Dall'era Covid a quella dei "Robot sapiens": ecco quali saranno le professioni del futuro
di Barbara ArdùROMA - Siamo in epoca Covid 19. Ma stiamo entrando nell'era "Robot sapients", come recita il titolo di uno studio di Bank of America, la cui tesi è che le nuove tecnologie aggiungeranno lavoro, piuttosto che sottrarlo. I prossimi anni saranno di grandi trasformazioni nel mercato del lavoro, nasceranno nuove figure professionali e i robot entreranno nelle fabbriche e nei magazzini a una velocità doppia rispetto a oggi.
Certo molte occupazioni spariranno o si trasformeranno, ma il saldo sarò positivo per il lavoro. La previsione? Da qui al 2025 (e già quasi ci siamo) l'automazione aggiungerà 12 milioni di nuovi posti di lavoro netti, con i robot che ne elimineranno 85 milion…
ROMA - Siamo in epoca Covid 19. Ma stiamo entrando nell'era "Robot sapients", come recita il titolo di uno studio di Bank of America, la cui tesi è che le nuove tecnologie aggiungeranno lavoro, piuttosto che sottrarlo. I prossimi anni saranno di grandi trasformazioni nel mercato del lavoro, nasceranno nuove figure professionali e i robot entreranno nelle fabbriche e nei magazzini a una velocità doppia rispetto a oggi.
Certo molte occupazioni spariranno o si trasformeranno, ma il saldo sarò positivo per il lavoro. La previsione? Da qui al 2025 (e già quasi ci siamo) l'automazione aggiungerà 12 milioni di nuovi posti di lavoro netti, con i robot che ne elimineranno 85 milioni. Alla fine si creeranno 97 milioni di nuovi posti. Alcuni inimmaginabili oggi. Qualche esempio? Guide turistiche spaziali, creatori di Avatar 3D, chirurghi di nanotecnologie, scienziati di carne finta. Occupazioni più adatte alla generazione dei nipoti piuttosto che a quella dei figli, che invece nel cambiamento c'è immersa, con i suoi pro e i suoi contro. Quel che è certo è che il "il futuro del lavoro non sarà a somma zero tra umanità e tecnologia". Anzi la scienza e la tecnologia che ne è parte, creeranno tali e tanti nuovi lavori dove robot e uomini si "fonderanno", in alcuni casi, insieme. Una valutazione che non è solo di Bank of America. Studi e analisi ne sono stati fatti tanti, che pendono più da una parte o più dall'altra.
E' il primo report della banca su questo tema. Analizza trend e indicatori che aiutano a prevedere il futuro del lavoro. Ne merge un numero con parecchi zero: 14 mila miliardi di dollari. E' la cifra che verrà generata dalle opportunità di lavoro nell'era "Robot Sapiens". La cattiva notizia è che ben 100 milioni di lavoratori dovranno cambiare occupazione nei prossimi anni. E i primi effetti già si vedono. Va da sé, dunque, che la riqualificazione dei lavoratori sarà l'arma del futuro. Una faccenda su cui l'Italia dovrebbe mettere il turbo.
Se le previsioni sono azzeccate, la disoccupazione crollerà, i navigator andranno a spasso e il reddito di cittadinanza sarà forse per pochi, sempre che i salari salgano. Ma siamo negli Usa non in Italia, dove c'è molto da fare e il dibattito per ora è sul blocco dei licenziamenti. L'ottimismo di Bank of Amarica si basa su alcuni punti: il 65% dei bambini che iniziano la scuola oggi lavorerà in lavori che per ora non sono stati inventati. E ancora i "nuovi" posti di lavoro saranno generati da settori ben posizionati come l'assistenza sanitaria, le energie rinnovabili, la nuova mobilità o persino le tecnologie basate sull'intelligenza artificiale. E se tecnologia, industria e tecnologia medica sono alcuni dei principali beneficiari, opportunità arriveranno nell'istruzione e nel miglioramento delle competenze-riqualificazione dei lavoratori da parte delle aziende. Ciò su cui l'Italia dovrebbe puntare per dar lavoro a chi lo perderà.
Esseri umani e macchine potrebbero impiegare la stessa quantità di tempo per completare le attività lavorative entro il 2025. Un altro trend in atto indica la strada: i robot installati globalmente raddoppieranno a 5 milioni di unità rispetto ai livelli del 2019. È importante sottolineare che la collaborazione tra esseri umani e robot industriali ("cobot") è una delle aree in più rapida crescita, secondo il report di Bank of America. Poi c'è la gig economy che sta creando nuove opportunità di lavoro, sebbene ci sia ancora troppa confusione sulla sua definizione legale. Una gig economy che deve cambiare, appropriarsi dei diritti dei lavoratori, cosa che fino ad oggi non è ancora accaduta. Un "difetto" che ha dato origine a controversie legali in giro per il mondo. Da lavoretto quello della gig economy deve diventare lavoro, con la L maiuscola, ribadiscono a Bank of America. Ci sarà poi un boom di colletti rosa e verdi. I Pink collar, faranno lavori basati sull'empatia nell'assistenza sociale (dai medici, agli psicologi, fino agli infermieri), nell'istruzione (insegnanti, assistenza all'infanzia), nella green economy e in quelli che Bank of America chiama i New Collar i "padroni" della tecnologia, della cyber sicurezza, del coding.
L'economia verde probabilmente fornirà le due occupazioni in più rapida crescita negli Stati Uniti guidate dalla rivoluzione dell'energia pulita. Tuttavia, le professioni legate alla salute e al benessere (ad esempio, la salute mentale) rappresenteranno complessivamente 13 dei 30 posti di lavoro in più rapida crescita negli anni 2020. I figli della generazione C (i nipoti) potrebbero essere responsabili della privacy dei dati, chirurghi di nanomedicina, scienziati della carne di laboratorio, strateghi blockchain, guide turistiche spaziali, biohacker freelance, designer di avatar AI, chef di stampanti 3D di cibo, pianificatori del tempo libero, programmatori di algoritmi etici e specialisti di simulazione cerebrale per citare i lavori più futuristici. L'era del Robot sapiens è appena iniziata. Ma per ora, almeno in Italia, il dibattito è sui prossimi licenziamenti, 600mila secondo Bankitalia, quando il blocco cadrà.