L'assalto dei partiti al Superfondo: patto nella maggioranza per strappare 700 milioni
di Roberto Petrini , di Roberto PetriniROMA - E' scattato l'assalto al Fondone, il Fondo destinato a finanziare il piano nazionale degli investimenti complementari al Recovery Plan da 30,6 miliardi. I partiti della maggioranza e dell'opposizione, nessuno escluso, sono sul piede di guerra e stanno affilando i denti, ed oggi il decreto all'esame dell'aula del Senato, al momento, è slittato alla prossima settimana.
Sul tavolo ci sono 160 emendamenti, ma il "taglio minimo" delle richieste, contrariamente ai vecchi assalti alla diligenza delle Finanziarie dove si trattava di micro interventi da 100 o 200 mila euro, stavolta parte da 50 milioni. L'obiettivo è prelibato: perché i soldi del Fondono, diversamente dal Recovery, sono immediatamen…
ROMA - E' scattato l'assalto al Fondone, il Fondo destinato a finanziare il piano nazionale degli investimenti complementari al Recovery Plan da 30,6 miliardi. I partiti della maggioranza e dell'opposizione, nessuno escluso, sono sul piede di guerra e stanno affilando i denti, ed oggi il decreto all'esame dell'aula del Senato, al momento, è slittato alla prossima settimana.
Sul tavolo ci sono 160 emendamenti, ma il "taglio minimo" delle richieste, contrariamente ai vecchi assalti alla diligenza delle Finanziarie dove si trattava di micro interventi da 100 o 200 mila euro, stavolta parte da 50 milioni. L'obiettivo è prelibato: perché i soldi del Fondono, diversamente dal Recovery, sono immediatamente disponibili.
Il gruppo più corposo degli emendamenti, che potrebbe essere oggetto di una intesa nella maggioranza, mette nel mirino le risorse, contenute nel Fondone, destinate allo Sviluppo e Coesione: in tutto 700 milioni, per il solo articolo 2 del decreto, per i progetti dei vari partiti.
I grillini, ad esempio, chiedono 135 milioni in tre anni per il potenziamento della didattica a distanza. Circa 70 milioni vengono chiesti dal Pd per la realizzazione delle piattaforme galleggianti off shore per eolico e fotovoltaico nell'Adriatico. Forza Italia vuole 300 milioni per il risanamento urbano nei comuni tra 20 mila e 100 mila abitanti.
La Lega chiede 115 milioni per il miglioramento della qualità dell'aria e per combattere le polveri sottili. Per i collegamenti ferroviari e gli snodi del Sud Leu avanza la richiesta di 25 milioni. I renziani di Italia Viva chiedono 35 milioni per il rinnovo delle flotte navali private adibite all'attraversamento dello Stretto di Messina. Fratelli d'Italia, sebbene all'opposizione, si accoda e chiede 20 milioni per evitare il sopraffollamento carcerario.
Naturalmente si tratta di richieste che, prese una ad una, potrebbero avere un senso anche se spesso confliggono con le scelte già fatte nel Recovery Plan dal governo. Ma il problema vero è che i 30,6 miliardi del Fondone sono finanziati a debito e non con le risorse della Commissione europea e dunque rischiano di aumentare i saldi finali e il deficit.
Non era questo lo scopo del Fondo complementare che era stato ideato dal Tesoro per aumentare la potenza di fuoco del Recovery e per anticipare risorse e interventi in attesa dell'arrivo della prima tranche dei fondi europei. Il Fondo complementare, in particolare, è destinato a finanziare progetti in linea con gli obiettivi del Pnrr, ma che non possono essere finanziati con il Piano stesso perché non c'è sufficiente disponibilità di risorse, ovvero perché tali progetti non rispettano alcuni criteri stabiliti dalla Commissione Ue (tra cui le tempistiche, legate alla complessità attuativa).
In questa chiave il Fondone già contiene progetti importanti, condizionati alle stesse modalità europee imposte dal Recovery, e peraltro ben distribuite tra Nord e Sud, come la linea alta velocità Verona-Padova e quella tra Salerno e Reggio Calabria. Tra gli altri progetti, previsti dal governo, il potenziamento del Superbonus del 110 per cento e il rifinanziamento, in attesa da tempo, degli incentivi per il piano Industria 4.0.