Giovani agricoltori cercasi: Ismea lancia le nuove aste per la terra. Sul piatto 16mila ettari, valgono almeno 255 milioni
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - Sedicimila ettari di terreno, un potenziale di 624 aziende agricole interessate e un valore complessivo atteso di almeno 255 milioni di euro. Ecco i grandi numeri della quarta edizione della Banca nazionale delle terre agricole, lo strumento dell'Ismea per rimettere in circolo gli appezzamenti che rinvengono dalle sue operazioni fondiarie, in modo che trovino nuovi proprietari in grado farli letteralmente fiorire e incassare risorse fresche da reinvestire nell'agricoltura.
Da oggi e fino al 7 settembre gli interessati ad intraprendere l'attività agricola, oppure gli imprenditori già attivi che vogliono crescere e sperimentarsi in nuove colture, potranno candidarsi per rilevare i lotti in vetrina: sul sito si possono navigare i terreni a disposizione, con informazioni sulle specializzazioni colturali e altri dettagli. Terreni che si trovano in larga parte nel Mezzogiorno, tanto che le sole Sicilia, Basilicata e Puglia coprono più della met&agr…
MILANO - Sedicimila ettari di terreno, un potenziale di 624 aziende agricole interessate e un valore complessivo atteso di almeno 255 milioni di euro. Ecco i grandi numeri della quarta edizione della Banca nazionale delle terre agricole, lo strumento dell'Ismea per rimettere in circolo gli appezzamenti che rinvengono dalle sue operazioni fondiarie, in modo che trovino nuovi proprietari in grado farli letteralmente fiorire e incassare risorse fresche da reinvestire nell'agricoltura.
Da oggi e fino al 7 settembre gli interessati ad intraprendere l'attività agricola, oppure gli imprenditori già attivi che vogliono crescere e sperimentarsi in nuove colture, potranno candidarsi per rilevare i lotti in vetrina: sul sito si possono navigare i terreni a disposizione, con informazioni sulle specializzazioni colturali e altri dettagli. Terreni che si trovano in larga parte nel Mezzogiorno, tanto che le sole Sicilia, Basilicata e Puglia coprono più della metà delle superfici disponibili. Matera, Catania, Siracusa, Caltanissetta: queste le zone in maggiore evidenza sulla mappa dedicata. A seguire il Centro Italia, in particolare con la Toscana, che ha una quota del 17% e il restante 9% distribuito tra Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria.
La Banca, ricorda la direttrice generale di Ismea, Maria Chiara Zaganelli, "è nata nel 2016 per avere un inventario completo dei terreni a vocazione agricola". I terreni custoditi nella Banca provengono dall'attività fondiaria della stessa Ismea: l'Istituto, nella sua normale operatività, assegna agli imprenditori agricoli i terreni; questi si impegnano a restituire il prezzo di assegnazione ratealmente, con i flussi di cassa che arrivano dalla loro attività. Un po' come accade nei leasing immobiliari, possono accadere situazioni di sofferenza. "In caso di inadempimenti, cerchiamo in primo luogo di aiutare gli imprenditori a rientrare. Quando ciò diventa impossibile, è necessario risolvere i contratti e allora i terreni tornano nella disponibilità di Ismea". Ed è lì che scatta la Banca, che in aggiunta raccoglie anche terreni di altri enti (come le Regioni) o di privati, che li cataloga in una vetrina online di facile consultazione per poi passare all'alienazione. Con il ricavato, per legge Ismea deve avviare altri progetti di sostegno all'agricoltura. "Un circolo virtuoso: le terre tornano al ciclo produttivo, l'Istituto realizza risorse finanziarie per ridestinarle alle operazioni fondiarie e altri interventi", dice Zaganelli. Che precisa come, in questa edizione, non siano stati messi in vendita terreni rinvenienti da difficoltà successive al 31 dicembre 2019, proprio per salvaguardare chi si è trovato a fronteggiare gli effetti della pandemia.
L'interesse degli italiani per i campi è dimostrato dai numeri in crescita delle diverse edizioni che si sono succedute, anche in piena emergenza sanitaria: "Nel 2017 abbiamo aggiudicato 51 terreni per 24 milioni di euro, l'anno successivo siamo saliti a 78 per 27 milioni di valore - spiega ancora la direttrice - L'anno scorso, nonostante l'emergenza Covid fosse già scoppiata, siamo arrivati a 84 terreni per oltre 32 milioni di euro". In questa nuova edizione i numeri, e le attese, sono ancora più elevati: si va dagli 89 terreni oltre i 50 ettari di estensione, ai 299 che stanno tra 10 e 50 ettari fino agli ultimi 236 lotti che hanno estensione inferiore ai 10 ettari. Una superficie media di 26 ettari, dunque, assai superiore alla media delle aziende nostrane che dispongono di 8,4 ettari. Un potenziale problema per chi vuole iniziare? "Si tratta di medie che vanno contestualizzate: ci sono appezzamenti di pochi ettari in alcuni territori che hanno un valore assai più importante di terreni seminativi di dimensioni maggiori, ma posti altrove. Con la Banca indichiamo proprio la collocazione e l'indirizzo colturale per dare la massima disponibilità di informazioni agli interessati".
E tra gli interessati si stanno affermando, nel tempo, i giovani. A loro (under 41) Ismea riserva la possibilità di pagare fino al 100% del valore a base d'asta con rate semestrali o annuali, per 30 anni al massimo. D'altra parte la terra è il bene primario da cui partire, tanto che si calcola che pesi in media per il 60% dell'attivo aziendale nell'agricoltura. E l'agricoltura italiana ha bisogno di giovani: "Nonostante gli ultimi 4-5 anni", annota l'Istituto, "abbiano visto crescere di molto il numero di aziende a conduzione giovanile, in uno scenario di generale contrazione del numero di imprese del settore, il tasso di ricambio generazionale è ancora piuttosto basso. Mentre in Europa ogni 100 capi azienda anziani, cioè con 65 anni e più, ci sono 32 giovani, in Italia ce ne sono solo 19". E il rischio che le aziende vadano a morire è elevato: Ismea calcola oltre 300 mila le aziende agricole con un capo azienda con più di 65 anni, quindi in età pensionabile, senza aspettative di successione familiare.
"Molti giovani decidono di investire il loro futuro in agricoltura", dice sul punto Zaganelli. "Molti provengono già da famiglie impegnate nella produzione primaria, altri si avvicinano per una nuova sfida d'investimento nell’agricoltura. Ci sono quelli che hanno già le idee chiare e vogliono puntare tutto sul biologico, altri che hanno startup di successo in altri settori ma sono affascinati dall'idea di diversificare". Per la direttrice, un futuro con campi spopolati non è un'opzione: "L’agricoltura ha dimostrato tutte le sue doti di resilienza e centralità, in piena pandemia. Se dopo questo periodo tremendo non l'abbiamo imparato, significa che neppure una crisi epidemiologica può farci cambiare. Ma siamo certi che la centralità dell'agroalimentare sia ormai nota a tutti: non si è mai fermato, ha garantito approvvigionamenti e qualità del cibo". Guardando in prospettiva, dunque, "grazie alle risorse del Pnrr, e alla politica agricola comune che continuerà a sostenere il comparto, ci aspettiamo che il settore cresca ancora, con la chiave di volta della sostenibilità".