, anche la aziende controllate del Tesoro hanno cambiato pelle. Se non fosse perché sono per lo più quotate in Borsa e devono confrontarsi quotidianamente con il mercato e con la competizione come minimo a livello europeo.
Come molti manager delle ultime generazioni, anche Ferraris (nato a Genova nel 1962) ha iniziato la sua carriera, dopo la laurea in Economia politica, in una società di consulenza come Pricewaterhouse. Ma ci rimane poco e muove i primi passi in realtà industriali come Piaggio e Agusta. Dal 1998 inizia il suo percorso nei colossi pubblici.
ROMA - E' la versione manageriale del civil servant. Perché da 20 anni a questa parte, Luigi Ferraris è un uomo delle società a controllo pubblico. Un tempo si sarebbe detto delle "partecipate statali". Ma con la prevalenza della finanza sull'economia, anche la aziende controllate del Tesoro hanno cambiato pelle. Se non fosse perché sono per lo più quotate in Borsa e devono confrontarsi quotidianamente con il mercato e con la competizione come minimo a livello europeo.
Come molti manager delle ultime generazioni, anche Ferraris (nato a Genova nel 1962) ha iniziato la sua carriera, dopo la laurea in Economia politica, in una società di consulenza come Pricewaterhouse. Ma ci rimane poco e muove i primi passi in realtà industriali come Piaggio e Agusta. Dal 1998 inizia il suo percorso nei colossi pubblici.
Parte come direttore finanziario in Elsacom, una controllata dell'allora gruppo Finmeccanica che si occupa di comunicazioni satellitari, per passare poi in Enel dove ha lo stesso ruolo in varie divisioni che si occupano di energia. Nell'ex monopolista scala le gerarchie fino a diventare direttore finanziario di tutto il gruppo nel 2009.
Nello stesso anno diventa presidente di Enel Green Power dopo aver guidato la quotazione in Borsa della società delle rinnovabili che negli anni è diventata una delle divisioni più importanti di tutta la società. L'esperienza gli vale, nel 2015, la chiamata del Tesoro a Poste Italiane: anche qui si occupa della quotazione in Borsa sempre nel ruolo di direttore finanziario.
Nel 2017 i tempi sono maturi per il salto al vertice: diventa amministratore delegato di Terna, la società che gestisce la rete ad alta tensione, dove però rimane solo tre anni, fino alla scorsa primavera.
Di fatto, Ferraris viene "sacrificato" al tavolo delle trattative politiche: il movimento Cinquestelle indica una serie di presidenti nelle quotate (da Enel a Eni a Snam) nonché una posizione più operativa: la scelta cade proprio sulla società della rete. Ferraris rimane così "a disposizione" del Tesoro per il successivo giro di nomine: rimane nell'ambito delle infrastrutture (del resto anche le Poste, con tutta la sua rete e sportelli, in qualche modo lo sono) e arriva la nomina nelle Ferrovie.
Non avrà un compito facile: il rilancio della rete locale è una priorità per il traffico pendolare e in termini di sicurezza, mentre i nuovi cantieri dell'Alta Velocità potrebbero essere un volano per la ripresa economica. Ferarris dovrà trovare un punto di caduta tra le due esigenze.