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Si chiude l'epoca Benetton nelle autostrade: un affare da 5 miliardi. In cassa ad Atlantia un tesoretto per il futuro

(ansa)
Il cda della holding ha dato il via libera alla cessione dell'88% di Aspi a Cdp, in cordata con i fondi Blackstone e Macquarie.
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MILANO - Era il marzo del 2000 quando il 30% di Autostrade per l'Italia passò dal controllo dell'Iri alla cordata guidata dai Benetton. Ed era il 14 agosto del 2018, quando il Ponte Morandi crollò sotto le ruote di 43 vittime di quella tragedia. L'inizio e l'inizio della fine di una privatizzazione che è giunta a uno snodo decisivo per il suo compimento: l'approvazione, da parte del cda della holding Atlantia - che controlla l'88% di Autostrade per l'Italia (Aspi) e a sua volta fa capo per il 30% alla famiglia veneta -, della vendita di Aspi alla cordata composta dalla Cdp, in maggioranza, con i fondi Blackstone e Macquarie. Un processo che si concluderà con il cosiddetto closing soltanto nel primo trimestre del 2022, ma che di fatto sancisce già la fine della privatizzazione e il ritorno dello Stato.

MILANO - Era il marzo del 2000 quando il 30% di Autostrade per l'Italia passò dal controllo dell'Iri alla cordata guidata dai Benetton. Ed era il 14 agosto del 2018, quando il Ponte Morandi crollò sotto le ruote di 43 vittime di quella tragedia. L'inizio e l'inizio della fine di una privatizzazione che è giunta a uno snodo decisivo per il suo compimento: l'approvazione, da parte del cda della holding Atlantia - che controlla l'88% di Autostrade per l'Italia (Aspi) e a sua volta fa capo per il 30% alla famiglia veneta -, della vendita di Aspi alla cordata composta dalla Cdp, in maggioranza, con i fondi Blackstone e Macquarie. Un processo che si concluderà con il cosiddetto closing soltanto nel primo trimestre del 2022, ma che di fatto sancisce già la fine della privatizzazione e il ritorno dello Stato.

Nella cassa di Atlantia oltre 5 miliardi per il futuro

Cosa resta, di questa ventennale esperienza, al pubblico e agli ormai prossimi ex-soci delle Autostrade? Quando, il 31 maggio, l'assemblea di Atlantia ha approvato a larghissima maggioranza la vendita a Cdp e ai fondi in cordata con la controllata pubblica, gli analisti della sim milanese Equita hanno stimato che la holding "avrà oltre 5 miliardi di cassa, aumentando la flessibilità strategica".

Il conto è frutto di questo ragionamento. La vendita a Cdp e fondi - sulla base di una valorizzazione di 9,1 miliardi (9,3 miliardi, considerando un aggiustamento per i flussi di cassa previsti fino al closing del primo trimestre 2022) - rappresenta un assegno di circa 8 miliardi per la holding. La quota per Edizione, la cassaforte di Ponzano Veneto che riunisce i quattro rami della famiglia Benetton, vale 2,4 miliardi.

Ma i soldi della vendita sono destinati a rimanere in Atlantia. In parte per abbattere i 4,5 miliardi di debiti della società (mentre il debito di Aspi, 9 miliardi al 31 marzo 2021, resterà "attaccato" alle nuove Autostrade targate Cdp). La parte restante rimarrebbe appunto come gruzzolo per alimentare la nuova strategia della holding, in aggiunta al miliardo di liquidità già disponibile: per un totale, appunto, di circa 5 miliardi di munizioni. Dote che, considerando anche le quote detenute in attività liquide (il tunnel sotto la Manica o il costruttore tedesco Hoctief), può considerarsi di oltre sette miliardi.

Nei grafici di S&P si vedono i dividendi incassati da Atlantia dalle maggiori controllate (a sinistra) e il margine operativo lordo generato dalle stesse (a destra) 

Resta la separazione da un asset decisamente centrale nella mappa di Atlantia: in una recente analisi dell'agenzia di rating S&P si notava come Aspi sia stata la maggior fonte di flussi di cassa per la holding e, fino all'agosto del 2018, una delle più importanti anche per quel che riguarda la provenienza dei dividendi.

Secondo gli specialisti di Equita, a questo punto la cassaforte Atlantia "si concentrerà sulla asset rotation", ovvero sul riposizionamento delle attività in portafoglio "e il sostegno ad Abertis", la società infrastrutturale spagnola. Per gli azionisti della holding si prospetta una crescita della remunerazione: la stima è che il dividendo per azione del 2021 si possa collocare a 50 centesimi e che salirà a 75 nel 2022, "ma non escludiamo dividendi più generosi".

Un bilancio positivo per 5 miliardi

Se questo è quel che rimane in Atlantia, per trarre un bilancio del ventennio abbondante di privatizzazione viene in aiuto un'analisi che Il Sole 24 Ore ha realizzato sui dati societari dell'area studi Mediobanca. E secondo la quale, tra dividendi incassati e quota di realizzo con la vendita alla Cdp, la campagna nelle Autostrade dei Benetton si chiude in positivo per circa 5 miliardi.

Vista dalla parte dello Stato, l'uscita e il ritorno sulle Autostrade avviene a condizioni simili: i 6,8 miliardi incassati al tempo della privatizzazione sono, aggiornandoli ai valori odierni, in linea con i 9,1 miliardi di valutazione per la recompra. In pancia a Cdp arriva una società che ha visto aumentare i margini sensibilmente (dal 32% del 1999 al record del 53% nel 2017), ma è aumentato anche il debito. Il controllo della concessionaria da parte dei Benetton è infatti arrivato per passaggi successivi che hanno portato a scaricare l'indebitamento su Aspi: al 31 marzo 2021 a 9 miliardi. Un dato che, ricorda la società, si deve anche agli investimenti: nell'arco della privatizzazione, fino ai giorni nostri, questi sono ammontati a 15,1 miliardi. Soldi spesi, prevalentemente, in nuove opere: per la sola Variante di valico, 4,5 miliardi.