Bitfarms, il "minatore" di bitcoin canadese che usa solo rinnovabili sbarca al Nasdaq
di Luca Pagni , di Luca PagniRoma - Non è la prima società di questo tipo che si quota in Borsa. Ma è la prima che ha la particolarità di consumare solo energia rinnovabile. Con la riapertura dei mercato dopo il fine settimana, farà il suo esordio sul Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici di Wall Street, la società canadese Bitfarms. Cosa ha di tanto particolare? La sua attività consiste nell'estrarre nuovi bitcoin, in pratica è quella che in gergo tecnico si definisce un "minatore". E per farlo utilizza al 99 per cento energia idroelettrica, potendo così classificare come una azienda (quasi) del tutto green.
E' giusto sottolinearlo perchè non si tratta di un fattore di poco conto. I "miners&qu…
Roma - Non è la prima società di questo tipo che si quota in Borsa. Ma è la prima che ha la particolarità di consumare solo energia rinnovabile. Con la riapertura dei mercato dopo il fine settimana, farà il suo esordio sul Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici di Wall Street, la società canadese Bitfarms. Cosa ha di tanto particolare? La sua attività consiste nell'estrarre nuovi bitcoin, in pratica è quella che in gergo tecnico si definisce un "minatore". E per farlo utilizza al 99 per cento energia idroelettrica, potendo così classificare come una azienda (quasi) del tutto green.
E' giusto sottolinearlo perchè non si tratta di un fattore di poco conto. I "miners" vengono accusati di essere grandi inquinatori: la tecnologia blockchain su cui girano tutte le criptomonete si basa sulla velocità di calcolo dei supercomputer. I quali, notoriamente, consumano grandi quantità di energia: non è difficile da credere, basta guardare le foto delle sedi dei vari "minatori".
Un dato che viene spesso citato rivela come per l'attività globale delle criptomonete consuma energia pari a quella di un paese economicamente avanzata di medie dimensioni, quale potrebbe essere la Svezia. Ecco perché Bitfarm, che ha la sua sede principale a Toronto, ci tiene a far sepere che il suo fornitore di energia si approvvigiona dalle centrali idroelettriche canadesi.
Al momento, tenendo conto delle quotazioni sui mercati non regolamentati la società ha una capitalizzazione che si aggira sui 640 milioni di dollari e negli ultimi mesi ha seguito gli alti e bassi della più diffusa delle criptomonete. Ma non del tutto. A metà del 2019, un azione valeva circa 1 dollaro, ma i valori sono cominciati velocemente a salire con il boom del bitcoin (e delle altre monete virtuali) a partire dal dicembre scorso, fino ad arrivare a una massimo storico di 6 dollari.
Come il bitcoin ha visto ridurre la sua capitalizzazione con la caduta delle criptomonete sotto la pressione della autorità mondiali e la chiusura dei "miners" in Cina da parte del governo di Pechino. Ma, in proporzione, Bitfarms ha perso di meno e ora una azione vale circa 4,4 dollari.
In generale, gli Stati Uniti potrebbero diventare la nuova sede preferita dei miners, dove possono al momento sfruttare una maggiore libertà di azione sia perché negli Usa sta crescendo sempre di più la disponibilità di energia rinnovabile. Per paradosso, uno degli Stati che potrebbe accogliere nuove aperture di miners è il Texas, dove grazie ai grandi impianti solari a soprattutto eolici, la quota di energia verde ha ormai superato il 25 per cento.