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Dl Semplificazioni: per gli appalti del Pnrr quota del 30% riservata a donne e giovani

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando (ansa)

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Punteggio più alto anche per le aziende che non ha mai avuto accuse di discriminazione, promuovono politiche di parità di genere e di conciliazione tra vita personale e lavoro. Un primo passo verso la "certificazione di genere" istituita dal Pnrr. Ma la stessa norma autorizza però le stazioni appaltanti a "stabilire una quota inferiore"
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ROMA - Finora erano state "quote rosa". Ma nei mesi peggiori della pandemia le donne si sono ritrovate ad essere le più svantaggiate a fianco dei giovani, e dei precari.Tra l'altro spesso le condizioni di donna, giovane e precaria coincidono. E così il Dl Semplificazioni istituisce una unica quota di giovani fino ai 36 anni e donne (quota "rosa-verde"?) alla quale riserva il 30% delle assunzioni nelle aziende che ottengono i contratti pubblici legati alla realizzazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e del Pnc (Piano nazionale complementare). Non solo: viene assegnato anche un punteggio aggiuntivo a tutte le aziende che nei tre anni che precedono il termine di presentazione delle offerte non sono state accusate di discriminazioni di genere, che utilizzano strumenti di conciliazione vita-lavoro e che s'impegnano ad andare anche oltre la quota stabilita per legge di dipendenti giovani e donne. "Nel Dl Semplificazioni le d…

ROMA - Finora erano state "quote rosa". Ma nei mesi peggiori della pandemia le donne si sono ritrovate ad essere le più svantaggiate a fianco dei giovani, e dei precari.Tra l'altro spesso le condizioni di donna, giovane e precaria coincidono. E così il Dl Semplificazioni istituisce una unica quota di giovani fino ai 36 anni e donne (quota "rosa-verde"?) alla quale riserva il 30% delle assunzioni nelle aziende che ottengono i contratti pubblici legati alla realizzazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e del Pnc (Piano nazionale complementare). Non solo: viene assegnato anche un punteggio aggiuntivo a tutte le aziende che nei tre anni che precedono il termine di presentazione delle offerte non sono state accusate di discriminazioni di genere, che utilizzano strumenti di conciliazione vita-lavoro e che s'impegnano ad andare anche oltre la quota stabilita per legge di dipendenti giovani e donne. "Nel Dl Semplificazioni le donne e i giovani diventano concretamente priorità del Paese, come voluto dal  Pd. - twitta la sottosegretaria al Mise Anna Ascani (Pd)  - E lo sviluppo e la ripresa della nostra economia corrono di pari passo con tutela dei diritti e legalità. Un importante passo avanti nel percorso che dobbiamo fare".

L'articolo 48 del Dl Semplificazioni anticipa le linee della "certificazione di genere" che è prevista in via sperimentale dal Pnrr, con un finanziamento di 10 milioni, un progetto pilota che dovrebbe aprire la strada a questo nuovo tipo di attestazioni che a questo punto eviterebbero agli enti pubblici di fare di volta in volta una valutazione delle condizioni per assegnare il maggiore punteggio previsto nelle gare pubbliche. E descrive con molta attenzione i requisiti delle aziende che possono aspirare a un maggiore punteggio: devono aver adottato "modalità innovative di organizzazione del lavoro" proprio per favorire la parità di genere, stabilisce che si valutino il rapporto tra uomini e donne nelle assunzioni, i livelli retributivi, il conferimento di incarichi apicali. Però poi al sesto comma lo stesso art.48 offre una scappatoia abbastanza facile alle aziende rispetto all'unico requisito obbligatorio, e cioè la quota del 30% di dipendenti giovani e donne: le stazioni appaltanti (cioè gli enti che pubblicano il bando di gara) possono "escludere l'inserimento nei bandi di gara, negli avvisi e negli inviti delle previsioni di cui al comma 4, o stabilire una quota inferiore, dandone adeguata e specifica motivazione".

Una scappatoia che fa dire a Susanna Camusso, responsabile delle Politiche di genere della Cgil e tra i coordinatori della campagna "Half of it - Donne per la salvezza", che potrebbe essere una norma di dubbia efficacia: "E' una buona idea, ma per come è stata tradotta è difficile dire che si tratti veramente di gender procurement. - osserva - Non ho obiezioni sulla quota mista, dal momento che giovani e donne sono le principali vittime di questa crisi. Però così come è costruita la norma non impedisce l'assunzione esclusiva di giovani uomini, discriminando ulteriormente le giovani donne, che in questi settori sono già molto discriminate: a differenza di quello che si dice esistono le donne ingegnere, o architetto, ma non vengono assunte. Serviva una norma che avesse il senso di una forzatura, ma io qui non la vedo anche perché il comma 6 rende questa quota del 30% non obbligatoria".

Scettico anche Flavio Proietti, consulente dell'innovazione, attivista di "Officine Italia", una delle associazioni del movimento "Unononbasta", sceso in piazza per chiedere al governo di investire nel Recovery Plan ben più dell'un per cento delle risorse per i giovani: "Sono norme che in linea di principio sono sensate e giuste, però non so se quella che serviva era una soluzione di questo tipo, con l'accetta. E non credo che per risolvere la questione dell'occupazione giovanile basti destinare ai giovani le briciole degli appalti pubblici. Sarebbe servito un piano organico, altrimenti si rischia quello che è successo con Garanzia Giovani, e che cioè le aziende lì per lì assumano donne e giovani per avere gli appalti, ma poi se ne liberino quando non servono più. Siamo scesi in piazza per mesi per chiedere al governo un nuovo approccio sui giovani: adesso la nostra campagna si è chiusa".

Nel 2020, stima il Censis, hanno perso il lavoro 185 mila giovani tra i 18 e i 29 anni, con un calo percentuale del 6,4 per cento, triplo rispetto al 2 per cento generale. I giovani Neet (che non studiano né cercano lavoro) sono arrivati a 3 milioni. Ma anche l'occupazione femminile ha sofferto molto: gli ultimi dati sull'occupazione pubblicati dall'Istat mostrano a marzo un calo dell'occupazione femminile su base annua del 3,9 per cento, contro il meno 1,4 per cento subito dagli uomini. I numeri assoluti sono 377 mila contro 188 mila.

"Io preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno - dice Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario e prima firmataria della legge sulle quote rosa - anche perché noi stiamo vivendo un momento di gloria per quanto riguarda le pari opportunità, finalmente è entrata nell’agenda del governo, e quindi ogni cosa che si fa in quella direzione per me è la benvenuta. Certo, è sempre un problema adoperare la parola quote, ma i giovani e le donne sono le due categorie più sofferenti in questo momento, e se il governo per una volta tutela i giovani e le donne io la vedo come una scelta molto positiva".

La legge sulle quote rosa, entrata in vigore nel 2011, ha permesso a molte donne di farsi avanti nelle aziende, contribuendo a rompere il "soffitto di cristallo": "Nelle nuove nomine di dirigenti del nostro settore - sottolinea Mario Mantovani, presidente di Manageritalia - circa il 33-34% delle nuove assunzioni è di donne. E' chiaro che il numero assoluto è difficile da muovere perché le generazioni precedenti avevano una percentuale molto bassa di donne manager, per cambiare quel numero serviranno anni".