Roma. A livello globale, la crescita delle rinnovabili è proseguita inarrestabile anche nell'anno della pandemia. E lo stesso è avvenuto in Europa, dove per la prima volta sono stati superati i 650 gigawatt di potenza installata. Un record reso possibile da quanto avvenuto nell'ultimo decennio, con il fotovoltaico e l'eolico che hanno superato la quota di 160 e 200 gigawatt.
In tutto questo si distingue in negativo l'Italia. Confermando la frenata che ha avuto inizio a partire dal 2018, le nuove installazioni sono ulteriormente scese nel 2020: complessivamente, sono state il 34,5% in meno causate soprattutto dal crollo dell'eolico che ha visto un ulteriore calo del 79%. Sono dati che si possono leggere nel settimo rapporto dell'Energy&Strategy Group della School of management del Politecnico di Milano.
Un ritardo dovuto alla diffidenza degli operatori a nuove installazioni: non mancano gli investimenti, ma ci si attende maggiore chiarezza nelle procedure e nei tempi con cui vengono rilasciati i permessi. La conferma è arrivata dall'ultima asta indetta dal Gse (Gestore dei servizi energetici) i cui risultati sono stati resi noti il 27 maggio: soltanto il 12% della capacità offerta è stata coperta dalla domanda delle imprese green. In pratica, è andata deserta.
La spiegazione, in quest'ultimo caso è molto semplice: gli operatori attendono di capire l'impatto delle "semplificazioni" che il governo Draghi ha inserito nella documentazione inviata all'Europa per ottenere i fondi del Netx Generation Ue. Nell'attesa, preferiscono aspettare le prossime gare con le nuove regole.
Il problema è che l'Italia si presenta in forte ritardo sugli obiettivi che l'Europa si è data per la riduzione delle emissioni inquinanti, visto che la crescita delle rinnovabili come fonte di energia primaria è un caposaldo della strategia di Bruxelles.
E non è nemmeno detto che i 5,9 miliardi che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) mette a disposizione del comparto delle rinnovabili nell'orizzonte 2021-2026 possono consentire il recupero dell'Italia. Lo sostiene Davide Chiaroni, vicedirettore dell'Energy&Strategy Group il quale ha sottolineato che soltanto raggiungere gli obiettivi posti dal Piano energia e clima 2030 del precedente governo richiederebbero una crescita del 175% di nuove installazioni. A meno che - ha aggiunto nella presentazione dello studio del Politecnico - venga realizzato "un mix integrato e coerente di provvedimenti normativi e di impianti da rinnovabili, nuovi e ammodernati" perchè da questo "dipende il futuro" delle energie verdi nel nostro Paese.
Una richiesta che arriva da più fronti, L'Anev, l'associazione dei produttori eolici, propone di "semplificare l'iter autorizzativo, rivedere le Linee guida nazionali per gli impianti eolici, istituire una cabina di regia presso la presidenza del Consiglio, prevedere dei meccanismi di supporto e sostegno al comparto, di istituire strumenti specifici per lo sviluppo de ppa, i contratti a lungo termine tra aziende e produttori di energia rinnovabile".
Più ottimista sulle ricadute dei fondi europei è Andrea Ghiselli, amministratore delegato di EF Solare: "Lo scenario attuale che si presenta con il Pnrr apre a nuove opportunità per incrementare l'utilizzo delle energie rinnovabili nel sistema elettrico nazionale e per digitalizzare le infrastrutture: ma è necessario riformare e semplificare le procedure autorizzative e lo sviluppo dell'infrastruttura di trasmissione, in modo tale da sbloccare e indirizzare gli investimenti connessi. Oggi più che mai, inoltre, occorre affrontare senza ideologie la valutazione dei costi e dei benefici delle rinnovabili".