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Concorso Sud, la studentessa di Rete Conoscenza: "Vincolo dei titoli successivi alla laurea è un attacco alla nostra generazione"

Arianna Petrosino, di Rete della Conoscenza 
Arianna Petrosino, attivista del movimento studentesco: "Va chiarita la possibilità di fare le preselezioni sulla base di master ed esperienze professionali nelle selezioni per le alte specializzazioni"
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ROMA - Arianna Petrosino, 24 anni, pugliese, studentessa alla Federico II di Napoli in sociologia digitale e analisi del web, è tra gli attivisti del movimento studentesco Rete della Conoscenza. In questo ruolo negli ultimi mesi ha anche moderato dibattiti sul web sulla riforma dei concorsi pubblici. Con i suoi colleghi, considera una vittoria il fatto che l'art.10 del Dl 44/2021 sia stato modificato nella direzione richiesta dai comitati studenteschi, oltre che da addetti ai lavori e sindacati: il peso dei titoli professionali e dei titoli di studio successivi alla laurea è stato limitato ai soli concorsi in cui si richiede elevata specializzazione. E d'altra parte la vicenda del Concorso Sud, dove la rigorosa selezione iniziale che ha tenuto conto soprattutto dei titoli professionali non ha permesso di ricoprire in prima battuta tutti i 2800 posti in concorso, per cui la Funzione Pubblica ha deciso di riaprire a tutti e 70 mila gli esclusi, dimostra, afferma Ar…

ROMA - Arianna Petrosino, 24 anni, pugliese, studentessa alla Federico II di Napoli in sociologia digitale e analisi del web, è tra gli attivisti del movimento studentesco Rete della Conoscenza. In questo ruolo negli ultimi mesi ha anche moderato dibattiti sul web sulla riforma dei concorsi pubblici. Con i suoi colleghi, considera una vittoria il fatto che l'art.10 del Dl 44/2021 sia stato modificato nella direzione richiesta dai comitati studenteschi, oltre che da addetti ai lavori e sindacati: il peso dei titoli professionali e dei titoli di studio successivi alla laurea è stato limitato ai soli concorsi in cui si richiede elevata specializzazione. E d'altra parte la vicenda del Concorso Sud, dove la rigorosa selezione iniziale che ha tenuto conto soprattutto dei titoli professionali non ha permesso di ricoprire in prima battuta tutti i 2800 posti in concorso, per cui la Funzione Pubblica ha deciso di riaprire a tutti e 70 mila gli esclusi, dimostra, afferma Arianna, che "le nostre obiezioni alla riforma dei concorsi sono reali, non si tratta di un tecnicismo".

Cosa non funziona nella riforma Brunetta dei concorsi?

"E' una questione che rischia di passare per un tecnicismo, e invece è una questione politica. Si tratta di un attacco alla nostra generazione, sulla scia di una retorica che continua a essere presente soprattutto in questo periodo, quando inizia la stagione estiva e si parla dei giovani che non vogliono lavorare e che preferiscono prendere il reddito di cittadinanza, mentre invece non si parla delle condizioni di sfruttamento del lavoro stagionale. Ci sono interessi differenti che puntano all'esclusione dei giovani dal mondo del lavoro. Le barriere messe all'ingresso nelle selezioni dei concorsi pubblici non sono solo anagrafiche, ma in qualche modo di classe, perché la premialità non è solo rispetto all'esperienza pregressa ma anche rispetto ai titoli di master e ai percorsi universitari. La vicenda del Concorso Sud dimostra quanto le questioni poste da noi fossero reali".

Valorizzare i titoli post-laurea però in certe situazioni non significa dare spazio al merito?

"Ci troviamo in un Paese in cui già andare all'Università non è un diritto per tutti, la dispersione è altissima spesso non per scarsa volontà, ma per necessità economica. Pensare di vincolare l'entrata nel pubblico impiego a titoli successivi alla laurea oltre che all'esperienza professionale ci sembra un attacco alla nostra generazione. E non ci sembra giusto contrapporre a noi i precari della Pa, scatenando una guerra tra poveri".

Allora non contestate le norme che puntano ad assorbire i precari?

"Non ci interessa stare al gioco, questo scontro generazionale esiste solo nella testa di chi lo incentiva. Noi abbiamo promosso un dibattito perché ci interessava avviare una riflessione ampia sulla pubblica amministrazione e sulla riforma dei concorsi. Semmai c'è da dire che le assunzioni previste non bastano, l'ultimo anno di pandemia ci ha dimostrato quali sono le conseguenze quando si smette di investire nel pubblico. Inoltre chiediamo che nel momento in cui si assume i contratti debbano essere a tempo indeterminato: se non si parte dalla dignità del lavoro nel pubblico è difficile farlo nel privato. Se si crede nel pubblico e si assumono tutti i dipendenti che servono, andando anche oltre il ricambio strettamente necessario, si dà un futuro ai precari e anche ai tanti laureati che credono nel ruolo del pubblico".

Con la conversione in legge del decreto 44 è stato attenuato il peso dei titoli superiori alla laurea e delle esperienze professionali e quindi non ci dovrebbero essere altri Concorsi Sud.

"Bisogna vedere come verrà attuata la nuova versione dell'art.10, quali saranno questi ruoli di alta specializzazione per i quali invece si prevede la preselezione per titoli, proprio come è avvenuto per il Concorso Sud che è una vicenda piuttosto emblematica".