Argentina, il peso non vale più nulla e ai negozi il resto viene dato in caramelle
dal nostro inviato Daniele Mastrogiacomo , dal nostro inviato Daniele MastrogiacomoCapita sempre più spesso in Argentina di vedersi dare il resto in caramelle. Un po' di moneta e un po' di dolcetti. La cosa è diventata talmente un'abitudine che nessuno protesta o ci fa caso. Anzi, con sottile ironia una nota industria di caramelle ha deciso di avvolgere le sue popolari "Mini" con un foglietto su cui c'è scritto: "Ideale per il resto". Una bella trovata di marketing che centra la gravissima situazione in cui langue il grande paese sudamericano ormai rassegnato a convivere sull'orlo del baratro finanziario.
Lo spunto offre al Pais l'occasione per fare un punto sullo stato dell'arte e aggiornare i dati dell'inflazione che è salita di 3,3 punti percentuali a maggio accumulando un 21,5 per cento da gennaio. Il peso è in caduta libera: al cambio ufficiale (quello nero scorre parallelo) vale un centesimo di dollaro, mezzo centesimo di euro. Nulla. Carta straccia, se non ci fos…
Capita sempre più spesso in Argentina di vedersi dare il resto in caramelle. Un po' di moneta e un po' di dolcetti. La cosa è diventata talmente un'abitudine che nessuno protesta o ci fa caso. Anzi, con sottile ironia una nota industria di caramelle ha deciso di avvolgere le sue popolari "Mini" con un foglietto su cui c'è scritto: "Ideale per il resto". Una bella trovata di marketing che centra la gravissima situazione in cui langue il grande paese sudamericano ormai rassegnato a convivere sull'orlo del baratro finanziario.
Lo spunto offre al Pais l'occasione per fare un punto sullo stato dell'arte e aggiornare i dati dell'inflazione che è salita di 3,3 punti percentuali a maggio accumulando un 21,5 per cento da gennaio. Il peso è in caduta libera: al cambio ufficiale (quello nero scorre parallelo) vale un centesimo di dollaro, mezzo centesimo di euro. Nulla. Carta straccia, se non ci fosse il continuo intervento del ministero dell'Economia e della Banca Centrale che stampa moneta da immettere in circolazione.
Anche qui il Covid ha esasperato realtà che si trascinano da decenni e accentuato una politica economica che guarda più alle elezioni generali di novembre che al paese. Pesa la crisi del settore agroalimentare che è sempre stato uno dei motori del dinamismo argentino. Ma l'inflazione, sommata al flusso di moneta che esce dalla tipografia della Zecca, finisce per far aumentare i prezzi al consumo e logorare il potere d'acquisto della popolazione. Stando ai numeri ufficiali il 40 per cento degli argentini è sotto la soglia di povertà. Fatica a magiare una volta al giorno. Solo grazie alle mense popolari e alle parrocchie si sfamano milioni di indigenti. Molti sono bambini.
Il presidente Alberto Fernández e la sua vice Cristina de Kirchner si affannano con soluzioni che sono temporanee. Alzano il tasso di cambio, limitano l'acquisto di dollari, pagano il debito in peso. Evitano la bancarotta, tirano a campare. Sanno che qualsiasi intervento strutturale provocherebbe una rivolta. Non avrebbe alcuna possibilità di passare. Il ticket alla presidenza, del resto, non ha interesse a esasperare gli animi. Guarda al prossimo appuntamento elettorale. Deve affrontare il problema del debito internazionale che ha risolto solo in parte dopo una estenuante trattativa sui tassi con i creditori. Deve, contemporaneamente, tenere sotto controllo la quotazione del peso sulla moneta Usa che ha comunque portato a 341 miliardi il debito delle amministrazioni pubbliche. Un binomio che ha contribuito ad accendere altra inflazione.
Per calmierare i prezzi al consumo il governo stampa biglietti sempre più grandi. Il più diffuso è quello da 1.000 pesos. Al cambio ufficiale vale 6,3 dollari, 5,2 euro. Sembra di vedere le stesse scene del Venezuela: la gente è costretta ad uscire di casa con le buste della spesa piene di contanti. In questo clima il nuovo balzo dell'inflazione del 3,3 per cento è quasi una buona notizia rispetto alle impennate del 4,8 di marzo e 4,1 di aprile. L'ottimismo è obbligatorio in questi terribili mesi, tra freddo invernale e terza ondata della pandemia. Per evitare speculazioni, le autorità hanno rafforzato le ispezioni nei grandi negozi e supermercati: i cosiddetti "cepo", i controlli sul cambio, da soli non bastano più. Ora ci sono le caramelle: sostituiscono il resto troppo voluminoso e addolciscono la realtà.