✕

Abbonamenti digitali, boom in lockdown: per gli italiani spesa da 37 euro al mese

(reuters)
La ricerca di N26: un giovane su tre arriva a quattro sottoscrizioni. Anche le banche guardano ai modelli di consumo che si sono imposti nel campo dell'intrattenimento e della musica
2 minuti di lettura

MILANO - Santi, poeti, navigatori e pure pluri-abbonati. Anche gli italiani abbracciano la moda di consumo digitale ricorrente che dilagava già prima della pandemia e, grazie al boom di internet maturato con i lockdown, ha trovato una nuova spinta.

Un fenomeno europeo, quello indagato dalla banca N26 con una ricerca puntata sui servizi on demand, che coinvolge anche i nostri concittadini: dall'analisi di mille risposte emerge che oltre un terzo degli italiani (34%) si ritrova con più abbonamenti rispetto al periodo pre-Covid, percentuale che sfiora la metà (43%) se si parla di 25-34enni. La spesa media per gli abbonamenti online è di poco sopra i 37 euro al mese (39 euro in Europa), leggermente più alta tra gli uomini rispetto alle donne. E una buona fetta della popolazione (42%) detiene tra due e tre abbonamenti, per arrivare a un terzo dei giovani che ne ha quattro e oltre.

Costretti in casa dalle chiusure, gli italiani hanno fatto scorta non…

MILANO - Santi, poeti, navigatori e pure pluri-abbonati. Anche gli italiani abbracciano la moda di consumo digitale ricorrente che dilagava già prima della pandemia e, grazie al boom di internet maturato con i lockdown, ha trovato una nuova spinta.

Un fenomeno europeo, quello indagato dalla banca N26 con una ricerca puntata sui servizi on demand, che coinvolge anche i nostri concittadini: dall'analisi di mille risposte emerge che oltre un terzo degli italiani (34%) si ritrova con più abbonamenti rispetto al periodo pre-Covid, percentuale che sfiora la metà (43%) se si parla di 25-34enni. La spesa media per gli abbonamenti online è di poco sopra i 37 euro al mese (39 euro in Europa), leggermente più alta tra gli uomini rispetto alle donne. E una buona fetta della popolazione (42%) detiene tra due e tre abbonamenti, per arrivare a un terzo dei giovani che ne ha quattro e oltre.

Costretti in casa dalle chiusure, gli italiani hanno fatto scorta non solo di lievito di birra e pomodoro in scatola, ma anche di televisori. Solo pochi giorni fa Gfk certificava che tra aprile 2020 e marzo 2021 sono stati venduti quasi 5 milioni di apparecchi, 739 mila in più di un anno normale: si tratta in larga parte di tv "smart", che assicurano l'accesso alla rete e quindi alle più note piattaforme dello streaming. E d'altra parte non sono stati mesi normali, quelli pandemici, per i colossi come Netlix o Disney+ che si sono sfidati a colpi di conti da capogiro: la prima ha aggiunto quasi 16 milioni di sottoscrizioni nel 2020 (il totale viaggia verso 210 milioni), salvo poi frenare con l'allentamento delle restrizioni. La seconda ha infranto quota 100 milioni di abbonati molto prima del previsto: l'obiettivo originale era arrivare a 60-90 milioni, ma solo nel 2024.

Non stupisce che anche nei dati di N26 sia l'intrattenimento digitale (52% dei consumatori) a farla da padrone tra i canali preferiti, seguito dalla musica (28%). Tra la popolazione femminile spiccano le preferenze legate a moda, cosmetica e shopping, mentre nel target maschile emerge il fenomeno del gaming. Altro beneficiario della residenza forzata: Cross Border Growth Capital, consulente per le startup, ha calcolato ricavi record per l'industria globale dei videogiochi a 175 miliardi di dollari nel 2020, trainati proprio dalla crescita degli abbonamenti. Il modello "freemium" ha portato il 53% dei Millennial e della Gen Z negli Usa (dai trentenni in giù) ad abbonarsi a videogiochi, superando addirittura i servizi di PayTv. Anche la spesa media risente di questa tendenza giovanile del fenomeno: i dati europei dicono che si va dai 48 euro al mese per i 18-24enni ai 20euro al mese per gli over 65, che pure nel 9% dei casi hanno detto di aver aumentato la loro fruizione on demand.

C'è "chiaramente un gap generazionale quando si parla di servizi on demand. Non è sorprendente se si considera che i nativi digitali sono cresciuti con questo modello e sono più sicuri nell'applicarlo ai diversi aspetti della vita quotidiana. Man mano che questa generazione maturerà, è probabile che assisteremo a una crescente domanda di servizi in abbonamento in generale", commenta Andrea Isola, general manager di N26 per l’Italia il Sudest Europa. Con l'occhio del banchiere fintech è pronto a cogliere l'occasione anche tra le mura della finanza: "Mi aspetto di vedere una forte crescita in settori come la salute e i servizi finanziari". La sfida per le banche è "guardare a come i servizi in abbonamento hanno rivoluzionato altri settori, trarre ispirazione dalle storie di successo e seguirne l'esempio".