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Crisi industriali: Acc-Wanbao produce di più, ma il governo non la finanzia. Tensione sociale in Veneto

L'azienda di compressori per frigoriferi è commissariata e occupa 300 lavoratori. Tramontato il progetto di polo nazionale con la ex-Embraco, via alle procedure di dismissione. I sindacati incontrano il governatore Zaia
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ROMA - La 'Repubblica operaia di Mel' è in salute, ma paradossalmente il suo destino sembra segnato. Il commissario straordinario della Acc-Wanbao, l'azienda di compressori per frigoriferi alle soglie dei monti bellunesi, insieme alle organizzazioni sindacali l'ha ribattezzata proprio così: repubblica operaia. Perché a guidarla è, appunto, il commissario Maurizio Castro, ma sono soprattutto i trecento lavoratori e lavoratrici a tenere duro per salvare la 'loro' fabbrica. Nei giorni scorsi Castro ha snocciolato i numeri della produzione: nei primi cinque mesi dell'anno è aumentata del 26,2% sullo stesso periodo del 2020 (+5,7% sul triennio 2018-20); le vendite del 40,6% sempre su base annua (+15,7%); il fatturato +43,4% (+19,7%). Ma per rimanere competitiva sul mercato, la Acc ha bisogno di investimenti che una gestione commissariale per definizione non può effettuare, anche perché la liquidità è…

ROMA - La 'Repubblica operaia di Mel' è in salute, ma paradossalmente il suo destino sembra segnato. Il commissario straordinario della Acc-Wanbao, l'azienda di compressori per frigoriferi alle soglie dei monti bellunesi, insieme alle organizzazioni sindacali l'ha ribattezzata proprio così: repubblica operaia. Perché a guidarla è, appunto, il commissario Maurizio Castro, ma sono soprattutto i trecento lavoratori e lavoratrici a tenere duro per salvare la 'loro' fabbrica. Nei giorni scorsi Castro ha snocciolato i numeri della produzione: nei primi cinque mesi dell'anno è aumentata del 26,2% sullo stesso periodo del 2020 (+5,7% sul triennio 2018-20); le vendite del 40,6% sempre su base annua (+15,7%); il fatturato +43,4% (+19,7%). Ma per rimanere competitiva sul mercato, la Acc ha bisogno di investimenti che una gestione commissariale per definizione non può effettuare, anche perché la liquidità è ormai ben sotto il livello di guardia e, a quanto risulta, da aprile l'impianto si è trovato costretto a rinunciare ad ordini per circa 100mila pezzi (le previsioni per l'intero 2021 erano di 2,4 milioni). Basterebbero 10 milioni di euro per una boccata d'ossigeno, ma tutte le ipotesi di finanziamento studiate in questi mesi sono impantanate e si prefigura, così, una procedura di vendita con sbocchi indefiniti. Una navigazione a vista. L'asta scatterà domani e già entro giugno dovranno arrivare le dichiarazioni di interesse non vincolanti.

Appare ormai tramontato, o comunque sempre più defilato, il progetto di polo nazionale dei compressori che, nelle intenzioni del precedente governo, avrebbe dovuto unire la Acc (passata alla gestione commissariale dopo l'addio del gruppo cinese Wanbao) e la ex-Embraco di Torino (altri 400 lavoratori senza futuro, perchè a Riva di Chieri la fabbrica è ferma da anni) con la società pubblica Invitalia nel ruolo di pivot e la successiva ricerca di partner privati. Il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, una volta subentrato a Stefano Patuanelli, ha da subito messo in secondo piano il progetto Italcomp privilegiando la strada della dismissione di Acc, in linea con la sua tesi (ribadita anche nei giorni scorsi) contraria al sostegno statale per aziende che faticano a stare sul mercato.

Considerando che l'Unione europea continua a chiedere informazioni senza  autorizzare il ricorso al fondo della Legge Prodi, nei mesi scorsi era emersa la possibilità di accedere al fondo di sostegno alle grandi imprese in crisi previsto dal Decreto sostegni 1 e rifinanziato dal Decreto sostegni 2 (è passato da 200 a 400 milioni di euro). Ma a tutt'oggi Mise e ministero dell'Economia non hanno ancora varato i decreti attuativi e non è dato sapere quando arriveranno. Resta sullo sfondo la soluzione 'ponte' che vedrebbe in campo la Fincantieri: il gruppo pubblico potrebbe assorbire temporaneamente la Acc per rifinanziarla faclitandone così la cessione. Il dossier sarebbe ancora aperto, ma indicazioni concrete tardano a giungere.

Quanto ai possibili acquirenti di Acc, il colosso giapponese Nidec, leader mondiale del settore, ha manifestato il proprio interesse con estemporanee dichiarazioni pubbliche. Uno scenario che a Mel viene visto con preoccupazione: avendo già  la Nidec uno stabilimento a Furstenfeld, in Austria, la multinazionale nipponica potrebbe rilevare l'impianto bellunese solo per portarlo al declino definitivo. Domani i sindacati (Fiom-Cgil e Uilm-Uil, mentre non ci sarà la Fim-Cisl) incontrano il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che continua a professare ottimismo. "La 'Repubblica operaia di Mel' è un incredibile miracolo industriale - dice Stefano Bona della Fiom - da 18 mesi produce senza un centesimo di credito bancario o di altro supporto finanziario. Vuol dire che Acc ha una struttura salda e sana e dunque un futuro vero nel quale una piattaforma europea è essenziale al mercato. Siamo un simbolo etico e politico: se il mercato rispetta Acc e le dà fiducia, è incredibile che il governo non abbia ancora messo a disposizione di Mel i pochi milioni che la legge prevede siano erogati ad un'impresa vigilata dal governo stesso"