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Emergenza sanitaria, perdita del lavoro, nuove pandemie: le paure che rischiano di bloccare la ripresa dei consumi

(fotogramma)
Una nota di Bankitalia mostra come la propensione al risparmio precauzionale sia più alta dove ci sono maggiori incertezze. Ecco perché un messaggio chiaro sulla sanità e sul supporto ai cittadini è fondamentale per invertire la fiducia
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MILANO - La Banca d'Italia certifica che la ripartenza dei consumi, primo motore dell'economia nel suo complesso, si potrà centrare se gli italiani ritroveranno "serenità".

L'emergenza sanitaria, la paura che nel prossimo decennio possa ripresentarsi una pandemia, l'incertezza lavorativa: sono questi i fattori che hanno accentuato il comportamento da "formichine" nel Belpaese. La quota di reddito destinata al risparmio è aumentata tra coloro - che hanno difeso i propri salari - che hanno percepito maggiormente questi rischi, insieme al fatto che le chiusure hanno forzatamente ridotto le possibilità di spesa. E ora, anche se l'epidemia è gradualmente sotto controllo, l'attitudine prudente, votata al risparmio precauzionale, rischia di restare più a lungo per le ferite lasciate dal Covid e quindi può "rallentare" lo smobilizzo dei soldi messi da parte nel 2020, allentanto così …

MILANO - La Banca d'Italia certifica che la ripartenza dei consumi, primo motore dell'economia nel suo complesso, si potrà centrare se gli italiani ritroveranno "serenità".

L'emergenza sanitaria, la paura che nel prossimo decennio possa ripresentarsi una pandemia, l'incertezza lavorativa: sono questi i fattori che hanno accentuato il comportamento da "formichine" nel Belpaese. La quota di reddito destinata al risparmio è aumentata tra coloro - che hanno difeso i propri salari - che hanno percepito maggiormente questi rischi, insieme al fatto che le chiusure hanno forzatamente ridotto le possibilità di spesa. E ora, anche se l'epidemia è gradualmente sotto controllo, l'attitudine prudente, votata al risparmio precauzionale, rischia di restare più a lungo per le ferite lasciate dal Covid e quindi può "rallentare" lo smobilizzo dei soldi messi da parte nel 2020, allentanto così la ripartenza della domanda repressa nei mesi scorsi.

Nella nota a firma di Valerio Ercolani, Elisa Guglielminetti e Concetta Rondinelli, gli economisti di via Nazionale ricordano che - stando all'indagine straordinaria sulle famiglie - tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo scorso era il 39% dei nuclei ad ammettere di avere risparmiato di più durante l'ultimo anno. Un dato ben superiore alle più recenti rilevazioni sovrapponibili (era il 30% la quota del 2016).

Il problema è che gli italiani sembrano entrati in una modalità "prudente" che sarà difficile da scalfire. D'altra parte, già l'Abi traccia ogni mese livelli record di giacenze sui c/c (le riserve veleggiano ormai sui 2 mila miliardi) e la Confindustria ha recentemente individuato in 26 miliardi gli extra-risparmi che dovrebbero diventare consumi per sostenere la ripartenza. Anche perché, come ha annotato proprio oggi la Consob di Savona, di per sé il rendimento delle attività finanziarie delle famiglie sta a zero. Ma la sfiducia e le paure sono i granelli di sabbia che rischiano di far deragliare il meccanismo della ripresa.

Lo studio di Bankitalia ricorda che circa due terzi delle famiglie crede che la crisi dovrebbe andar risolta entro la fine del 2022, per la parte restante durerà almeno fino all'anno dopo. In seconda battuta, in media si assegna il 50% di possibilità che ci sia un'altra pandemia nel prossimo decennio, un numero "elevato". Infine, circa la metà delle famiglie prevede un peggioramento delle condizioni economiche e del mercato del lavoro nei prossimi dodici mesi. A questo si uniscono le preoccupazioni personali: più di un nucleo su quattro dice di aver problemi a far quadrare i conti, altrettanti sostengono che il bilancio familiare peggiorerà dopo la pandemia e una quota simile prevede che il proprio lavoro - o di un membro della famiglia - sia instabile.

Queste incertezze interconnesse non giovano alla ripartenza, perché è certificato che la presenza di queste variabili è correlata al desiderio di risparmiare di più in modo da farsi trovar pronti di fronte agli imprevisti. Ad esempio, le famiglie che prevedono la fine dell'emergenza entro il 2022 ritengono appropriato metter da parte poco più di 8 mila euro, quelle che prevedono un supplemento di Covid sfiorano i 12 mila euro. Gap simile tra chi giudica probabile una nuova pandemia nel giro di un decennio in misura superiore o inferiore al 75% delle possibilità. La forbice più ampia riguarda la sfera lavorativa: chi si percepisce a basso rischio si "accontenta" di metter da parte 6 mila euro, chi ad alto rischio sale a 14 mila.

Posto che a maggiori preoccupazioni si associano più alti risparmi, quel che temono gli studiosi è l'effetto-cicatrici del Covid, che porterebbe i consumatori, che navigano le acque incerte del post-pandemia, ad accentuare la prudenza. E non è un caso, forse, se da esperto conoscitore delle dinamiche economiche descritte da via Nazionale il premier Draghi abbia sempre messo al primo posto dell'azione di governo il funzionamento a pieno regime della macchina vaccinale e abbia chiarito in tutte le sedi che, dal punto di vista delle finanze, non è questo il momento di prendere dai cittadini. "Politiche improntate a ridurre il rischio effettivo e percepito a livello sanitario ed economico sono particolarmente benvenute, nel contesto attuale", dice la nota. "Rendere il sistema sanitario più resiliente alle pandmie, e più in generale rafforzarne la qualità in Italia come negli altri Paesi, non solo salverebbe vite ma bilancerebbe la propensione al risparmio precauzionale da parte delle famiglie, favorendo la ripresa post-crisi". Vista poi l'importanza del capitolo-lavoro, politiche volte a prevenire la discontinuità retributiva e nella storia lavorativa delle persone così come incentivi alle assunzioni permanenti sono altri aspetti apprezzati.