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Confindustria vede la ripresa: “Pil in crescita e più occupati”

Per gli imprenditori aumento oltre il 4% nel secondo semestre: “Già creati 130 mila posti di lavoro”. Migliora la fiducia economica degli italiani. Superbonus 110%, critiche di sindaci e albergatori, esclusi dall’intervento: un colpo al turismo
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MILANO - Dopo il grande crollo, la risalita. La Confindustria vede i segnali di ripresa dell'economia italiana abbattuta dal Covid, che nei giorni scorsi sono stati certificati anche dall'Istat che ha prima individuato il ritorno del fatturato delle aziende tricolori a livelli ante-pandemici e poi tracciato un consistente recupero della fiducia da parte di imprese e famiglie. "L’Italia inizia il lungo sentiero stretto di risalita: primi segnali positivi nei servizi, industria solida": così il centro studi di viale dell'Astronomia intitola il rapporto mensile sulla Congiuntura flash.

Il Pil si è messo "sulla buona strada", correlato inevitabilmente in questo maggio ai graduali allentamenti delle restrizioni e a un ritmo "significativo" delle vaccinazioni. Per gli imprenditori "ciò rende possibile nel secondo trimestre (quello che va da aprile a giugno, ndr) un primo, piccolo, aumento del Pil, cui seguirà …

MILANO - Dopo il grande crollo, la risalita. La Confindustria vede i segnali di ripresa dell'economia italiana abbattuta dal Covid, che nei giorni scorsi sono stati certificati anche dall'Istat che ha prima individuato il ritorno del fatturato delle aziende tricolori a livelli ante-pandemici e poi tracciato un consistente recupero della fiducia da parte di imprese e famiglie. "L’Italia inizia il lungo sentiero stretto di risalita: primi segnali positivi nei servizi, industria solida": così il centro studi di viale dell'Astronomia intitola il rapporto mensile sulla Congiuntura flash.

Il Pil si è messo "sulla buona strada", correlato inevitabilmente in questo maggio ai graduali allentamenti delle restrizioni e a un ritmo "significativo" delle vaccinazioni. Per gli imprenditori "ciò rende possibile nel secondo trimestre (quello che va da aprile a giugno, ndr) un primo, piccolo, aumento del Pil, cui seguirà un forte rimbalzo nel terzo e nel quarto pari a oltre il +4%, che si consoliderà grazie all’impatto che verrà dagli investimenti finanziati dal piano europeo" Next generation. Con lo sblocco delle semplificazioni e l'approvazione del quadro di finanziamento da tutti i Paesi membri, per l'Italia c'è la concreta prospettiva di incassare i primi 25 miliardi già a luglio.

Nonostante la stagnazione di marzo, l'industria "è avanti" e nel secondo periodo dell'anno resta la previsione di "una variazione positiva" da parte del Csc: "Le attese di produzione sono in deciso aumento e le scorte in rapido decumulo; ciò indica una domanda oltre le previsioni e un necessario riaccumulo di stock, che sosterrà la produzione". E "qualcosa si muove" anche nei servizi, comparto che ha maggiormente sofferto le misure di contenimento del virus. "L'aumento della domanda nei servizi, previsto accentuarsi poi nel trimestre estivo, è spiegato dalla ripresa dei viaggi e dei consumi fuori casa, oltre che dalle riaperture nei settori legati alla filiera del turismo e della cultura (musei, gallerie d'arte)".

In attesa della ripresa dei licenziamenti, che secondo le ultime stime di Bankitalia si porta dietro un peso potenziale di 577 mila contratti da chiudere - tra quelli fisiologici impediti dal blocco e quelli legati alle ristrutturazioni delle aziende colpite negli affari dalla crisi - si vede "una lenta ripresa del mercato del lavoro in Italia. Tra gennaio e aprile sono state create circa 130mila posizioni di lavoro, al netto delle cessazioni, contro un dato molto negativo (-230mila) negli stessi mesi del 2020 (+260mila nel 2019)".

Tra il buon andamento dei leasing - con auto e beni strumentali a registrare i numeri migliori - e il comparto dei beni immobili che "ha ripreso a crescere", il Csc annota anche "dati positivi per gli investimenti". Il contesto finanziario resta d'altra parte favorevole, con i tassi europei ancora bassi grazie alla presenza sul mercato della Bce che attenua l'effetto di crescita del costo del denaro visto negli Usa, dove d'altra parte la ripresa dell'inflazione e dell'economia in genere sono più avanti. Proprio per questo, il Csc invita a non temere spirali inflazionistiche anche in Italia, dove l'occupazione resta "compressa", perché il paragone con l'America non regge.

Il rapporto è disseminato di altre spie positive: si parla infatti di un "export in salute", ripartito a marzo tornando sui livelli pre-crisi, nell'ambito di "scambi mondiali robusti", con il "risveglio dei servizi" che si vede anche nel resto dell'Europa e la "fiducia alta negli Usa": gli States restano la stella polare per la ripresa mondiale, ancor più dopo l'annuncio del maxi-piano fiscale di Biden per il prossimo anno.

Non mancano elementi di tensione possibile. Oltre ai consumi delle famiglie italiane che rimangono "ancora lontani dai livelli pre-crisi" ma sono comunque "vicini alla svolta" grazie alle riaperture (il Csc stima che ci sia stato un eccesso di risparmio-forzato per i lockdown di 26 miliardi, pronti a trasformarsi in consumi), a livello macro sono i rincari delle materie prime a rappresentare il pericoloso granello di sabbia nel meccanismo della ripresa. "Il prezzo del Brent - annota il rapporto - si mantiene intorno a 68 dollari al barile a maggio, ai livelli pre-Covid, grazie al riequilibrio del mercato ormai raggiunto, con le scorte di greggio scese ai valori di inizio 2020. In aprile, invece, le altre commodity hanno mostrato nuovi forti rincari (grano +3,2%, rame +3,7%, ferro +6,9%). Per il rame, il picco storico del 2011 dista appena il 5,5%".

Il decreto, però, non accontenta tutti. I delusi del Superbonus 110%, l’agevolazione per i lavori di efficientamento energetico e antisismici, sono i Comuni e gli albergatori. Incassata la semplificazione delle procedure e il taglio di 3 mesi al tempo d’avvio dei cantieri, avevano accarezzato l’idea di un allargamento del Supebonus alle strutture ricettive, poi stralciato per il costo eccessivo rilevato dalla Ragioneria. L’Anci parla di un governo «venuto meno all’impegno» preso coi sindaci e con il «settore turistico, messo in ginocchio dal Covid». Federalberghi guarda alla conversione del decreto per tornare sul carro. Al ministero del Turismo, invece, si lavora a un compromesso che, attingendo dal fondo del Pnrr da 1,8 miliardi, permetta di alzare per gli albergatori le detrazioni fiscali già esistenti.

Consensi trasversali sul capitolo subappalti, con l’innalzamento del tetto al 50% fino al 31 ottobre e poi garanzie rafforzate per i lavoratori. «Un compromesso positivo» per Alessandro Genovesi, segretario Fillea Cgil. Che indica i punti sui quali gli edili vogliono dare «battaglia in Parlamento»: l’inserimento della patente a punti per premiare le imprese che investono in sicurezza; l’appalto integrato che resta e consente di affidare l’opera a chi è sia progettista sia esecutore; l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti. Tra i costruttori, il presidente Ance, Gabriele Buia, apprezza «la volontà del governo di voltar pagina», ma chiede «maggior coraggio sulla rigenerazione urbana: era atteso l’intervento che consente la demolizione e ricostruzione degli edifici nei centri storici, alla fine è saltato. È un aspetto da affrontare»